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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Vince l’urbanesimo resiliente

Vince l’urbanesimo resiliente

Technology

Con la pandemia tutte le grandi aziende si sono accorte che l’home working funziona, ma questo non manda in crisi il modello delle metropoli e pone il tema di “alloggi sani”.

Twitter ha dichiarato che potrebbe far lavorare i suoi dipendenti da casa per sempre. Google e Facebook hanno autorizzato l’home working fino alla fine del 2020. Con la pandemia le grandi aziende, nono solo tecnologiche, si sono accorte che lo smart working funziona e andare in ufficio non è più così importante per fare un buon lavoro. Questo potrebbe far emergere un nuovo modello di società che sposta le persone verso piccole città dove lavorare da remoto con una qualità della vita diversa. Ma credo che continueremo a frequentare i nostri uffici, anche se in modi diversi e probabilmente con maggiore flessibilità. Ciò che ha è accaduto con il virus potrebbe effettivamente permettere ad alcune fasce della popolazione di abitare, per esempio, a Roccacanotta, instaurando un pendolarismo ridotto verso le metropoli limitrofe. Ma chi ha voglia di abitare a Roccacanotta? Se ci piacciono i concerti, i musei, il foam party o il cinema d’essay, il vernissage al sabato o il brunch domenicale, il sashimi o il wat, possiamo vivere a Roccacanotta? Saranno sempre meglio New York e Milano – e persino la provincialissima Torino, a cui sono sentimentalmente legato!

Il Covid-19 ha dimostrato che l’urbanesimo ha una capacità di resilienza naturale: le città resistono alle crisi. Nei loro diecimila anni di storia hanno affrontato pandemie peggiori di quella attuale. Pensiamo alla peste, che nel Trecento falcidiò il 60% della popolazione di Venezia. Ciò non ci ha impedito, nei secoli successivi, di continuare ad affollare le sue bellissime calli e a pigiarci gli uni contro gli altri nei suoi teatri. Le nostre città non modificano facilmente la loro struttura fisica, ma si lasciano abitare in modo diverso. Si tratta di adeguare il software per preservare l’hardware.
I lockdown hanno riportato al centro del dibattito il tema dello spazio abitativo. Su questo bisogna fare una riflessione. Credo che dovremmo ripescare “l’Existenzminimum”. Si tratta di un concetto che risale al secolo scorso e alla promessa della giovane Repubblica di Weimar, sancita addirittura in costituzione, di fornire a tutti i cittadini un’abitazione dotata di sufficiente spazio e aria pulita, nonché accesso al verde e ai trasporti pubblici. In breve, un “alloggio sano”. Quali i parametri del nuovo Existenzminimum al tempo del Covid-19? Certo nuovi spazi per lavorare da casa o per collegarsi in videoconferenza senza le fastidiose intrusioni di bipedi o quadrupedi mezzi nudi. Ma anche accesso all’aria libera - quanto ho apprezzato la mia terrazza di Boston nei mesi del lockdown! - e maggior attenzione alla natura e alla pulizia. Possiamo partire da qui per immaginare la casa di domani.

ALLA RICERCA DELLA SOSTENIBILITA' SOCIALE

La parola d'ordine per le città oggi è ancora di più sostenibilità sociale che passa in particolare dalla gestione dei flussi in entrata e uscita soprattutto se si guardano quelle città dove c'è più lavoro, più ricchezza e più vita sociale. Come si pratica qui la resilienza urbana? I flussi sono fondamentali nella gestione della città. Lo stiamo scoprendo proprio in queste settimane con la App Immuni. Ma in fondo l’abbiamo sempre saputo: pensiamo a come l’erronea gestione dei flussi può mandare in tilt il traffico nelle ore di punta. Un modo per gestire bene la città non è poi così diverso dall’approccio che abbiamo seguito nei mesi scorsi per tenere sotto controllo la pandemia. Il mantra che sentivamo ripetere a ogni ora del giorno e della notte negli Stai Uniti era “Flattening the curve”, voleva dire ridurre i contagi per non superare la capacità del sistema ospedaliero. In modo analogo, dobbiamo pensare a ridurre i picchi nei flussi urbani per evitare di mandare la città in sovraccarico. Questa una delle nuove sfide di domani.

Chi sono e quali sono i soggetti e che possono contribuire all’urbanesimo resiliente? In primo luogo i cittadini. Diceva Shakespeare “What is a city but people?” Le città sono sempre in movimento e questo si lega al concetto di Futurecraft come descritto nell’ultimo libro La città di domani (Einaudi), vuol dire progettare il futuro, non limitarsi a predirlo. L’architettura agisce nelle città come un agente mutageno nella natura: produce cambiamenti del mondo artificiale, contribuendo alla sua evoluzione. Ne abbiamo bisogno come non mai, proprio per rispondere alle mutate condizioni al contorno a causa della crisi. La tecnologia è diventata l’ancora di salvezza per tutti durante la pandemia. Un’accelerazione molto interessante è quella che si è verificata negli ultimi mesi con la transizione verso lo smart working, che sta rendendo il nostro lavoro più flessibile. Anche in questo caso, si tratta di dinamiche che erano già in atto, ma che hanno subito un’accelerazione a causa del covid-19.

L'UFFICIO NON SCOMPARIRA'

Eppure, a differenza di Jack Dorsey di Twitter, non credo che l’ufficio smetterà di esistere. La parte più stimolante del nostro lavoro è il confronto con le idee degli altri, che avviene spesso in modo informale. Per questo non bastano Skype o Zoom, piattaforme per conversazioni codificate: serve un luogo fisico.
Credo, quindi, che torneremo nei nostri uffici, ma manterremo quella flessibilità di orari che abbiamo apprezzato negli ultimi mesi. Le conseguenze potrebbero essere molto significative: una riduzione anche solo del 10-15% degli spazi per uffici rappresenterebbe una rivoluzione nella gestione del patrimonio immobiliare, e magari renderebbe le grandi città più accessibili a giovani e meno agiati. Mentre la flessibilità negli orari ci permetterebbe una miglior gestione dei flussi, come dicevamo prima.
In tutti questi casi si tratta di tecnologie esistenti, la cui adozione ha subito un’accelerazione. Credo anche che nei prossimi mesi vedremo l’emergere di nuove tecnologie.

​Nel nostro piccolo, con la nostra start-up di innovazione e robotica Scribit, ad esempio, abbiamo realizzato Pura-Case, un armadietto in tessuto che utilizza l’ozono per igienizzare i capi posti al suo interno. Fondamentale in questi mesi di convivenza con il virus, ma anche in un prossimo futuro segnato da una maggior attenzione alla pulizia.
La mia idea di metropoli del domani non è cambiata: la crisi anzi ha confermato alcune ipotesi, come quella sulla permanenza dell’hardware e quella sulla leggerezza del software.

Testo raccolto da Roberta Caffaratti​​

 

 

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