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 La scienza contro le fake news

Well Being

 Il sonno della ragione genera paure infondate, danneggia l’economia, e fa dimenticare che le tradizioni sono solo innovazioni tecnologiche che hanno avuto successo. Changes ne ha parlato con Roberto Defez.

​​«In Italia la scienza è affossata dalle fake news, dalle teorie dei complotti, dalle sentenze della magistratura, dalle teorie di presunti esperti. Abbiamo assistito alla somministrazione di farmaci contro l'opinione di medici, autorità sanitarie ed esperti scienziati e alla messa in accusa di scienziati rei, in genere, di aver detto la verità. Eppure la scienza è l'unico modo per modernizzare il Paese e guidare il nostro futuro». Così argomenta Roberto Defez, dal 1996 direttore del laboratorio di biotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) nel libro Scoperta, come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia (Codice Edizioni), in cui elenca le responsabilità di questa deriva "irrazionale" del nostro Paese.

«Hanno colpa i giornalisti perché sanno bene che una notizia ansiogena resta più impressa di una rassicurante, e i conduttori tv che semplificano questioni complesse senza approfondire (come è successo a Le Iene per il caso della cura Stamina)», precisa subito Defez. «Ma hanno colpa anche i giudici che si trovano a dover decidere su temi complicati non hanno stabilito una modalità per selezionare i loro consulenti e i politici che inseguono il consenso e non il buonsenso» aggiunge Defez. Soprattutto però la responsabilità, secondo Defez, tocca agli scienziati che assistono afoni da anni a uno scempio che ha finito per schiacciarli e ridicolizzarli senza decidere di prendere in mano il futuro della scienza, del Paese e delle nuove generazioni. «La principale colpa è di chi ne dovrebbe sapere di più, ma non riesce a usare un linguaggio comprensibile, parlando nei modi e nei tempi che i media esigono» sottolinea Defez.

Per rimediare a questi "difetti di comunicazione" Defez propone che a risolvere il problema siano proprio coloro che hanno contribuito a crearlo: gli esperti, appunto. La sua ricetta consiste nel creare un gruppo di coordinamento che presieda una cinquantina di ricercatori, specializzati in vari ambiti e con pubblicazioni internazionali, che si rivolgano al cittadino in maniera trasparente e che facciano parlare la scienza con una sola voce nel dibattito pubblico su temi come vaccini, cambiamenti climatici, energie alternative, manipolazione genetica. Occorre insomma, rivalutare la scienza agli occhi dell'opinione pubblica e ridarle autorevolezza perché scinderla dalle nostre vite vuol dire «rinunciare al futuro, far accartocciare il Paese su se stesso in un triste declino nostalgico fino a venire smembrato da chiunque lo voglia fagocitare a poco prezzo».

Il problema, tuttavia, non si riduce solo a una questione di comunicazione da parte degli esperti verso i cittadini. Per rafforzare il ruolo della scienza del dibattito pubblico, occorre anche migliorare la qualità della nostra ricerca scientifica. Un avanzamento che, per di più, secondo Defez non richiede neppure stanziamenti aggiuntivi: al contrario, secondo lo studioso, occorre cambiare il modo in cui i fondi vengono assegnati, adottando una valutazione meritocratica dei progetti da finanziare.

Oltre al comune cittadino, a doversi rendere conto dei vantaggi legati a una miglior cultura scientifica sono soprattutto i governanti: se non si incoraggia lo studio di certe materie non si fa innovazione, non si sviluppa l'impresa in Italia e non si fa cresce il Prodotto interno lordo (Pil). «Lo sviluppo economico ha bisogno di innovazione di prodotto e noi al massimo facciamo innovazione di processo, anche perché abbiamo quasi solo aziende medio-piccole» aggiunge Defez.
E se in Finlandia, dove le risorse naturali sono scarse, si sono inventati strumenti sofisticati come i cellulari, in Italia dove le materie prime non mancano rinunciamo spesso a ogni velleità di innovare o di creare qualcosa di nuovo. Per Defez stiamo diventando oscurantisti: il sonno della ragione genera paure infondate, danneggia l'economia, e fa dimenticare che «le tradizioni sono solo innovazioni tecnologiche che hanno avuto successo». Urge dunque trovarne altre, se vogliamo lasciare un'eredità alle future generazioni. Lungi però dall'idea di fornire soluzioni ai problemi attuali con l'arroganza dello specialista, Defez precisa che: «Gli scienziati non sono migliori del resto dei cittadini. Ma la comunità scientifica è formata da persone che hanno l'abitudine di guardare al mondo intero e non al quartiere o al condominio in cui abitano». Perché questa miopia selettiva in Italia alimenta le bufale, i falsi allarmi e soprattutto l'inestirpabile, e tipica, tentazione di tirare a campare.​​

 

 

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