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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Estate italiana: in vacanza con il virus

Estate italiana: in vacanza con il virus

Society 3.0

Al mare o in montagna si afferma una nuova sostenibilità legata alla responsabilità sociale degli operatori turistici. Il viaggio è cambiato.

​Ogni giorno che passa ci rendiamo tutti conto di quanto il Covid-19 abbia sconvolto le nostre abitudini, i nostri modi di vivere e di godere del nostro tempo libero.  Abbiamo anche appreso molte lezioni prima fra tutte il fatto che non esiste più una netta distinzione fra la dimensione economica, quella sociale, ambientale e istituzionale. La sostenibilità le integra tutte.

Anche le nostre vacanze, per chi potrà ancora permettersele, sono diverse. E magari impareremo a renderle migliori perché più semplici, più lente, più consapevoli e rispettose. Scoprire le bellezze di luoghi poco conosciuti e magari vicino a casa. Assaporare il piacere di immergersi nella natura e nella bellezza che questa ci sa regalare. Il turismo rappresenta il 10% del Pil mondiale e sa muovere grandi numeri di persone che sono anche in grado di determinare trasformazioni importanti nella composizione sociale nonché di generare impatti nella configurazione dei territori.

Oggi però il turismo va ripensato e rimodulato completamente. È necessario che il suo nuovo approccio contempli una diversa ma capace pianificazione dei flussi turistici orientandone le offerte verso zone alternative o comunque fino ad oggi ritenute minori o periferiche. Si parla di “turismo di prossimità” che risulta essere anche più sostenibile dal momento che le distanze sono più brevi e quindi il risparmio energetico è maggiore. Il turismo sostenibile, così arricchito anche da questa accezione, può diventare strategico perché non riguarda solo l’ambiente e l’economia ma anche la nostra salute e la nostra sopravvivenza. Alla sostenibilità fino a ieri, prima della pandemia, era legata la responsabilità dei viaggiatori nei confronti della popolazione locale e nella attenzione al rispetto dell’ambiente e delle regole per la gestione attenta delle risorse e dei rifiuti.

Oggi bisogna anche fare i conti con una nuova sostenibilità: quella legata alla responsabilità sociale degli operatori turistici che devono garantire agli ospiti igiene e sanificazione oltre a dispositivi adatti, laddove è previsto, per mantenere l’adeguato distanziamento sociale. Siamo ancora in un clima di grande incertezza e in questi momenti cruciali dobbiamo raccogliere energie per trovare nuove soluzioni anche per trascorrere bene il nostro tempo libero. La rinascenza del turismo post Covid parte dalla conoscenza. Il virus ci ha colpiti ma ha anche ridisegnato la nostra capacità di immaginare e ci ha insegnato la resilienza. Dobbiamo mettere in moto velocemente e bene questo cambiamento. Il “dopo” che verrà, contempla l’analisi di quello che è successo ma anche il riconsiderare i luoghi vicini a noi. Dobbiamo riscoprire e rivalutare le bellezze nelle nostre regioni o di quelle vicine e privilegiare mete poco affollate. 

Sono favoriti quindi itinerari anche in bici alla scoperta dei borghi, il "turismo lento" e quello in solitaria.  La grande occasione che ci si presenta procede su un doppio binario: quello di ripensare al turismo ma anche quella di riscoprire il nostro Paese. Ce n’è davvero per tutti i gusti.  Non solo le solite spiagge o i luoghi noti delle Dolomiti che comunque hanno saputo subito riconformarsi alle esigenze, ma anche quelli meno noti e altrettanto affascinanti delle Prealpi, o i paesini arroccati sugli Appennini o ancora quei deliziosi borghi collinari fra i vigneti o vicini alle coste. Le città d’arte minori presentano ottime offerte soprattutto per chi intende affittare una casa ma anche certi villaggi in prossimità delle foreste o dei parchi. 

