La forza progenitrice della Terra “accende” la riflessione
Il ciclo si chiude. L’impegno di Urban Up Unipol per sensibilizzare al rispetto della natura e all’uso sostenibile delle risorse necessarie alla sopravvivenza dell’umanità s
Ogni anno ancora tremila vittime e centinaia di migliaia di feriti: per ridurre queste cifre servono dati, tecnologie predittive e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, imprese e ricerca. Il contributo del Think Tank The Urban Mobility Council del Gruppo Unipol alla costruzione di una nuova cultura della prevenzione.
Ogni giorno sulle strade italiane si verificano quasi 500 incidenti con feriti. Dietro questi numeri non c’è soltanto un problema di mobilità, ma una questione che riguarda la salute pubblica, la qualità della vita delle persone, la sostenibilità dei territori e la capacità di un Paese di proteggere i propri cittadini. Per questa ragione il Think Tank The Urban Mobility Council (TUMC), promosso dal Gruppo Unipol, fin dalla sua costituzione nel 2022 ha posto la sicurezza stradale al centro delle proprie attività di ricerca e confronto. Attraverso il nuovo Rapporto realizzato con Isfort sulla mobilità e la sicurezza stradale, abbiamo voluto offrire una lettura aggiornata e integrata dei principali fenomeni che caratterizzano il contesto italiano.
L’obiettivo è semplice ma ambizioso: contribuire a costruire una visione sistemica del problema. Perché gli incidenti stradali non sono il risultato di un singolo errore umano o di una singola criticità infrastrutturale. Sono il prodotto di un ecosistema complesso che coinvolge comportamenti individuali, qualità delle infrastrutture, tecnologie, regolazione pubblica e cultura della mobilità.
L’Europa ha fissato traguardi molto chiari: dimezzare vittime e feriti gravi entro il 2030 e arrivare all’azzeramento delle vittime entro il 2050 attraverso la strategia Vision Zero. Anche l’Italia ha recepito questi obiettivi nel Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030. Ma il raggiungimento di questi risultati richiede uno sforzo collettivo che va ben oltre il semplice aggiornamento delle norme.
Il primo elemento che emerge dal Rapporto è che, dopo decenni di miglioramenti, la riduzione della mortalità stradale sta rallentando. Le tecnologie hanno reso i veicoli più sicuri e i controlli sono aumentati, ma il sistema sta incontrando nuove sfide. I dati parlano con chiarezza. Nel 2024 in Italia si sono registrati 173.364 incidenti stradali con lesioni alle persone, circa 7.000 in più rispetto all’anno precedente. Anche i feriti sono aumentati del 4,1%, il numero delle vittime è rimasto sostanzialmente stabile attorno alle 3.000 unità. Un risultato che conferma come il lungo percorso di miglioramento avviato negli anni Novanta stia progressivamente rallentando e come gli strumenti utilizzati finora, pur avendo prodotto risultati importanti, non siano più sufficienti da soli ad accelerare la riduzione del rischio. Il Rapporto ISFORT evidenzia inoltre il confronto europeo nel quale l’Italia ha 51 morti per milione di abitanti contro 46 della Francia, 37 della Spagna e 33 della Germania.
La mobilità italiana sta cambiando rapidamente. Cresce la domanda di spostamenti urbani e pendolari, aumenta il numero di veicoli connessi, si diffondono le nuove forme di micromobilità e procede, seppure con velocità diverse, la transizione verso l’elettrificazione del parco circolante. Tutto questo modifica i profili di rischio e rende necessario un aggiornamento continuo delle politiche di sicurezza.
Accanto ai cambiamenti tecnologici, il Rapporto evidenzia alcune criticità strutturali. La distrazione alla guida continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio, soprattutto nelle aree urbane, dove l’utilizzo improprio dello smartphone resta una delle cause più frequenti di comportamenti pericolosi. Allo stesso tempo, rimane centrale il tema della velocità e della protezione degli utenti più vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti e motociclisti.
Un secondo elemento riguarda l’infrastruttura. La sicurezza non dipende solo dal comportamento dei conducenti. Strade progettate meglio, segnaletica più efficace, sistemi intelligenti di gestione del traffico e tecnologie di monitoraggio possono ridurre significativamente il rischio di incidenti e la gravità delle loro conseguenze. Oggi il concetto stesso di strada sta evolvendo: da semplice opera civile a infrastruttura digitale capace di dialogare con i veicoli, raccogliere informazioni e supportare decisioni in tempo reale. Infine, emerge il valore dei dati. Per governare la sicurezza servono informazioni tempestive, geolocalizzate e condivise. La capacità di leggere i fenomeni in tempo reale rappresenta una delle leve più importanti per prevenire gli incidenti e intervenire sui punti più critici della rete stradale.
