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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Vita e lavoro racchiusi in uno schermo

Vita e lavoro racchiusi in uno schermo

Technology

In questo 2020 così surreale l’esperienza videocentrica ha subito un’accelerazione senza precedenti. E il video è diventato un riflesso su cui incentrare la nostra vita quotidiana e il lavoro a distanza.

Ormai è chiaro: l'acerrimo nemico per Mark Zuckerberg, il papà della galassia Facebook, arriva dalla Cina ed è da contrastare con ogni mezzo sul terreno degli stream video. Così ad agosto di quest'anno sul mercato americano con Instagram debutterà Reels. Si tratta di una nuova piattaforma in diretta concorrenza con TikTok, oggi attiva in oltre 150 Paesi, tradotta in 75 lingue e popolata da un miliardo di utenti che producono contenuti di una quindicina di secondi. La sfida è sempre più nei video che ci ipnotizzano nei nostri consumi quotidiani in mobilità, durante la vita quotidiana o al lavoro. Di Reels pochi giorni fa ne ha scritto anche quella che è considerata, a detta di molti, la vera e propria “Bibbia tecnologica mondiale" TechCrunch con un titolo alquanto eloquente: Instagram espande il suo clone di TikTok Reels su nuovi mercati. «Dopo il suo lancio avvenuto lo scorso anno in Brasile a partire dalla metà di luglio Instagram ha iniziato a implementare Reels in Francia e in Germania, consentendo agli utenti di registrare brevi video di quindici secondi impostati su tracce musicali o altri effetti sonori, per poi condividerli sulla piattaforma. La funzione Reels è simile a TikTok in quanto presenta una serie di strumenti di modifica che semplificano la ripresa di video creativi. Al lancio, ad esempio, Reels offriva un conto alla rovescia, la possibilità di regolare la velocità del video e altri effetti», ha argomentato su TechCrunch Sarh Perez.

L'ascesa dei video-performer
La dittatura del video e della moltiplicazione delle narrazioni multimediali si legge nei nuovi consumi dettati dal lockdown prima e da questa lenta ripartenza ora. Già nel tempo dell'isolamento forzato tutti si sono riversati su smartphone e tablet: così per Comscore il traffico dati si è incrementato del +68%. Un numero che ha dell'incredibile e che è anche specchio di una alfabetizzazione maggiore e trasversale all'uso delle tecnologie. Anche Apple ha raccontato questa nuova creatività casalinga e l'ha fatto – guarda un po' – puntando su un video caricato su YouTube e che in pochi giorni ha superato tre milioni di views. Creativity goes on è così uno splendido montaggio dedicato ai creativi di tutto il mondo per una campagna trasmessa online e sulle tv via cavo americane. Un modo per mostrare il ruolo pervasivo del digitale e la centralità della funzione legata al video. «Oggi siamo tutti prosumer e come diceva Marshall McLuhan già nel lontano 1976 everybody a broadcast. Tutto ciò ha cambiato completamente il rapporto tra i pubblici», mi ha raccontato il sociologo dei media Derrick de Kerckhove, che ho intervistato su Nòva del Sole24Ore ad inizio aprile. È il potere editoriale diffuso, con la trasformazione dei pubblici del passato che mutuano in produttori di contenuti. Ed è la conferma della teoria di Nicholas Abercrombie e Brian Longhurst, autorevoli sociologi britannici che già trent'anni fa, in tempi non sospetti, teorizzarono l'ascesa dei performer: lo spettacolo deborda dai confini naturali per invadere tutti gli spazi interstiziali della vita quotidiana. In fondo questa intuizione era stata colta già da tempo a Menlo Park, headquarter del colosso Facebook. «Video, video, video». Così dichiarava a Fortune già quattro anni fa Nicola Mendelsohn, vice-presidente di Facebook in Europa, intervistata in una kermesse promossa da Fortune. E la risposta non lasciava spazio ad equivoci sull'idea di futuro.

Schermi in guerra (anche al lavoro)
Oggi però il passaggio alla cultura videocentrica entra nei nuovi stream di lavoro e diventa un fenomeno ancora più globale e pervasivo. A spiccare c'è Zoom. Una crescita in Borsa, inversamente proporzionale a quella reputazionale. Questa società californiana di videoconferenze con duemila dipendenti – il giro d'affari è sui 330 milioni di dollari – è una di quelle realtà che ha scommesso sulla presenza integrata del video e dell'audio nei meeting a distanza. Usabilità dell'interfaccia e immediatezza dell'integrazione dei canali. Ma in primavera è stata messa sulla graticola per comprovate falle al sistema di gestione dei dati. Per correre ai ripari ci ha messo la faccia lo stesso Eric Yuan, carismatico fondatore e amministratore delegato, intervenuto direttamente alla Cnn. «Ci siamo mossi troppo in fretta e abbiamo commesso alcuni passi falsi, ma abbiamo imparato la lezione e abbiamo deciso di concentrarci su privacy e sicurezza», ha dichiarato Yuan. 

C'è da dire che l'effetto combinato dell'emergenza nella nuova economia domestica e lavorativa ha visto in questi mesi ​trionfare altre piattaforme hi-tech centrate sul video. Tra le realtà più promettenti arrivate in Italia si distingue Streamyard, creata da due giovani programmatori conosciutisi in università. La piattaforma si basa su facilità d'uso e stabilità. «Pensiamo​ che lo streaming live sia un ottimo mezzo per la narrazione. Che tu sia un marketer o un imprenditore o solo qualcuno con qualcosa da dire, lo streaming live è un modo entusiasmante ed efficace per diffondere il tuo messaggio», ha dichiarato Geige Vandentop, CEO di Streamyard. Ecco di nuovo il video come volano per accrescere interesse, coinvolgimento, vanità. 

 

 

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