Diamo ora uno sguardo all’analisi e a certi dati sul turismo anche per convincerci delle scelte giuste e delle mete che ci vorremo dare. L’arresto dei flussi turistici ha determinato una perdita economica molto consistente. Se si pensa che il nostro Paese è il primo in Europa per strutture ricettive e se si pensa anche ai risultati del Conto Satellite del Turismo che per il 2017 hanno confermato che il peso del valore aggiunto delle attività turistiche sul totale dell’economia è di circa il 6%, si capisce presto che le presenze turistiche nel nostro paese non sono solo “domestiche”. Già i primi effetti cruciali sul comparto turismo si registrarono a febbraio con la diffusione della malattia, ma è stato il mese di marzo che ha registrato il blocco totale in corrispondenza con i provvedimenti di distanziamento sociale. Un arresto che ha coinciso proprio con il rilancio stagionale favorito da un susseguirsi di ponti e festività.

Dai dati ISTAT è la Primavera che richiama molti turisti e la composizione della domanda di turismo in Italia indica che in questa stagione la clientela estera è più rappresentata che nel resto dell’anno con il suo 56 %. Analizziamo poi un’altra fonte. Da una indagine sul turismo internazionale condotta dalla Banca d’Italia, una indicazione rilevante circa l’impatto economico della considerevole riduzione dei flussi turistici, proviene dalla spesa turistica confrontata con quella degli anni precedenti alla pandemia. Le cifre sono alte. La spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in visita nel nostro Paese ammonta per il 2019 a 44,3 miliardi di euro.  Si tratta di ricadute sui servizi di alloggi, che ne rappresenta la metà, seguiti dalla ristorazione dallo shopping e dal trasporto. Prima della crisi fra marzo e maggio l’incidenza della clientela straniera era di circa il 21,4% del totale annuo mentre quella “nostrana” era vicina al 16% (i dati sono rilevati dall’indagine “Viaggi e Vacanze”). Ebbene quest’anno la spesa sarà nulla.

Ecco perché il comparto turistico deve riconformarsi per non morire. Se il turismo non si rialza come settore, perderemo tutti. Ma è anche vero che se tutto tornerà come prima, questa emergenza non ci avrà insegnato nulla. Nessuna lezione sul rapporto nostro con la Terra, sulla irresponsabilità di questo modello di sviluppo che è stressato perché non è in alcun modo conforme alle leggi della natura. Allora se ieri si stava iniziando a imparare quanto sia importante, anche durante le vacanze, aver cura della natura e dell’ambiente, rispettare i luoghi e i ritmi senza forzare, oggi dobbiamo imparare ad averne cura. E non solo per noi che siamo vulnerabili e lo abbiamo capito bene. Ci ricordiamo quando siamo usciti all’aria aperta la prima volta dalla nostra reclusione quanta bellezza siamo riusciti a vedere tutta in una volta? Ecco finalmente abbiamo apprezzato. Abbiamo fatto nostro il paesaggio. Ci siamo entrati dentro. Molti di noi lo hanno perfino fotografato e postato come fosse un paesaggio da cartolina di quelle che si mandavano una volta con “Cari Saluti da..”.

Quante bellezze a poca distanza da casa!  Allora non smettiamo di renderci conto che abbiamo un patrimonio enorme e straordinario. Siamo l’unica nazione al mondo ad averlo così ricco e variegato. E molti sono i luoghi davvero poco conosciuti per non dire semi abbandonati che potrebbero rinascere. Basta fare qualche ricerca che già costituisce uno stimolo per arricchirci. Ecco perché per avere cura del nostro ambiente dobbiamo imparare ad apprezzare il valore della bellezza dei nostri tesori. Come sarà il turismo del dopo Covid dipende anche da noi, dalla capacità di scegliere i luoghi giusti, le mete più adatte a noi e alle nostre famiglie mantenendo sempre e con rigore i nuovi comportamenti volti sop​rattutto alla solidarietà e il rispetto e anche alla pazienza. ​

 

 

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