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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Vivere scollegati

Vivere scollegati

Well Being

Staccare la spina e disconnettersi, almeno ogni tanto, da smartphone, tablet e pc, migliora la nostra salute fisica e mentale. E favorisce lo sviluppo di una solida personalità per i nostri figli.

​​Benefici a livello di tendini e schiena, relax per il muscolo ciliare con spostamento più in la nel tempo dell'insorgere della miopia, normale equilibrio fisiologico (nell'umore e nelle relazioni) che invece viene destabilizzato dai campi magnetici, vera e propria disintossicazione dai social, il cui ossessivo controllo per molte persone sta diventando una sorta di "schema di ricompensa" tipico delle dipendenze: mi concedo una sigaretta, mi merito un bicchiere, ho bisogno di vedere quanti like ho ricevuto. E, infine, ma probabilmente la cosa più importante, la possibilità per i più giovani di crescere costruendosi una personalità propria e non solo in base ai feedback digitali.

Certo, chi propone settimane di digiuno dal web probabilmente vive su un altro pianeta. L'iperconnessione, tuttavia, sta sfuggendo di mano, soprattutto in Italia: il 57% delle persone controlla il telefono entro 22 minuti dal risveglio, e il 59% da una occhiata al cellulare più di 200 volte al giorno; l'80% dorme con lo smartphone di fianco, e l'83% legge mail durante la notte.

In base al Rapporto Digital Italia 2018, la Penisola è il paese con la più alta penetrazione al mondo di telefonini. Si passano oltre due ore al giorno in connessione mobile (record in Europa) e quattro ore al giorno in connessione fissa. Un totale di sei ore, delle quali due in media dedicate ai social. Sono on line 43 milioni di persone (il 73% della popolazione italiana), di cui 34 milioni utenti attivi sui social. L'88% usa Internet ogni giorno, il 54% guarda video on line ogni 24 ore, e l'88% degli utenti Facebook si collega via mobile.

Insomma, una marea di relazioni, di dati, di appuntamenti, di informazioni. Che, però, ha un costo. In termini di salute fisica, mentale e di sviluppo della personalità. Necessari, quindi, almeno alcuni accorgimenti per vivere meglio, sani e sereni, pur se col cellulare sempre a portata di mano.

«Si parla di sindrome da videoterminale. Che prima riguardava solo chi stava troppe ore al pc in ufficio. Ma che ora interessa un po' tutti, sia al lavoro, sia a casa», spiega Fabrizio Formenti, medico, responsabile oculistica Istituti clinici Zucchi di Monza (gruppo ospedaliero San Donato). I nostri occhi, infatti, sono sottoposti a un massiccio stress: davanti al computer saltano dallo schermo alla tastiera al piano di lettura. Con un continuo processo di messa a fuoco. E il muscolo ciliare, che controlla questo processo, si affatica. «Anche l'occhio più forte, sotto questo bombardamento, capitola. La luminosità e i colori dello schermo stancano, così come gli sfarfallii dello schermo danno fastidio all'occhio, che si deve adattare a immagini in continua vibrazione». Insorgono bruciore, arrossamento, secchezza dell'occhio. «In genere alcuni disturbi visivi piccoli, che in situazioni di normalità sarebbero stati compensati, possono invece emergere in maniera più conclamata in condizioni di stress. Per esempio - prosegue Formenti - la lacrimazione scarsa, in condizioni normali, si supplisce. Al pc, invece, c'è tensione, attenzione, ci si dimentica di sbattere spesso le palpebre, e insorge la secchezza. Nei prossimi anni, infine, ci sarà di sicuro un aumento dei miopi nel mondo proprio perché si guarda tutto da vicino e quasi nulla da lontano».

Consigli e rimedi? «Le condizioni ambientali sono importanti. Per esempio, è fondamentale avere sempre una illuminazione buona e diffusa in tutto l'ambiente. Molto sbagliato, quindi, guardare uno schermo al buio nel letto. Evitare, perciò, sorgenti uniche di luce. E ricordarsi di sbattere spesso le palpebre, anche per igiene, poiché il pc modifica il microclima ambientale e rende l'aria più secca. Comunque, quando si sta per lungo tempo di fronte a una fonte luminosa bisogna ricordarsi di fare delle pause. È sufficiente guardare fuori dalla finestra - dice Formenti - per consentire al muscoletto ciliare di rilassarsi». Perché il vero grosso problema è che si passano troppe ore a guardare oggetti da vicino. Mentre il nostro occhio, nella evoluzione dell'uomo, dovrebbe scrutare l'orizzonte, gli spazi aperti. «È provato che nei prossimi anni cresceranno molto i miopi, proprio per queste mutate abitudini. Il mio consiglio, quindi, è stare il più possibile all'aria aperta, sia da adulti, sia, soprattutto, da bambini».  

Iperconnessione: attenzione ai bambini

E in effetti i soggetti più esposti ai danni da iperconnessione sono proprio i bambini: si parla di dipendenza quando vengono superate le sei ore di connessione al giorno. Il 5% degli adolescenti in Italia ha questo tipo di patologia: il primo smartphone, in genere, arriva tra i 10-12 anni, ma nel 26% dei casi è già in dotazione tra i 6-10 anni, e nell'1,4% addirittura a 5 anni. Un preadolescente su due naviga sul web di notte all'insaputa dei genitori. La rete sostituisce la vita reale. Mancano la solitudine, i tempi morti, la noia. I ragazzi non sono mai veramente soli, chattano, chiamano, sono sempre connessi. Il rischio è che si costruiscano una personalità in base ai like e ai feedback ricevuti in rete. L'iperconnessione, inoltre, aumenta la pressione sanguigna, gli stati di ansia, i deficit di attenzione e di ascolto.

