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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > L’università viaggia online

L’università viaggia online

Society 3.0

In un mondo in cui la formazione è continua, gli atenei si spaccano in due tra chi crede che il digitale sia un’opportunità e chi, invece, non abbandona il modello tradizionale. Modelli a confronto.

​​​In Italia ci sono un centinaio di università riconosciute dal ministero dell'istruzione, di cui 68 statali e 30 private. E sono in totale 11 le università telematiche, di cui solo una pubblica, la Unitelma della Sapienza, che conta 1.461 iscritti.

Le cinque università telematiche più importanti (Pegaso, Niccolò Cusano, Uninettuno, eCampus e Guglielmo Marconi), tutte private, hanno oltre 70 mila studenti iscritti. Più di quelli che in questi mesi popolano sei dei più prestigiosi atenei privati della Penisola, ovvero Bocconi, Cattolica, Luiss, Iulm, Liuc e Vita-Salute San Raffaele, fermi a quota 68 mila unità. Ovvio, in queste strutture ci sono numero chiuso e una rigida selezione, mentre l'università telematica è, per definizione, senza limiti di iscritti. Tuttavia questi dati già di per sé sono piuttosto interessanti, descrivono un fenomeno e fanno riflettere sui possibili radicali cambiamenti nei modelli educativi dei prossimi anni.

In primis, nessuna istituzione, tantomeno le università, può sottrarsi allo tsunami digitale. Non si può pensare, cioè, che le persone che ormai vivono una buona parte della loro vita sugli smartphone, i pc o i tablet, per divertimento o lavoro, possano invece tornare indietro e concepire una loro formazione solo dietro i banchi di scuola, nei rituali immodificabili del liceo o delle facoltà. I contatti umani, certo, restano fondamentali, ma il percorso formativo, si dice da più parti, deve trovare nuove strade più rapide ed efficaci.

Quindi, ha ancora senso frequentare fisicamente le università? Funziona ancora il modello con campus, residenze, infrastrutture, edifici, un corpo docente stabile? Vale la pena, per le famiglie, investire così tanti soldi per iscrivere i figli a costosi atenei, pagare vitto e alloggio, mantenerli fuori sede, il tutto per una laurea che, oggi, non ha più la funzione automatica di ascensore sociale che aveva un tempo?

O non sarebbe il caso di potenziare, invece, soprattutto nelle università statali, le lezioni online, l'approccio con gli studenti via web, lasciando perdere la vecchia e romantica leggenda della qualità del singolo insegnante (quanti, tra i lettori, nella loro esperienza universitaria, hanno trovato insegnanti così straordinari?) o del rapporto personale docente-studente, che in realtà, per il 99% degli studenti universitari, resta anch'esso sul piano della leggenda, essendo limitato alle ore di lezione e a quelle, a fine percorso, della tesi?

Rivoluzione digitale

Una vera rivoluzione è attesa negli Stati Uniti,​ dove secondo numerosi analisti, entro 10 anni, oltre il 50% delle università tradizionali farà bancarotta e verrà soppiantato dall'istruzione online. Negli Usa, al momento, ci sono quasi 20 milioni di studenti universitari (in Italia sono invece 1,6 mln) che stanno percorrendo in lungo e in largo il paese per raggiungere i loro campus sparsi attorno agli oltre 4 mila college americani. Ma con la potenza del web, quale è la logica di tutto questo? Secondo Clayton Christensen, docente alla Harvard business school, il senso non c'è più, e, in base alle sue stime, nei prossimi 10-15 anni oltre il 50% delle università americane chiuderà, spazzato via dal soffio delle lezioni online.

D'altronde anche il ministero dell'istruzione americano e le stime di Moody's indicano che nei prossimi anni triplicheranno i fallimenti di piccoli college e università, mentre raddoppierà il tasso di fusioni tra atenei. Ovvio, una laurea via web non potrà mai sostituire il particolare rapporto personale tra un docente e uno studente. Ma in quante occasioni scocca questa speciale scintilla? Quando un ragazzo o una ragazza trova un professore così ispirato da cambiargli la vita? In coscienza, va detto: pochissime volte.

Peraltro non si può dimenticare il peso finanziario che grava sulle spalle delle famiglie americane con figli all'università tradizionale: ormai i debiti per l'istruzione superiore negli Stati Uniti, il cosiddetto Student loan debt, hanno raggiunto 1,45 trilioni di dollari (un trilione equivale a un miliardo di miliardi di dollari), ed è già prevedibile che almeno il 20% degli indebitati non potrà mai guadagnare abbastanza per restituire i soldi.

Con i grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, va pure aggiunto che la costosissima istruzione somministrata dagli atenei non è più, come un tempo, assicurazione certa di trovare un posto. E, come testimonia uno studio McKinsey, alle selezioni per il personale arriva una popolazione di laureati sempre più priva delle abilità richieste oggi dalle imprese. Da un lato, quindi, docenti e programmi vecchi rispetto alla rapida evoluzione del mondo del lavoro; dall'altro una crescente percentuale di studenti che chiede una più stretta partnership scuola-lavoro già durante il percorso formativo. Ma poche università si stanno organizzando in questo senso, e sono sempre di più gli studenti che, a questo punto, mettono in dubbio l'efficacia e il senso di un investimento così grande, e preferiscono affidarsi a scuole di specializzazione o a corsi più flessibili. Le università tradizionali sembrano soprattutto preoccupate della concorrenza da parte delle università online. Senza invece accorgersi che molte aziende cercano personale con specifici attestati che non hanno nulla a che fare con le classiche lauree.

