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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Sostenibilità alimentare: soluzione alla "trappola malthusiana"

Sostenibilità alimentare: soluzione alla "trappola malthusiana"

Well Being

Ho 20 anni, vivo in un mondo che considero evoluto, ma uno dei dati che mi sconvolge più spesso è che nel 2021 si possa ancora morire di fame o soffrirne seriamente.

Il pianeta oggi produce cibo per 12 miliardi di persone – la popolazione mondiale è di circa 7 miliardi – e più di un terzo di questo cibo finisce nelle discariche. Questo mentre nel 2019, 135 milioni di persone in 55 paesi hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta, e una persona su tre soffre di qualche forma di malnutrizione.

Il problema della fame quindi non è una questione di produzione o disponibilità di cibo, è un problema di accessibilità ed è anche un problema di orientamento agricolo e politico.

L' Obiettivo 2 per lo Sviluppo Sostenibile dell'Agenda ONU 2030 mira a porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile, #FameZero.

La proposta della FAO,(organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), approvata dall'ONU, dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale, aveva lo scopo di trovare delle soluzioni alle conseguenze negative delle politiche agricole per l'autosufficienza alimentare.

La potenza di un Paese è fortemente influenzata anche dalla sua sicurezza alimentare . Ogni nazione attua strategie economiche, politiche o anche militari per assicurare alla sua popolazione una disponibilità di cibo adeguata a soddisfare i bisogni alimentari di tutte le persone.

Ciò può anche innnescare rivolte e conflitti, legati all'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. E per proprietà transitiva, quando i prezzi aumentano, la povertà aumenta, ed aumenta la fame. Esiste anche la minaccia, denunciata dalla Banca Mondiale, delle pratiche abusive di speculazione sulle materie prime agricole, che mette in pericolo la sopravvivenza di milioni di persone.

Secondo la Mappa della fame "Hunger Map" del WFP 2020, il numero di persone “affamate" raggiungerà gli 840 milioni entro il 2030, se le tendenze attuali continuano.

In aggiunta nei prossimi trent'anni la crescita demografica della popolazione sarà esponenziale e porterà alla cosiddetta “trappola malthusiana"Non sarà cioè più possibile garantire una sufficiente produzione delle risorse alimentari in modo da sfamare tutta la popolazione. La stagnazione economica e i cambiamenti climatici genereranno anche importanti flussi migratori.

La situazione appare ancora più drammatica considerando l'attuale pandemia. Già oggi molti lavoratori che prima arrivavano a fatica a sfamare i propri figli, dipendono dalla distribuzione di aiuti alimentari delle ONG, dopo aver perso le loro fonti di reddito. 

Non si può pensare di combattere la fame nel mondo senza applicare un principio fondamentale: la Sostenibilità.

Certo, sembra impossibile poter influire su elementi tanto macrosistemici ma, come giovani di oggi e adulti di domani, abbiamo il dovere di impegnarci perché in  futuro si guardi almeno a tre dimensioni della sostenibilità alimentare:

• La disponibilità e accesso a quantità sufficienti di cibo per tutti

• La stabilità (anche economica) dell'accesso al cibo

• L'uso appropriato del cibo.

E nel nostro quotidiano dovremmo partire tutti dalla dimensione più semplice ed accessibile. Facciamo un uso appropriato del ​cibo di cui abbiamo la fortuna di disporre in abbondanza?​



testo a cura di NAFISSA ABOULKASSIM, 20 anni, nata in Marocco e cresciuta ad Asti, studentessa di Medicina a Parigi. Attivista Younicef e Ublogger (www.ublogger.org) , crede fermamente nella partecipazione dei giovani come strumento fondamentale per affrontare le problematiche della società ed i suoi necessari cambiamenti.

 

 

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