Automotive: ecco la nuova mappa competitiva in un mondo in crisi

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Automotive: ecco la nuova mappa competitiva in un mondo in crisi

La nuova analisi di Bcg prevede una crescita della domanda complessiva di componenti automotive di circa il 3,5% annuo tra il 2025 e il 2035 con le batterie che faranno la parte del leone. L’Europa giocherà in difesa mentre Cina e Usa adotteranno un approccio più aggressivo.

L’industria globale dei fornitori automotive è uscita da anni di crisi acuta ma di fatto non è mai tornata alla normalità. Il tutto in una fase di grande instabilità geopolitica i cui effetti sono ancora ben lungi dall’essere visibili e soprattutto prevedibili. I fornitori si trovano ora in un contesto strutturalmente più difficile, in cui tassi di interesse più elevati, costi delle materie prime rigidi, carenza di manodopera e tensioni sono diventati la norma, anziché shock temporanei. A metterlo in evidenza Il Global Automotive Supplier Study 2026 di Boston Consulting Group, che ha combinato un’analisi finanziaria approfondita di oltre 750 fornitori e quasi 50 costruttori a livello globale e un sondaggio globale sul sentiment di 127 dirigenti di alto livello.

Domande componenti in forte crescita

Partiamo dai numeri. Il settore è in crescita. A livello globale, la domanda di componenti automotive aumenterà del 3,5% annuo tra 2025 e 2035, ma questo exploit nasconde una profonda divergenza tra segmenti. I componenti per batterie e powertrain elettrici cresceranno di circa 13% annuo, mentre il software automotive (non legato ai dispositivi ADAS) registrerà tassi tra 14% e 16% annui. Al contrario, i componenti per motori a combustione interna (ICE) vedranno un calo del -3% annuo fino al 2030, accelerando fino a -8% tra 2030 e 2035.

Questa trasformazione si riflette chiaramente nelle performance finanziarie. Tra il 2019 e il 2024, i fornitori di semiconduttori hanno registrato una crescita media del 15% annuo, mentre quelli delle batterie addirittura del 45% confermando l’importanza strategica di questo ambito. Anche la redditività segue questa dinamica: i nuovi segmenti mostrano margini EBIT superiori alla media del settore, che si attesta intorno al 6%.

Secondo il professore Francesco Zirpoli, docente di Economia e gestione dell’innovazione all’Università Ca’ Foscari di Venezia, direttore del CAMI – Center for Automotive and Mobility Innovation – CAMI e di OTEA – Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive Italiano nonché autore diAuto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile, 2026, Laterza questa fase si conferma molto delicata per i fornitori tradizionali legati ai motori a combustione: «Quelli di parti meccaniche possono diversificare verso altri settori o aree automotive. I produttori di componenti specialistici (filtri, candele) possono puntare sull’aftermarket. In Italia però sono pochissimi: meno del 5%, e ancora meno in termini di fatturato».

Europa: pressione massima e difesa

L’Europa è la regione che arranca di più in questa fase. Il sentiment dei dirigenti è il peggiore tra le tre aree: solo una minoranza dei manager prevede miglioramenti, mentre il contesto economico resta debole. I tassi elevati, la bassa fiducia e l’aumento delle insolvenze stanno comprimendo i margini. Dal punto di vista strategico, i fornitori europei mostrano un approccio bilanciato ma prudente: quindi via libera a forte enfasi su riduzione dei costi, ristrutturazioni e rilocalizzazione produttiva verso Paesi a minor costo. L’obiettivo è di riportare la redditività su livelli sostenibili, in un contesto in cui anche i costruttori, alle prese con un mercato contraddistinto da una difficile transizione verso l’elettrico, stanno scaricando pressione lungo la filiera. Questo atteggiamento attendista, però, può presentare non pochi rischi. Sempre secondo Zirpoli si corre, infatti, il pericolo di compromettere la nostra competitività rispetto a Cina ma anche a Stati Uniti. E allora la strada è una e una sola: «L’Europa e i suoi fornitori, motori dell’innovazione fino alla prima decade di questo secolo, devono riconquistare questo ruolo. Delocalizzazioni e ristrutturazioni sono misure di breve periodo: la chiave è innovare prodotti e processi e riorganizzare l’innovazione per ridurre il gap nel time-to-market».

