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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > I virus si combattono a tavola

I virus si combattono a tavola

Well Being

Una corretta nutrizione dà una mano importante al sistema immunitario. Uno studio americano spiega perché e cosa si dovrebbe fare.

​​​Le raccomandazioni per la salute pubblica, inclusi il lavaggio delle mani e le vaccinazioni, aiutano a ridurre la diffusione e l'impatto delle infezioni. Tuttavia, sono necessarie ulteriori misure. Il ruolo che la nutrizione svolge nel sostenere il sistema immunitario è consolidato. Numerosi dati clinici dimostrano che le vitamine, comprese le vitamine A, B6, B12, C, D, E e acido folico, gli oligoelementi, tra cui zinco, ferro, selenio, magnesio e rame e gli acidi grassi Omega-3 svolgono ruoli importanti e complementari nel sostenere il sistema immunitario. 

Eppure, l'inadeguata assunzione o il mancato mantenimento di questi nutrienti sono molto diffusi, determinando una riduzione della resistenza alle infezioni e di conseguenza un aumento delle malattie. Lo sottolinea l'abstract di un articolo scientifico redatto dal biochimico Adrian Gombart, un'autorità del settore, che al Linus Pauling Institute presso la Oregon State University indaga sull'influenza della nutrizione sul nostro sistema immunitario. E ora che si è inaugurata la fase 2 post Covid 19, tra voglia di tornare alla normalità e paura di esporsi al contagio, le sue parole possono fornire spunti utili per rinforzare quel sistema immunitario che rappresenta una delle forme di difesa più efficaci contro le infezioni virali, Corona virus incluso. Due premesse sono però necessarie: «Da un lato il rafforzamento del sistema immunitario tramite gli alimenti da solo non basta contro l'attacco del Covid» ha detto Caterina Cellai, dietista specializzata in alimentazione e nutrizione umana che lavora presso il centro medico Sant'Agostino di Milano che in questa fase eroga video consulti nutrizionali in tutta Italia. «D'altra parte, se è vero che un'alimentazione equilibrata può solo aiutare a resistere agli attacchi patogeni, per converso, mangiando troppo o male aumentiamo la nostra vulnerabilità».

Infatti nel mondo scientifico c'è ormai un vasto consenso, per esempio, sulla correlazione tra efficacia della nostra risposta immunitaria e lo stato di salute del cosiddetto microbiota intestinale, ovvero l'insieme dei microorganismi che vivono nel nostro intestino. «Più lo si studia più si capisce il suo ruolo sulle nostra salute sin dall'infanzia, al punto che possedere o no un certo tipo di microbiota avrebbe una relazione con la predisposizione o no a sviluppare certi tipi di malattie» ha chiarito Cellai. Di recente i ricercatori dello Shangai Institute of Digestive Disease hanno osservato una correlazione tra una cattiva condizione del microbiota e la severità delle infezioni da Coronavirus. Di conseguenza, contemplando una possibile efficacia di una corretta nutrizione sul benessere intestinale, gli esperti cinesi hanno ipotizzato che i probiotici possano modulare il microbiota intestinale per alterare favorevolmente i sintomi gastrointestinali e proteggere anche il sistema respiratorio. «Per quanto manchino per ora altre evidenze circa il Covid-19 sicuramente i probiotici sono una categoria benefica di alimenti, in quanto nutrono i microorganismi intestinali» prosegue Cellai. «Per questo motivo, yogurt o latticini vanno inseriti in modo costante nella nostra dieta, come il kefir o altri cibi fermentati. Inoltre, per mantenersi in salute occorre un buon apporto di acidi grassi insaturi e polinsaturi come quelli della frutta secca, del pesce e dell'olio d'oliva, delle fibre di frutta e verdura e di quelle derivate da alimenti integrali». Numerosi studi hanno dimostrato come le persone obese abbiano un microbiota “sballato". «Questo fa presumere che, al contrario, un'alimentazione ricca di zuccheri, di grassi “cattivi" e di alcool possa determinare conseguenze negative a lungo termine sulla flora intestinale» ha aggiunto Cellai.

Ovviamente, è la dose che fa il veleno, non la singola trasgressione. Ma questo vale, paradossalmente, anche per i micronutrienti che dovrebbero farci bene. Il citato Gombart nel suo studio sul Covid raccomanda di integrare la dieta con acidi grassi Omega-3 e di vitamine C e D, ma “entro i limiti di sicurezza superiori raccomandati". Perché un eccesso di Omega-3 (acidi grassi polinsaturi presenti in particolare nel pesce) ha controindicazioni per le persone che assumono anticoagulanti e gli antinfiammatori non steroidei (i Fans) perché possono aumentare il tempo necessario per la coagulazione del sangue. La vitamina C, disponibile negli agrumi, è un cofattore indispensabile in numerosi processi fisiologici per la regolazione del sistema immunitario, per la sintesi di collagene, la produzione di ormoni e neurotrasmettitori, per il metabolismo del ferro ed il suo assorbimento. Tuttavia, in dosi troppo elevate (più di 3-5 grammi al giorno) può determinare fenomeni di ipervitaminosi e calcolosi renale. Quanto alla vitamina D, che si trova in fegato, olio di pesce e tuorlo d'uovo, secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Torino che ha analizzato la correlazione tra l'insorgenza dell'infiammazione polmonare da coronavirus e la carenza di questa vitamina, la sua assunzione riduce il rischio di infezioni respiratorie di origini virali e irrobustisce il sistema immunitario.

Tuttavia, superato il limite di assunzione raccomandato, di 40.000 IU/al giorno, la stessa sostanza può provocare una calcificazione diffusa a livello dei vari organi, con malesseri conseguenti. «Prima di assumere integratori, meglio misurarne il valore con gli esami del sangue: il deficit di vitamina D, sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l'assorbimento dei raggi solari operato dalla pelle, è ormai generalizzato nella popolazione, che non sta più all'aria aperta. Ma questo valeva anche prima del lockdown», ha sottolineato Cellai. Ora che ci siamo rimessi in moto in una vita “quasi normale", è il momento di approfittarne, rafforzando le nostre difese immunitarie in modo naturale. Del r​esto, Gombart ha concluso il suo studio raccomandando alle autorità della sanità pubblica di includere strategie nutrizionali nelle loro indicazioni per la salute generale. ​

 

 

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