Cosa dice la legge contro la crisi alimentare

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Cosa dice la legge contro la crisi alimentare

La valorizzazione delle eccellenze a km quasi zero e a filiera corta può essere la soluzione? Changes ne ha parlato con Filippo Gallinella.

In questo periodo particolarmente difficile, abbiamo capito che la globalizzazione dei mercati che rende disponibili prodotti agroalimentari da ogni continente, con prezzi che fino a ieri erano molto bassi, rischia anche di penalizzare l’agricoltura di qualità del nostro territorio. Valorizzare il cibo e riconoscere un prodotto di qualità pagandolo al prezzo giusto non solo è importante per noi e la nostra salute, ma anche per la conservazione dell’Ambiente il mantenimento di occupazione nel settore, la ricerca e l’innovazione. Oggi più che mai, diventa importante dare risalto ai prodotti tipici delle nostre regioni e magari favorire ulteriormente l’incontro fra produttori e consumatori. Dobbiamo impegnarci a migliorare la nostra consapevolezza alimentare necessaria per garantire sostenibilità economica all’agricoltura e al territorio. Fino a oggi l’evoluzione del sistema agroalimentare ha comportato un aumento di numero di passaggi che vanno dalla produzione al consumatore finale. Per il produttore ciò ha determinato una remunerazione più bassa a fronte di un più alto prezzo al consumo.

La distanza fra produttori e consumatori sempre maggiore ha reso inoltre più difficile conoscere quali sono i prodotti alimentari che si producono nei vari territori del nostro Paese. Ecco perché è importante la conoscenza in grado di migliorare la consapevolezza e il controllo su ciò che acquistiamo e mangiamo. Capire cosa si produce in una certa zona significa riappropriarci delle nostre tradizioni, delle conoscenze e gestire meglio la nostra spesa alimentare. Significa procedere verso un consumo consapevole e sostenibile. La sostenibilità ambientale del processo produttivo e dei servizi ad essi collegati, come l’uso di energia e dei trasporti, l’elevato utilizzo di sostanze chimiche o lunghi trasporti contribuiscono ad aumentare l’inquinamento ambientale e all’emissione di gas a effetto serra con ricadute evidenti su ambiente e collettività. La transizione ecologica deve valorizzare i nostri prodotti.

La promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e a “chilometro zero” è da tempo al centro dell’impegno di Filippo Gallinella Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, al quale abbiamo chiesto di fare chiarezza sulla Legge 17 maggio 2022 n.61 che valorizza e promuove la produzione agricola e alimentare a chilometro zero e proveniente da filiera corta. Una norma a prima firma di Gallinella depositata nel 2018 e divenuta finalmente operativa dopo 4 anni di discussione parlamentare.

Si fa fatica a pensare a prodotti a Km0 anche se è un concetto molto utilizzato. Cosa si intende?

Si considerano a km0 quei prodotti agroalimentari che provengono da luoghi di produzione e di trasformazione della materia prima agricola che non siano ad una distanza superiore a 70 Km dal luogo di vendita o comunque siano provenienti dalla stessa provincia del luogo di vendita e, in caso di servizi di ristorazione, dal luogo di consumo. Sono compresi anche i prodotti della pesca nelle acque interne e lagunari.

Quali sono i valori sui quali si incardina questa nuova legge?

Questa legge punta alla valorizzazione e promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, ovvero quei prodotti caratterizzati dall’assenza di intermediari commerciali o dalla presenza di un solo intermediario tra produttore e consumatore finale. L’obiettivo è favorire il loro consumo, garantire un’adeguata informazione al consumatore sulla loro origine e specificità con il fine ultimo di sostenere i produttori locali promuovendo il consumo sul posto e evitando che la ricchezza si disperda lungo la filiera.

Il Km0 può essere un “antidoto” alla crisi alimentare?

L’Italia non è un Paese autosufficiente sia nei consumi interni, se non per taluni prodotti, sia perché è un grande esportatore di prodotti agroalimentari. Quello che si punta a raggiungere con questa norma è l’aumento della domanda di prodotti locali che rafforza i produttori di un determinato territorio con un inevitabile ritorno economico sullo stesso dove vengono poi investite maggiori risorse con ulteriori investimenti, utili a non far abbandonare i campi e a migliorare i livelli di autosufficienza alimentare.

Quali strumenti verranno adottati per promuovere gli alimenti specifici dei vari territori?

Sono diversi. Dalle aree dedicate in mercati e supermercati, alle regole per la ristorazione collettiva sino alla creazione di due loghi distintivi, per il cui utilizzo illecito sono state previste sanzioni fino a quasi 10mila euro. La legge inoltre prevede che le regioni e gli enti locali possano adottare ulteriori iniziative di loro competenza per la valorizzazione di vari prodotti di territorio e per la promozione dell’incontro diretto tra produttori e i soggetti gestori, pubblici e privati, della ristorazione collettiva.

Veneziana, vive da qualche anno a Ferrara dove ha fondato Officina Dinamica, associazione culturale che sviluppa percorsi legati alla sostenibilità e all’ambiente. Storica e saggista ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale e nella disseminazione di progetti scientifici. Sviluppa attività ed eventi di divulgazione ambientale e sensibilizzazione. Redige progetti di formazione e crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza soprattutto ambientale e sociale. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.