Tuttavia «è difficile dare regole sulla connessione ai bambini, perché noi adulti siamo i primi a stare sempre connessi. E spesso, mentendo, giustifichiamo la nostra iperconnessione dando la colpa al lavoro. Quindi - sottolinea Anna Ogliari, medico, specializzato in psicologia clinica e psicopatologia dello sviluppo presso l'Ospedale San Raffaele di Milano - per dare regole agli adolescenti o preadolescenti (i primi problemi insorgono attorno ai 12-13 anni, in seconda–terza media, ndr) ci deve essere innanzitutto un buon equilibrio dell'adulto con il tema della connessione».

Va detto che la connessione ha dei vantaggi per i più piccoli: li aiuta a riconoscere la persistenza di un oggetto o di una persona, ovvero che gli oggetti o le persone continuano a esistere anche se non li vedi. Grazie alla tecnologia, insomma, un bambino capisce meglio che nonostante la mamma sia lontana, può comunque essere presente nella sua vita. Il linguaggio dei social, però, è molto diverso dalla lingua scritta e parlata. Si abbrevia, si gergalizza, si esprimono concetti complessi con gli emoticon. E tutto ciò ha rilevanti impatti nell'apprendimento scolastico. «Infatti - commenta Ogliari - è difficile ricreare un linguaggio vicino alla lingua italiana, ci sono difficoltà di apprendimento per il continuo passaggio da una lingua all'altra, a emozioni e sentimenti che invece nel linguaggio dei social si sintetizzano con emoticon. In sostanza siamo tornati ai geroglifici. Uno spedisce un cuoricino. Ma cosa c'è dietro il cuoricino? Dire e scoprirsi dentro le emozioni diventa sempre più complicato».

Quindi quali sono i consigli di una esperta? «Naturalmente il taglio della rete non può essere drastico, ma graduale. Io consiglio sempre che quando uno studia o fa i compiti non deve avere il cellulare sottomano. Importante che i ragazzi imparino le strategie di apprendimento, in modo da essere solidi, non distrarsi, senza perdere attenzione e concentrazione. Sui social, invece, spesso potrebbero trovare spunti per rendere l'apprendimento più semplice. In secondo luogo, consiglio che nella vita dei ragazzi ci siano relazioni vere vissute fuori dai social: i genitori, quindi, devono impegnarsi a costruire momenti di confronto dei propri figli con i coetanei, nello sport, nei parchi, o in altri appuntamenti condivisi. Momenti nei quali i ragazzi possano parlare di sé in modo vero».

Vivere scollegati, perciò, avrebbe sicuramente dei vantaggi. In termini di benessere fisico e di relazioni con gli altri. Senza l'ansia da "controllo notifiche", "rispondi al whatsapp", "leggi la mail", le persone, per esempio, ascolterebbero i relatori durante i convegni (avete notato? Dopo pochi minuti quasi tutti iniziano a chinare il capo verso i loro smarphone), presterebbero attenzione agli attori a teatro o al cinema, alla moglie o al marito a letto, ai figli a tavola, al vicino di posto sui mezzi pubblici, e anche alla strada mentre si guida. Nei soggetti più predisposti o di natura ansiosa, che sviluppano tachicardia, sudorazione, i medici hanno notato caratteristiche di ipercontrollo dei social, una dipendenza da social che, come detto, ricalca "schemi di ricompensa" tipici delle dipendenze: mi concedo una sigaretta, mi merito un bicchiere, ho bisogno di vedere quanti like ho ricevuto.

Un po' di disconessione potrebbe anche migliorare l'umore. Perché, come racconta Cristiano Fusi, medico, fisiatra, responsabile riabilitazione specialistica degli Istituti clinici Zucchi di Monza (gruppo ospedaliero San Donato), «ci sono i campi magnetici, emanati non solo dai singoli device, ma soprattutto dal wi-fi. Le onde elettromagnetiche influiscono sulla normale omeostasi, ovvero su quel complesso di comportamenti che ci consentono di raggiungere un normale equilibrio fisiologico nella nostra vita quotidiana. I campi magnetici, purtroppo, comportano alterazioni sull'umore, danno agitazione. Non provocano i tumori, ma mutamenti psicofisici nelle relazioni, tensione, stress. E a lungo andare influiscono sul corpo inducendo cambiamenti lenti ma progressivi».

In secondo luogo un po' di disconessione migliora la postura: «Si guarda il cellulare, si parla al telefono, si assumono posizioni scorrette per molti minuti. Nella postazione pc in ufficio - prosegue Fusi - il video magari non è esattamente davanti al viso, a volte è un po' di lato, comportando torsioni innaturali. Spesso si protende il collo verso il monitor, perché non ci si vede bene. Oppure il mouse non è allineato al gomito, per problemi di altezza della sedia. Ed ecco che partono epicondiliti, tendiniti al polso o al pollice, rachialgia, dorsolombalgia».

Perciò, quali accortezze adottare? «Evitare di stare in ambienti chiusi per tante ore soggetti a campi magnetici, e usare sempre o il vivavoce o gli auricolari quando si sta al telefono. Se si guardano tablet, pc o smartphone a letto - conclude Fusi - porre sempre due cuscini dietro la schiena, appoggiandoci sopra le spalle, non solo il collo, per evitare così che il collo formi un angolo troppo chiuso».

 

 

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