I vantaggi della formazione online

Ecco, quindi, l'occasione offerta dalla formazione online, che costa molto meno (sia all'imprenditore che la somministra, sia agli studenti che si iscrivono), che, grazie a tutor, giovani dottorati, cultori delle varie discipline, instaura con gli studenti rapporti quasi più personali dell'università classica, e che consente di conciliare meglio esperienze lavorative durante il percorso formativo, senza perdite di tempo negli spostamenti verso l'ateneo. Con lezioni sempre online 24 ore su 24, accessibili in qualunque momento e ovunque ci si trovi, con chat tra studenti, momenti di stage, periodi formativi in azienda, progetti esteri, colloqui con i docenti in videoconferenza, test di autovalutazione, un continuo confronto attraverso forum, esercitazioni, faccia a faccia via Skype. In una università tradizionale tutti questi rapporti diretti sono semplicemente un sogno, ancora adesso, con frugali incontri nei corridoi o sbrigativi colloqui nelle ore di ricevimento, alle quali spesso ci sono gli assistenti e non il docente.

Insomma, a seguito della rivoluzione digitale e col boom dell'intelligenza artificiale, tutte le università dovranno rassegnarsi a cambiare un'altra volta, come già fecero nel corso dei secoli passati. Va detto che però ancora non è chiarissimo che tipo di istruzione richiedano alle università i settori del business, della pubblica amministrazione e la società in generale. La tecnologia e l'intelligenza artificiale, infatti, stanno rimpiazzando molti lavori, sia quelli a basso salario, sia quelli che richiedevano elevate abilità in ufficio. Nel mondo dei servizi i nuovi lavori non necessitano quasi mai di una istruzione così avanzata. E anche per quelli che la richiedono, è spesso sufficiente un diploma e una specializzazione, non servono quattro o cinque anni in un campus a studiare e frequentare le lezioni. Quindi, nei prossimi anni, le famiglie penseranno bene prima di spendere dai 30 mila ai 60 mila dollari all'anno per mandare i figli a seguire 240 giorni di lezioni in un college (al costo di oltre 250 dollari a notte). Presto gli studenti vorranno scegliere i corsi pescando qui e la, da varie università, del proprio stato o estere, senza spostarsi da casa (esistono già i Mooc, ovvero i massive open online courses, completamente gratuiti, e messi in rete da istituti prestigiosi come Oxford, Stanford, Penn university, Columbia, Princeton, Harvard, Bocconi, Sapienza). Con un abbassamento dei costi per le famiglie e, ovviamente, dei ricavi per le università. E alcuni atenei, anche molto importanti, si attrezzano con corsi di laurea completi: l'Harvard extension school, ad esempio, fa corsi online a 13 mila studenti, ci si laurea in quattro anni pagando in totale 50 mila dollari, ovvero meno dei 60 mila dollari per un solo anno nel campus fisico di Harvard.

In Italia? La retta annuale media di una università telematica va dai mille ai 2.500 euro. La Niccolò Cusano di Roma, una delle più grandi con i suoi quasi 21 mila iscritti, ha un costo base attorno ai 3 mila euro all'anno. E, partita come università online, per paradosso sta ingrandendo sempre più il proprio campus, già ora il più vasto tra gli atenei telematici: era di 16 mila metri quadri, a cui, nei prossimi mesi, se ne aggiungeranno altri 30 mila "perché gli iscritti vogliono anche la presenza fisica, scelgono il doppio binario: puoi frequentare fisicamente, e poi, se ti perdi qualcosa, sei malato, non hai voglia, puoi seguire le lezioni sulla piattaforma. I docenti, spesso, sono gli stessi della Luiss. Ma alla Cusano i docenti stanno almeno due ore sulla piattaforma a rispondere ai quesiti degli studenti". 

Il pubblico in ritardo

L'università pubblica, invece, sta facendo poco sul fronte telematico. Non c'è molto entusiasmo soprattutto perché gli atenei statali non hanno una necessità istituzionale di fare marketing, vivono grazie ai fondi pubblici. La Sapienza ci sta provando con Unitelma, ma l'esperimento non sta avendo molto successo. Pure le grandi università private, però, guardano ancora con diffidenza l'online. La Bocconi, per esempio, con i suoi oltre 13 mila iscritti e i 2.700 studenti appena entrati nell'anno accademico 2018-2019, a numero chiuso e selezionati su oltre 10 mila richieste, non ha in progetto corsi di laurea online. Ci sono percorsi con un mix di lezioni digitali e momenti in aula, «ma un conto è pensare alla vita come un accumulo di nozioni, un conto è invece pensarla come una serie di esperienze per migliorare il pensiero critico, che apprendi solo in un confronto all'interno di una classe, con i docenti e gli altri studenti. In Bocconi c'è un rapporto di un docente ogni dieci studenti. E la didattica, nel primo biennio, è basata molto sui lavori di gruppo, sull'interazione con i compagni. Il rapporto diretto con il docente è molto più semplice di un tempo e le lezioni servono per fare dibattito, discutere di casi».

Anche l'ateneo milanese sta investendo tantissimo sull'ampliamento del campus, che avrà 300 posti letto in più, per superare quota 2 mila posti letto. Ci sarà pure la nuova sede della Sda, e poi una piscina olimpica, campi di basket, impianti sportivi a disposizione di tutti, e non solo degli studenti. Ma, nonostante il mondo sembri andare in tutt'altra direzione, ci sarà poco online, «perché l'università telematica ha modelli di business diversi e parla a pubblici differenti dai nostri».

 

 

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