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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Perché il welfare aziendale piace ai dipendenti

Perché il welfare aziendale piace ai dipendenti

Environment

Un’offerta il più possibile completa, coerente, adeguata alle aspettative e ai bisogni dei lavoratori, si rivela una carta vincente per le società.

​​​​​​​​Cosa rende più appetibile una società agli occhi di chi ha la possibilità, di questi tempi si può dire la fortuna, di poter scegliere dove andare o restare a lavorare? Gli elementi che possono influenzare la risposta sono tanti. Ma ce ne sono alcuni che negli ultimi anni stanno crescendo rapidamente d'importanza. Fra questi spicca il welfare aziendale.​

Con il termine welfare aziendale si intendono le politiche e i programmi di welfare che un'azienda offre ai suoi dipendenti, ad esempio prevedendoli nei contratti integrativi, per accrescere il benessere loro e dei loro familiari. Non stupisce che esistano spazi di crescita, che cominciano appunto a essere riempiti, per il welfare aziendale in un'epoca di progressiva e anche dolorosa riduzione del welfare statale. E in anni segnati da forti tensioni in relazione alla tenuta del potere d'acquisto dei lavoratori. Sulla crescita dei piani di welfare proposti dalle aziende in Italia hanno inoltre inciso le novità normative introdotte con le ultime due leggi di Stabilità, miranti appunto a incentivarli e diffonderli, anche fra le medie e piccole imprese.

Ciò che fa più riflettere, però, ponendosi in un'ottica di lungo periodo e dal punto di vista delle aziende, è che il welfare aziendale sta diventando un elemento di crescente rilevanza strategica in chiave competitiva: un'offerta di welfare aziendale il più possibile completa, coerente, adeguata alle aspettative e ai bisogni dei lavoratori, si rivela cioè oggi una carta che può risultare vincente, a parità magari di altre condizioni, nella partita – che alla fine è anche una partita reputazionale e di responsabilità sociale - per attirare e trattenere i lavoratori più qualificati. In particolare i più giovani e i più talentuosi, insomma quelli che hanno a loro disposizione il maggior numero di opzioni fra cui esercitare la scelta di cui si diceva.

In questo senso la fotografia scattata da alcune indagini recenti porta conferme. Secondo i numeri di Aiwa (l'Associazione delle imprese di welfare aziendale, di recente costituzione), i piani di welfare aziendale in Italia sono decuplicati negli ultimi due anni. Sono aumentati gli operatori di welfare aziendale, un'ottantina, a conferma di un mercato in espansione. E si sono diversificate le prestazioni: oggi ad esempio anche asili nido, badanti e baby-sitter, istruzione dei figli, palestre, viaggi, teatri e cinema sono materia da welfare aziendale.

Dall'ultima indagine di UniSalute, compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria e prestazioni sanitarie integrative (7 milioni di clienti), arriva la conferma che il welfare aziendale è in cima alle priorità degli italiani. L'85% degli intervistati si aspetta infatti che le aziende si attivino con piani di welfare aziendale offrendo beni e servizi che agevolino la vita quotidiana dei lavoratori, ad esempio nella ricerca di un sempre complicato equilibrio famiglia-lavoro. Il 45% dichiara inoltre che l'offerta di tali servizi e agevolazioni da parte di un'azienda è molto importante nel momento in cui si valuta un'opportunità di lavoro.

«Tutte le ricerche che abbiamo fatto – spiega Fiammetta Fabris, direttore generale di UniSalute - indicano che i dipendenti richiedono molto iniziative e soluzioni di welfare, inteso in senso allargato, e che questi sono elementi di alta fidelizzazione, che molte aziende stanno recuperando. All'interno del nostro Gruppo, in particolare, credo che l'attenzione che esiste a livello di direzioni del personale per tutto ciò che riguarda la qualità della vita e il benessere siano un carattere distintivo. Come anche la costante ricerca di soluzioni che sappiano rispondere alle sollecitazioni che riceviamo: negli ultimi tempi ad esempio registriamo una maggiore frequenza di richieste di prestazioni specialistiche di prevenzione, ad esempio nell'odontoiatria e nella fisioterapia, che sono anche il segno di una maggiore attenzione delle persone al proprio stato di salute».

Nella Direzione Comunicazione di Gruppo Unipol è formalizzata da alcuni anni la funzione Iniziative di welfare. "Libera Energie: vivi più leggero con il nostro Welfare" è il suo mantra. Serenità, sostegn​o, sollievo le sue parole chiave. «Lavoriamo sul benessere delle persone e dell'organizzazione nel suo complesso - dice Sabina Tarozzi, responsabile Iniziative di welfare - e uno dei nostri obiettivi principali è creare engagement con i dipendenti».

