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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Vaccino Covid: 10 cose da sapere

Vaccino Covid: 10 cose da sapere

Well Being

Fidarsi o non fidarsi? Changes ne ha parlato con Antonio Clavenna, responsabile dell’unità di farmacoepidemiologia presso l’istituto Mario Negri di Milano.

​​«Speriamo che il vaccino serva a tenere sotto controllo la trasmissione del virus, ma finché non sapremo quale sia la reale efficacia o avremo maggiori dettagli sul modo in cui il virus si trasmette, non possiamo pensare che con l'arrivo del vaccino si potrà sradicare il virus». Così recita un recente comunicato dell'Oms, l'Organizzazione Mondiale della Sanità con sede a Ginevra, in relazione alle prospettive legate ai vaccini anti Covid 19. Nel mondo sono attualmente 58 i preparati in sperimentazione clinica, di cui 13 quelli approdati alla fase 3, che ne misura l'efficacia su larga scala. Quelli che probabilmente saranno distribuiti in Italia sono tre: Moderna, Pfizer-Biontech e Astrazeneca (che per un errore nel dosaggio dovrà prevedere una nuova fase di test). Abbiamo chiesto ad Antonio Clavenna, responsabile dell'unità di farmacoepidemiologia presso l'istituto Mario Negri di Milano, di fare chiarezza su cosa sappiamo su di loro.

1) Come funzionano i vaccini?

Quello di Pfizer e di Moderna si basano sul cosiddetto Rna messaggero, una molecola genetica che “codifica", ovvero che fornisce le informazioni utili affinché le nostre cellule producano la proteina Spike, con cui il coronavirus aggancia le cellule sane e le invade. Quando questa proteina viene riconosciuta dal nostro sistema immunitario, per reazione esso produce gli anticorpi che contrattaccano, ritenendolo un virus vero e proprio. Per arrivare alla produzione della medesima proteina Spike, il vaccino di AstraZeneca usa invece come vettore un fattore virale, ovvero un virus innocuo per l'uomo.

2) Quanto sono efficaci?

Possediamo poche informazioni dai primissimi studi dell'effetto dei vaccini anti Covid nell'uomo e scarse sono le informazioni deducibili dai comunicati stampa. Da ciò che parrebbe emergere, l'efficacia dei vaccini di Pfizer e Moderna supera il 90 % a distanza di una o due settimane dopo la somministrazione della seconda dose, che avviene 21 giorni dopo la prima per Pfizer e 28 per Moderna. Tuttavia, per ora non sappiamo se il vaccino impedisca che una persona asintomatica possa infettare altri o se una persona, già vaccinata, possa ugualmente contrarre il virus. I dati sono promettenti, ma vanno valutati dalle apposite agenzie e diffusi tramite pubblicazioni.

3) Quanto sono sicuri?

In base ai dati a nostra disposizione i vaccini sono ben tollerati dai pazienti, con una bassa percentuale di effetti collaterali come febbre, dolore nell'area in cui è stata praticata l'iniezione, stanchezza, brividi. Questi fenomeni sono stati osservati nel 5-10% dei vaccinati, circa 40 mila persone: una percentuale paragonabile ad altri preparati già messi in commercio. Come succede con tutti i farmaci, al momento non conosciamo il rischio di effetti collaterali molto rari, la cui incidenza richiede una vaccinazione estesa a un campione molto più ampio di popolazione. Inoltre, se gli effetti collaterali più frequenti in genere si verificano entro un periodo tra i 15 giorni e le 6-7 settimane dopo la somministrazione del farmaco, ignoriamo gli effetti del vaccino a distanza di anni. Comunque, da un lato oggi la maggioranza dei vaccinati sta bene; dall'altro di qui al momento in cui il vaccino sarà disponibile sarà passato altro tempo e avremo raccolto più dati sulle eventuali reazioni avverse.

4) Quanto dura l'immunità?

