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 Dalla scoperta all’azione: una tensione irrisolta

Well Being

 Qual è la relazione tra le diseguaglianze economiche e la salute. Perché la vera battaglia non è scoprire l’evidenza, ma convincere gli altri dottori a modificare il proprio comportamento. La lezione di Richard Wilkinson e Kate Pickett.

​È possibile che, alla fine di questo articolo, nulla cambierà nella vostra giornata ma, anche se doveste lavarvene le mani, scommetto che lo farete con un'attenzione diversa. Questo è un articolo che parla di no-vax, in un certo senso o, meglio, della tensione che separa la scoperta dalla messa in pratica. La scienza vive di momenti luminosi, detonazioni delle idee che svelano leggi universali: dal moto della Terra alla penicillina; dalla teoria della relatività alla fisica delle particelle. Eppure, l'esplosione di nuova conoscenza, anche di quella incontestabile, fatica a farsi strada, spesso ahimè, nella quotidianità delle nostre vite distratte.

E allora mi piace parlare di un libro ormai vecchiotto (è del 2009). E non lo farò per i suoi contenuti, per quanto interessanti, ma per il metodo e la filosofia che lo ispira e che tanto, a mio avviso, potrebbe ancora insegnare oggi. Ha un titolo bellissimo, La misura dell'anima, ed è stato scritto da due epidemiologi, Richard Wilkinson e Kate Pickett, che per quasi 50 anni hanno lavorato meticolosamente su un tema fondamentale: la relazione esistente tra le disuguaglianze economiche e la salute. La misura dell'anima è una sorta, dunque, di diario empirico che raccoglie dati ed evidenze, frutto di articoli e studi pubblicati su riviste scientifiche.

Quello che mi preme trasmettere è il messaggio di fondo e la riflessione epistemologica degli autori. L'introduzione al libro sarebbe da incidere nel bronzo sui portoni di tutte le scuole, perché è la dichiarazione d'amore, e soprattutto di onestà intellettuale, di due scienziati innamorati del loro lavoro. Ogni capitolo è frutto della descrizione accurata di dati che, per potere essere accolti tra le pagine di un libro divulgativo, necessitano di pochi ma essenziali elementi:

  • Devono fare riferimento a studi sottoposti a peer review, la revisione tipica dei manoscritti di carattere scientifico
  • Devono contenere risultati replicabili e, perciò stesso, degni di attenzione all'interno della comunità scientifica

Può sembrare banale, ma non lo è affatto. Wilkinson e Pickett toccano il nervo scoperto della comunicazione scientifica nelle scienze sociali, così diversa da quella delle cosiddette scienze dure: «Gli studiosi di scienze naturali non devono convincere le singole cellule o gli atomi ad accettare le loro teorie, mentre invece gli scienziati sociali si scontrano quotidianamente con una schiera di opinioni individuali e di potenti interessi costituiti».

Esattamente. Le teorie sociali arrivano all'uomo della strada (qualunque uomo della strada) come descrizione di noi stessi e, per questo, non è detto che i fatti riescano a scalfire le opinioni così velocemente. E non è detto che dati inoppugnabili e sacrosanti, come quelli su cui il professor Burioni fa opera di meritoria divulgazione, paladino della verità scientifica contro dubbi privi di fondamento alcuno, si traducano in un'accettazione serena. Essi, anzi, trovano spesso la resistenza o addirittura l'amplificazione di teorie del complotto e di cialtroni.

​C'è una sorta di arroganza complice in chi, a tutti i costi, fa fatica a rinunciare a una propria convinzione. In questo la scienza, e l'esempio di Wilkinson e Pickett, sono portatori di un messaggio sano: prendere le distanze dalla propria individualità e partire dai dati per modificare coerentemente i comportamenti sociali, rendendo il mondo un posto leggermente migliore dove condurre la propria esistenza.

Dicevamo delle mani da lavare. Nel 1847 il signor Semmelweiss scoprì che, semplicemente lavandosi le mani, i medici avrebbero potuto ridurre significativamente il numero di morti da febbre puerperale. Il fatto era lì, chiaro e indubitabile. Eppure, la vera battaglia non fu scoprire l'evidenza, ma convincere gli altri dottori a modificare il proprio comportamento. A rinunciare, insomma, alla propria insopportabile "sicurezza di avere ragione a prescindere". Semmelweiss fu talmente ridicolizzato e umiliato da chi lo circondava, che finì con il suicidarsi.

​Ma il suo contributo fondamentale all'avanzamento della conoscenza, così come quello prodotto dal paziente lavoro di Wilkinson e Pickett, o dal professor Burioni nel promuovere l'importanza dei vaccini, è ancora lì, solido e dimostrato, a darci una concreta rappresentazione della vera misura dell'anima.

 

 

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