Quanto è percepito fra i dipendenti lo sforzo dell'azienda in questo senso? Una survey dello scorso anno ha cercato di capirlo. Ne è emerso che il 93% dei dipendenti conosce il welfare del Gruppo, l'81% lo ritiene molto importante, oltre il 50% riconosce al welfare un'influenza positiva nel rapporto complessivo con l'azienda. E il 90% ritiene soddisfacenti le iniziative avviate: fra le più apprezzate, quelle legate a nidi e asili, borse di studio, orientamento per figli laureandi e diplomati, centri estivi, assistenti familiari. «La survey – prosegue Tarozzi - è stata utile anche per comprendere le richieste, per cui successivamente abbiamo messo in campo numerose nuove iniziative».

I servizi sono suddivisi in tre grandi aree, sono offerti anche in partnership con operatori specializzati (come Jointly) e coprono i bisogni di vita dei dipendenti e delle loro famiglie in tutte le fasi. C'è l'area per i dipendenti, dove figura ad esempio il Maam-Maternity as a master, percorso di consapevolezza per vivere la genitorialità come un ambito e un periodo preziosissimi in cui sviluppare competenze utili anche in ambito professionale. Nell'area per i figli dei dipendenti spiccano la Palestra online di matematica e il Future finder, per supportare i figli nella scelta ma anche nel processo di application per master universitari nei migliori atenei del mondo. E poi ci sono i servizi per la famiglia: al riguardo è in partenza entro l'anno il progetto Fragibilità, un servizio di customer center telefonico a supporto dei caregiver e dei familiari non autosufficienti per l'orientamento e l'accesso a una rete integrata di servizi dedicati. «Nella survey – conclude Tarozzi - quasi una persona su tre ha dichiarato di prendersi cura in famiglia di una persona non autosufficiente, un dato più alto della media nazionale. Anche per questo nuovo servizio in partenza, come per tutte le iniziative di welfare, la sfida è offrire la stessa qualità in tutte le aree del territorio in cui il Gruppo è presente».

Le indagini indicano anche che pilastri del welfare aziendale restano comunque l'assistenza sanitaria integrativa e la previdenza integrativa. L'ultimo Rapporto Welfare Index Pmi ha detto ad esempio che la sanità integrativa è l'area cresciuta di più nei piani di welfare aziendale delle Pmi italiane. E che la previdenza integrativa si conferma fondamentale, con il 40% delle imprese impegnate con iniziative in quest'ambito. Su questo fronte il Gruppo Unipol si è mosso per tempo e include da molti anni l'assistenza sanitaria integrativa – tramite la Cassa di Assistenza – e la previdenza integrativa – tramite il Fondo Pensione – nelle proprie previsioni contrattuali, offrendo quindi a tutto il personale dipendente una serie di significativi vantaggi sia di tipo sanitario e assistenziale (a titolo esemplificativo sono previste coperture per grandi interventi, ricoveri in genere, cure dentarie visite specialistiche, accertamenti diagnostici e check-up) sia di tipo previdenziale.

«È chiaro che un contesto come quello del Gruppo Unipol è già particolarmente favorevole per tutto quanto concerne gli strumenti di previdenza integrativa a disposizione dei dipendenti, che godono ad esempio di una serie di automatismi - afferma Alberto Boidi, responsabile Vita in UnipolSai -. Pur all'interno di questo contesto, tuttavia, utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione dipende in parte dalla sensibilità individuale, dato che anche nell'ambito della previdenza integrativa vale sempre la regola che più si versa, maggiori sono le prestazioni cui si ha diritto a scadenza». C'è ad esempio la possibilità di accedere a forme di previdenza di terzo pilastro che il Gruppo mette a disposizione per i propri dipendenti a favore ad esempio del coniuge, dei figli o di familiari a carico: sta alla sensibilità individuale attivarle o meno. «Avendo ben presente come Gruppo – sottolinea Boidi - il ruolo sociale che abbiamo, che nello specifico significa adoperarci per promuovere una sempre maggiore adesione a forme di previdenza integrativa e quindi un sempre più diffuso accesso a prestazioni di welfare, continueremo a lavorare, al nostro interno ma anche sull'esterno, per far crescere la cultura previdenziale, soprattutto nei giovani. Perché è un elemento costitutivo di un sistema di welfare che funziona».

 

 

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