In questo scenario il settore assicurativo può svolgere un ruolo che va oltre la tradizionale funzione di copertura del rischio. Le compagnie assicurative dispongono infatti di una straordinaria capacità di osservazione dei fenomeni legati alla mobilità. Unipol, ad esempio, gestisce una flotta di oltre 3,7 milioni di scatole nere, e le informazioni raccolte attraverso i dispositivi telematici, le scatole nere e le piattaforme digitali consentono oggi di comprendere meglio i comportamenti di guida, individuare le aree a maggiore rischio e supportare politiche di prevenzione sempre più efficaci. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale, questi dati possono essere utilizzati in modo ancora più efficace. Non soltanto per ricostruire ciò che è accaduto, ma per individuare situazioni di rischio prima che si trasformino in un incidente. È un cambio di paradigma fondamentale: dalla gestione del sinistro alla prevenzione predittiva.
L’evoluzione tecnologica permette infatti di passare da una logica puramente risarcitoria a una logica preventiva. L’obiettivo non deve essere soltanto gestire le conseguenze di un incidente, ma contribuire concretamente a evitarlo. Per questo motivo riteniamo che il patrimonio informativo generato dalla mobilità connessa possa diventare uno strumento di interesse pubblico, naturalmente nel pieno rispetto della privacy e delle regole sulla protezione dei dati. Le assicurazioni possono contribuire alla costruzione di una nuova cultura della sicurezza, favorendo comportamenti più responsabili, incentivando l’adozione di tecnologie avanzate di assistenza alla guida e collaborando con le istituzioni per migliorare la conoscenza dei fenomeni.
La sicurezza stradale è probabilmente uno dei campi in cui nessun attore può agire da solo. Per questa ragione consideriamo particolarmente significativa la partnership che il Think Tank The Urban Mobility Council sta sviluppando con Jean Todt, Inviato Speciale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale. Si tratta di un riconoscimento importante dell’impegno portato avanti da Unipol e dal TUMC e, soprattutto, dell’opportunità di inserire il dibattito italiano in una cornice internazionale. L’esperienza maturata dalle Nazioni Unite dimostra che i risultati più significativi si ottengono quando istituzioni, imprese, comunità scientifica e società civile condividono obiettivi comuni e strumenti di monitoraggio.
Nella stessa direzione va il Protocollo d’Intesa in fase di finalizzazione tra Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Unipol Assicurazioni e UnipolTech. L’accordo punta a sviluppare iniziative di educazione e sensibilizzazione rivolte alle giovani generazioni, campagne informative congiunte e attività di analisi basate sulla condivisione di dati anonimi e aggregati. Attraverso l’elaborazione statistica delle informazioni raccolte dai dispositivi telematici sarà possibile individuare con maggiore precisione i punti critici della rete stradale e supportare azioni mirate di prevenzione. È un esempio concreto di come la collaborazione tra pubblico e privato possa generare valore per l’intera collettività.
Il Rapporto TUMC evidenzia con chiarezza che la sicurezza stradale del futuro sarà sempre più fondata sull’integrazione tra infrastrutture intelligenti, veicoli connessi, dati e comportamenti responsabili. Le ricerche presentate nel Forum 2026 mostrano in modo concreto questa evoluzione. Lo studio sviluppato dal MIT Senseable City Lab in collaborazione con UnipolTech dimostra che il rischio stradale non dipende soltanto dal volume di traffico, ma anche dal modo in cui sono progettati gli spazi urbani. Attraverso l’analisi di milioni di frenate e accelerazioni improvvise registrate dalle black box e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alle immagini della città, è possibile individuare i punti dove il rischio tende a concentrarsi prima che si verifichino incidenti gravi. La ricerca mostra inoltre che strade più larghe e aperte tendono a favorire comportamenti di guida più aggressivi, mentre contesti urbani più raccolti e progettati a misura di persona risultano associati a livelli inferiori di rischio.
Allo stesso modo, le ricerche sviluppate dal Politecnico di Milano evidenziano come l’intelligenza artificiale possa supportare la creazione di mappe intelligenti del rischio urbano, aiutando amministrazioni e operatori a programmare interventi mirati e più efficaci.
La proposta che emerge dal lavoro del Think Tank è quella di accelerare la costruzione di un ecosistema nazionale della sicurezza stradale basato su quattro priorità: diffondere le tecnologie di prevenzione a bordo dei veicoli e nelle infrastrutture, valorizzare i dati come bene collettivo per orientare le decisioni pubbliche, investire nella formazione delle nuove generazioni e rafforzare la governance tra tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni alle imprese, dalle forze dell’ordine al mondo della ricerca.
Per decenni abbiamo misurato la sicurezza stradale contando gli incidenti. Oggi possiamo iniziare a misurare anche il rischio che li precede. È questa la vera opportunità offerta dai dati, dall’intelligenza artificiale e dalla mobilità connessa: passare da una cultura della riparazione a una cultura della prevenzione. La sfida che abbiamo davanti non è semplicemente ridurre il numero degli incidenti; è costruire un sistema di mobilità più sicuro, inclusivo e sostenibile. Un sistema capace di proteggere le persone prima ancora che si verifichi il rischio.