Stati Uniti: resilienza e protezionismo

Negli Stati Uniti, il quadro è più stabile ma influenzato da fattori politici. I dazi medi hanno raggiunto circa il 16%, il livello più alto da quasi un secolo, con un impatto diretto su costi e supply chain.
I fornitori americani mantengono una discreta fiducia nelle proprie performance, ma sono cauti sul settore nel suo complesso. Strategicamente, adottano un approccio più offensivo rispetto all’Europa: spazio quindi a investimenti in innovazione e nuovi prodotti, accompagnati però da una gestione attenta dei costi. La regionalizzazione della supply chain è una priorità crescente.

Cina: crescita e pressione competitiva

La Cina rappresenta il mercato più dinamico. Qui i fornitori beneficiano della forte espansione dei veicoli elettrici e della leadership nei segmenti chiave. Non a caso, tra il 2019 e il 2025 il Paese ha attratto la quota maggiore di nuova capitalizzazione di mercato nel settore.
Anche la redditività è migliorata: i fornitori cinesi hanno superato quelli europei già nel 2024. Tuttavia, questo avviene in un contesto di competizione estrema e di forte pressione sui prezzi.

Dal punto di vista strategico, i player cinesi sono i più aggressivi e quindi puntano su espansione internazionale, partnership e sviluppo tecnologico, con un orientamento netto verso la crescita. Un modello che secondo l’esperto è assolutamente «replicabile anche perché il vantaggio dei fornitori cinesi non dipende solo da risorse pubbliche (in calo) o da costi più bassi, ma da un nuovo modo di fare innovazione. L’uso avanzato di digitalizzazione, IA e automazione accelera lo sviluppo di prodotti e processi».

Un settore sempre più diviso

A livello complessivo, la crescita media dei fornitori (circa 3,5%) resta inferiore a quella degli OEM nel periodo 2019–2024 (5,2%), ma il gap si sta riducendo. Le previsioni indicano una crescita allineata tra 2% e 3% annuo fino al 2027.

Sul fronte della redditività, i margini EBIT dei fornitori sono attesi intorno al 5,7% nel 2025, con un miglioramento verso il 6% entro il 2027, mentre quelli degli OEM scenderanno a circa 4,8% nel 2025 prima di recuperare.

Il nodo della volatilità elettrica

Un elemento critico è la volatilità della domanda di veicoli elettrici: nel primo semestre 2025, in Cina, Europa e Nord America si sono discostati significativamente dalle previsioni di vendita originali, sia al di sopra sia al di sotto dei piani, a quattro volte. Una situazione che crea forti inefficienze per i fornitori, che operano con investimenti elevati e poco flessibili.

L’IA entra nella catena di fornitura

L’intelligenza artificiale, in particolare quella generativa, può ottimizzare la programmazione, la manutenzione e il controllo qualità. Al momento il report evidenzia che viene menzionata solo da circa il 20% dei fornitori, ma la sua rilevanza è aumentata significativamente rispetto all’anno scorso, suggerendo un’adozione iniziale ma in accelerazione. Nelle catene di approvvigionamento, le reti digitali possono simulare scenari di interruzione, reindirizzare automaticamente gli ordini o adeguare le scorte di sicurezza. Nelle funzioni commerciali, l’IA può migliorare la determinazione dei prezzi, la formulazione dei preventivi e l’allerta precoce dei rischi di programma.

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Giornalista, vivo di e per la scrittura da 20 anni. Cresco nelle fumose redazioni di cronaca che abbandono per il digitale dove perseguo, però, lo stesso obiettivo: trasformare idee in contenuti.​