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Nato nel 2022, il Premio Unipol “Opening New Ways of Journalism” all’interno del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo ha raccontato l’evoluzione di una nuova generazione di comunicatori. Un percorso che riflette la visione del Gruppo Unipol come media company: valorizzare chi sa usare i linguaggi contemporanei senza rinunciare al rigore dell’informazione e alla responsabilità verso il pubblico.
Quando nel 2022 abbiamo immaginato il Premio Unipol “Opening New Ways of Journalism” insieme al Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, avevamo un obiettivo preciso: provare a osservare da vicino come stava cambiando il modo di raccontare il mondo. Non soltanto il giornalismo in senso tradizionale, ma l’intero ecosistema della comunicazione contemporanea.
Cinque anni dopo, questo premio è diventato qualcosa di più di un riconoscimento. È un osservatorio privilegiato su una generazione di comunicatori, creator, reporter, divulgatori e giornalisti che ha saputo interpretare i linguaggi del presente senza rinunciare ai principi fondamentali dell’informazione: rigore, responsabilità, profondità, verifica delle fonti. Non era affatto scontato.
Viviamo in un tempo in cui la velocità rischia spesso di sostituire la qualità, l’algoritmo di premiare il rumore e l’iperconnessione di trasformare tutto in contenuto indistinto. In questo scenario, il vero tema non è mai stato scegliere tra vecchi e nuovi media. La sfida è capire come utilizzare gli strumenti contemporanei senza perdere il senso del giornalismo. È proprio qui che il Premio “Opening New Ways of Journalism” trova la sua ragion d’essere.
Fin dalla prima edizione abbiamo voluto valorizzare giovani professionisti capaci di abitare i nuovi linguaggi digitali mantenendo però uno sguardo consapevole sul proprio ruolo pubblico. Persone che usano podcast, social network, video, newsletter, piattaforme digitali e community non soltanto per generare attenzione, ma per creare comprensione.
Quest’anno, alla quinta edizione, il riconoscimento va ad Aliseo, progetto editoriale indipendente nato appena quattro anni fa e già diventato un punto di riferimento per una nuova generazione interessata alla geopolitica, agli scenari internazionali e ai grandi cambiamenti globali. Un collettivo giovane guidato da Francesco Dalmazio Casini, giornalista, reporter e appassionato di geopolitica, conflitti e studi strategici, che ha scelto di scommettere sulla profondità in un tempo dominato dalla superficialità e che ha dimostrato come anche temi complessi possano diventare accessibili senza essere semplificati.
Guardando insieme questi cinque premiati emerge un filo rosso molto chiaro. Non esiste un solo modo di fare giornalismo oggi. Esistono però alcuni valori che restano centrali indipendentemente dal mezzo utilizzato: la credibilità, la capacità di contestualizzare, l’autorevolezza, la responsabilità verso il pubblico.
Per questo il premio è sempre stato profondamente legato all’identità di Changes, il magazine del Gruppo Unipol. Changes nasce, infatti, dalla convinzione che una grande azienda oggi non possa limitarsi a comunicare prodotti o servizi, ma debba contribuire alla costruzione di spazi di confronto, approfondimento e interpretazione della realtà.
In questi anni il progetto editoriale di Unipol ha scelto di raccontare le trasformazioni della società: dal lavoro alla sostenibilità, dalla tecnologia alla geopolitica, dal welfare all’economia, cercando di parlare a pubblici diversi con linguaggi contemporanei ma senza inseguire la semplificazione estrema.
È una visione che si inserisce nel percorso più ampio del Gruppo Unipol come media company. Un percorso che non riguarda soltanto la produzione di contenuti, ma l’idea che la comunicazione possa avere un ruolo culturale e sociale. Significa investire in informazione, divulgazione, podcast, video, eventi, newsletter e nuovi format editoriali. Significa sperimentare linguaggi diversi mantenendo però una bussola chiara: la qualità delle informazioni e il rispetto del pubblico.
Anche per questo abbiamo scelto, fin dall’inizio, di guardare con attenzione alle nuove generazioni della comunicazione. Non perché “giovani” significhi automaticamente innovativi, ma perché spesso è proprio ai margini dei linguaggi tradizionali che nascono le forme più interessanti di racconto del presente.
Le esperienze premiate in questi cinque anni dimostrano che esiste una nuova generazione di professionisti capace di essere insieme competente e accessibile, rigorosa e popolare, autorevole ma vicina alle persone. Una generazione che conosce perfettamente i meccanismi delle piattaforme digitali ma che continua a considerare la corretta informazione come un punto di riferimento essenziale del proprio lavoro.
Ed è probabilmente questa la sfida più importante che abbiamo davanti: costruire un ecosistema comunicativo in cui innovazione e responsabilità possano crescere insieme. Il Premio “Opening New Ways of Journalism” continuerà a muoversi in questa direzione. Perché cambiano gli strumenti, cambiano i formati, cambiano le piattaforme. Ma resta immutata la necessità di raccontare il mondo con serietà, curiosità e senso critico. Oggi, forse, più che mai.