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 L’e-Health, obiettivo strategico

Well Being

 La capacità del nostro sistema sanitario di rispondere alle sfide del futuro prossimo passa in primo luogo attraverso la digitalizzazione dei servizi. Ma l’Italia è pronta?

​Il futuro della sanità è digitale. App, Internet of things e la nostra salute sono già oggi strettamente legate e presto lo saranno ancora di più. Operatori che sembrano non avere nulla a che fare con il tema della salute umana, hanno già da tempo messo in commercio dispositivi che ambiscono ad aiutare le persone a tenere sotto controllo il proprio benessere. Si pensi per esempio alla Apple che mette a disposizione con il suo smart watch un’applicazione in grado non soltanto di registrare i battiti cardiaci, ma anche di realizzare un vero e proprio elettrocardiogramma dalle funzioni ridotte. Si badi, non può rilevare pericoli per il nostro cuore ma soltanto un particolare tipo di aritmia. Nei fatti, però, con questa innovazione ci troviamo proiettati a un livello evolutivo superiore a quello dei dispositivi per lo sport ormai molto diffusi capaci di registrare soltanto l’attività fisica e la qualità del sonno di chi lo indossa. La strada verso la realizzazione concreta della e-Health a portata di polso è segnata.

Già oggi, a ben guardare, la tecnologia digitale è una realtà per i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati. Senza andare troppo lontani si pensi all’Fse, il nostro Fascicolo sanitario elettronico, una sorta di grande contenitore digitale nazionale dove sarà possibile trovare la storia sanitaria dei cittadini italiani e al quale i medici potranno accedere per rendere il servizio erogato più veloce, puntuale e anche meno costoso. Grazie all’Fse, attivato a livello regionale, si potrà anche prenotare delle visite o scaricare un referto. Per non parlare della possibilità di studiare i dati contenuti in chiave di prevenzione delle patologie. Miracoli della tecnologia che consentirà non solo di migliorare l’efficacia del servizio ma anche di renderlo più efficiente. Ne va, infatti, del buon funzionamento complessivo del Ssn, da tempo sotto pressione a causa dell’invecchiamento degli assistiti e della riduzione delle risorse.

«La tecnologia digitale – ci conferma Giovanni Corrao, docente di Statistica medica all’Università Bicocca di Milano - può essere di grande aiuto e offrire non pochi vantaggi per la salute dei cittadini almeno in due modi differenti. Il primo direttamente: si pensi a quelle app di grande utilità per i pazienti che consentono di seguire in maniera precisa le terapie ricordando il momento in cui è necessario assumere dei farmaci o recarsi in visita dal proprio medico. C’è anche una componente indiretta, altrettanto importante, che riguarda in particolare l’aspetto strategico del supporto alla ricerca clinica: la mole di dati sanitari, infatti, rappresenta una fonte importantissima di informazioni, una miniera d’oro per scienziati e ricercatori che, se messi a sistema, potrebbero far fare alla ricerca passi avanti nella direzione della cura di numerose patologie e della loro prevenzione. Facile comprendere che quando tocchiamo questo ambito siamo costretti ad avere a che fare con aspetti legati alla tutela della privacy: i dati sanitari, infatti, sono sensibili e vanno trattati nel modo corretto previsto da apposite normative. Ecco quindi che diventa fondamentale realizzare una vera e propria ‘alleanza’ fra tecnologia, medicina e istituzioni per fare in modo che il giusto rispetto della riservatezza trovi un altrettanto corretto equilibrio con le esigenze legate alla salute pubblica e al raggiungimento di importanti traguardi scientifici e di ricerca in ambito medico».

Visitando il sito dell’Agenzia per l’Italia digitale si scopre che ben 18 regioni su 20 hanno attivato il cruscotto Fse, che i fascicoli attivati sono oltre 13 milioni e i referti disponibili oltre 263 milioni. Sembrano numeri importanti ma di fatto ci troviamo in una fase iniziale. In questo momento, secondo il XIV Rapporto Meridiano Sanità, realizzato da The European House – Ambrosetti, l’uso dei servizi digitali per la sanità è inferiore alla media UE. La diffusione dell’e-booking e dell’e-prescription sono pari al 10% e al 9,2%, rispetto a una media europea del 19,7% e del 38,5%, mentre il Fascicolo sanitario elettronico è sì disponibile in gran parte del territorio nazionale ma ad attivarlo sono stati soltanto 2 cittadini su 10.

In questa fase l’alleanza di cui parla il nostro esperto, almeno in Italia, rimane da siglare a causa dell’eccessiva frammentazione e differenza di interpretazione delle norme fra una regione e l’altra nell’uso dei big data sanitari.

«Il risultato – conclude Corrao – è una mappa a macchia di leopardo con regioni che già oggi stanno mettendo a fattor comune questa ricchezza informativa e altre ancora in ritardo a causa di un’interpretazione stringente della normativa sul trattamento dei dati. Ma rimaniamo ottimisti. Ci sono tutte le condizioni per realizzare concretamente una trasformazione digitale della sanità italiana grazie alla presenza, oggi, di un Ministero dell’Innovazione, di un team digitale e di un Ministero della Salute che sembrano molto sensibili al tema».

Un problema, quello della privacy legata alle informazioni di carattere medico che non riguarda soltanto il sistema sanitario ma anche il mondo dell’industria e dei consumi privati di prodotti elettronici e digitali. Si pensi alla recentissima decisione di Google di acquistare Fitbit – che produce dispositivi indossabili che tracciano il numero di passi compiuti, la frequenza cardiaca e la qualità del sonno – per 2,1 miliardi di dollari e che sta suscitando molte preoccupazioni su come i dati degli utenti saranno utilizzati dal colosso californiano.

 

 

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