Per ora non sappiamo quanto durerà la protezione: se un mese, sei mesi o di più. I dati scientifici sono discordanti perché alcuni studi osservano la presenza degli anticorpi, che combattono il virus, anche dopo 6 mesi, mentre altri ne riscontrano la diminuzione dopo uno o due mesi. Inoltre non conosciamo il ruolo dell'immunità cellulare, un meccanismo di difesa legato ai linfociti T, che prescinde dagli anticorpi: può darsi che chi non ha mai sviluppato gli anticorpi o non li ha più sia comunque protetto dal virus e non si infetti di nuovo.

5) Potranno vaccinarsi tutti?

I dati dimostrano un'efficacia del vaccino anche sulle persone di età avanzata, per quanto la capacità di proteggere sia probabilmente inferiore rispetto al soggetto adulto, come capita con altri vaccini. È verosimile, però, che per alcune categorie di persone, come gli immunodepressi, o chi ha malattie autoimmuni, sia necessario condurre altri studi. In più, ancora non si conosce l'effetto del vaccino sui bambini perché gli studi in età pediatrica iniziano solo quando si hanno dati sufficienti su popolazione adulta. Alcuni studi sugli adolescenti sono in corso di svolgimento.

6) Quale vaccino arriverà prima in Italia?

Probabilmente quello della Pfizer, il primo che ha concluso la fase 3, la cui disponibilità è stimata in 3 milioni e 400 mila dosi nei primi mesi 2021. Rispetto a qualche mese fa l'arrivo di quello di AstraZeneca, con l'errore legato alle dosi, pare più lontano per la necessità di un riesame da parte delle agenzie regolatorie.

 7) Se la vaccinazione sarà effettuata solo sugli adulti basterà a fermare i contagi?

A oggi non sappiamo quanto a lungo il vaccino protegge, né se blocca la contagiosità del soggetto portatore del virus anziché la semplice malattia. In più non sappiamo la misura dell'efficacia nelle varie classi di età. Ciò premesso, è probabile che almeno per il primo anno dal suo arrivo sul mercato il vaccino non basterà a sconfiggere l'epidemia. Potrebbe aiutare a ridurre la trasmissione del virus, ma alcune misure di precauzione andranno comunque mantenute. Ci vorranno almeno due anni perché si pensi di poter tornare alle abitudini di un tempo.

8) Sarebbe meglio se il vaccino fosse obbligatorio?

Dal punto di vista puramente teorico una percentuale di vaccinati del 60 -70% è sufficiente per ottenere la cosiddetta “immunità di comunità". Stando ai sondaggi, essa dovrebbe essere raggiunta senza imporre l'obbligo ai cittadini italiani per i quali, semmai, il problema sarà l'offerta di vaccini inferiore alla domanda di quanti li vorrebbero subito. Dal punto di vista personale, invece, rilevo che l'obbligatorietà avrebbe più ricadute negative che vantaggi. Se i vaccini, mai sperimentati prima, determinassero effetti negativi per ora ignoti, l'obbligo comprometterebbe il rapporto di fiducia tra le persone e le istituzioni sanitarie in ambiti che vanno oltre il vaccino.

9) Qual è il grado di affidabilità sugli altri vaccini annunciati, quello cinese e il russo Sputnik V?

Alcuni prodotti sono già stati usati nei Paesi Arabi e parrebbero efficaci. Alcuni dei vaccini sviluppati in Cina usano approcci simili a quello di Oxford e dunque potrebbero essere altrettanto attivi. Tuttavia, in mancanza di informazioni complete, è difficile capire di cosa si tratti, e in ogni caso difficilmente questi vaccini arriveranno sul nostro mercato, a fronte di popolazioni così numerose da necessitare di tutta la rispettiva produzione nazionale.

10) Il vaccino sconfiggerà il virus o è possibile la sua mutazione genetica?

Chi studia i virus ritiene che il Covid per ora abbia effettuato meno mutazioni rispetto ad altri virus, il che ci conforta sull'efficacia del vaccino per un periodo prolungato. È ipotizzabile che siano necessari richiami annuali o perché il virus ha un po' mutato la sua natura e va “ritarato" il relativo vaccino o perché nel tempo si indebolisce la risposta immunitaria legata al farmaco. ​


 

 

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