Felicità sostenibile: dipende da noi

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Felicità sostenibile: dipende da noi

La crisi climatica corre veloce e le soluzioni dall’alto, nazionali e internazionali, vanno a rilento. Possiamo provare a giocare la partita del cambiamento come singoli? La mia risposta è «dobbiamo» e vi spiego perché.

Siamo sull’orlo del tracollo ambientale, non c’è più tempo. Problemi enormi – clima, biodiversità, inquinamento – che ci sembrano fuori dalla nostra portata. Devono risolverli i “grandi” come gli Stati o le Nazioni Unite pensiamo. Però le soluzioni dall’alto, nazionali e internazionali, vanno a rilento mentre la crisi si ingigantisce velocemente. Inoltre, anche se si adottassero i migliori accordi internazionali e le migliori leggi, non servirebbero a nulla se non mobilitano l’unico protagonista possibile del cambiamento, io e te, la gente comune: cambiamo rotta solo se la somma dei comportamenti individuali si rinnova. Noi siamo la “domanda” la forza propulsiva e inarrestabile dei mercati che salveranno o distruggeranno il nostro futuro a seconda di quello che scegliamo di fare noi.

Ma allora non abbiamo bisogno di essere obbligati dall’alto. Possiamo cominciare a scegliere meglio anche senza le leggi, le CoP e compagnia cantando. Però… però non lo facciamo. Comunque ci sentiamo irrilevanti, solo gocce nell’oceano; e se sono irrilevante perche io – proprio io? – devo sobbarcarmi la scocciatura di vivere in maniera sostenibile? Così restiamo tutti inerti.

Ma – c’è un ma – questo è un ragionamento sbagliato. I prossimi post saranno dedicati a mostrare che anche da soli, da povere gocce, si può fare un oceano di differenza: non siamo irrilevanti! E anche la scocciatura è un abbaglio. È scientificamente provato, ogni scelta di sostenibilità che compiamo comporta uno strano prezzo da pagare: diventare più ricchi e felici. Esploreremo come funziona questa strana alchimia – ciò che davvero mi fa bene è per definizione sostenibile – in vari settori e scelte comuni della nostra vita, a cominciare dalle nostre diete e quindi dalla nostra salute. Il pianeta non ci chiede un sacrificio, ed esige invece la nostra vera felicità sostenibile. I medici, che stanno gridando sempre di più come nuovi protagonisti delle CoP, chiamano questa relazione di benefica appartenenza reciproca fra umano e natura “One Health”. La salute del sistema genera la salute individuale e viceversa; o, come si direbbe in una storia d’amore di cuinon ci accorgiamo, «cara Terra, siamo fatti l’uno per l’altra».

Prima di esplorare nelle varie sfaccettature questa favolosa relazione – benessere=ambiente, what’s good for you is good for your planet – getto il primo sasso nello stagno chiedendovi di riflettere su tre strane coincidenze:

  1. Se mi nutro nel modo migliore per la mia salute, mi nutro anche nel modo più sostenibile per l’ambiente, e la relazione vale ben oltre la famigerata insalubrità individuale e inquinante della carne rossa;
  2. Se mi muovo, trasporto, nel modo che più protegge la mia forma, salute e socializzazione, spendo molto meno e inquino pochissimo;
  3. Se fa caldo e vado in un centro commerciale a caccia di aria condizionata, otterrò un certo fresco fastidioso con shock termici e starnuti – non a caso lo chiamiamo innaturale – mentre se mi piazzo sotto un paio di alberi trovo la temperatura del massimo benessere.

Non sarà perché noi siamo fatti per essere al top della forma, benessere e felicità in armonia con il sistema di cui siamo parte? Un sistema con cui ci siamo coevoluti fin dall’inizio? Senza dimenticare che gli alberi non ci chiedono di pagare la bolletta della luce e la pedalata non costa due euro al litro.

È​ Vice Segretario Generale per l’Energia e l’Azione Climatica dell’Unione del Mediterraneo. È​ un diplomatico italiano ed è stato coordinatore per l'eco-sostenibilità della Cooperazione allo Sviluppo. È stato delegato alle Nazioni Unite, console in Brasile, consigliere politico a Parigi e, alla Farnesina, responsabile dei rapporti con la stampa straniera e direttore del sito internet del Ministero degli Esteri. Da una ventina d'anni concentra la sua attenzione sui cambiamenti climatici. Nel 2009 la Ottawa University in Canada gli ha affidato il primo insegnamento attivato da un'università sulla questione ambiente, risorse, conflitti e risoluzione dei conflitti. Collabora da tempo con il Climate Reality Project, fondato dal premio Nobel per la pace Al Gore.