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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Tutti a lezione di resilienza

Tutti a lezione di resilienza

Society 3.0

Covid 19 ha cambiato il nostro modo di pensare, i nostri valori, le nostre priorità. E abbiamo dovuto modificare in modo veloce e incisivo le nostre abitudini. Con quali conseguenze?

​​​​​​Da quando il Covid 19 ha fatto irruzione nella vita di ciascuno di noi, abbiamo dovuto modificare in modo veloce e incisivo le nostre giornate. Le iniziative prese dal governo per limitare il contagio, avranno ripercussioni tutte da decifrare e capire: fisco, sanità, lavoro, bollette, scuola, risparmio, ma anche trasporto delle merci e mobilità delle persone. Siamo nell'incertezza. Questo virus ha messo a nudo il genere umano.

Ma quanto ci costa rinunciare alle nostre abitudini? In questi tempi di pausa forzata e per molti dolorosa, tutti ci auguriamo che l'emergenza rientri presto per riappropriarci della nostra vita. Ma dovremmo anche augurarci che cresca in noi una nuova consapevolezza. Quella che siamo ospiti su questa Terra e che dobbiamo comportarci in modo rispettoso magari osservando meglio la natura e traendone nuovi insegnamenti. L'esperienza difficile che oggi viviamo evidenzia che le soluzioni possono esistere solo a livello globale perché siam tutti nella stessa barca. Siamo tutti una unica nazione. E al tempo stesso ci fa capire quanto in generale il modello di vita che ormai da decenni conduciamo sia insostenibile. Ecco che allora risolvere questa emergenza per la quale è necessario il nostro coinvolgimento, significa anche necessariamente mettere in discussione il nostro modo di pensare, i nostri valori, le nostre priorità.

Osservare la natura potrebbe anche aiutarci a contenere la nostra paura nei confronti del cambiamento. Questa percezione di vulnerabilità che tutti noi abbiamo, è importante anche rispetto al tema dei cambiamenti climatici, perché è proprio da essa che germina il rispetto e la cura per la nostra casa, l'ambiente in cui viviamo. Siamo in Primavera. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono visibili su vari fronti che purtroppo si allargano sempre di più. Pensiamo alla biodiversità. La distribuzione della specie animale, i periodi di fioritura, le migrazioni degli uccelli stanno mutando rapidamente. Solo se sapremo garantire un corretto stato di salute dei nostri ecosistemi, la biodiversità avrà una maggiore resilienza e si adatterà meglio al clima che cambia. Questa è una necessità prioritaria perché la nostra vita, la nostra prosperità, la nostra salute e quindi anche il nostro benessere, dipendono molto dai servizi eco-sistemici che la natura sa offrirci. Per questo è importante vi sia un certo equilibrio fra la natura e la nostra cultura ma anche fra la tradizione e la nostra capacità di innovare.

Mai come in questo periodo sentiamo parlare di resilienza. Questa parola che è entrata nel nostro linguaggio comune. Ma ne conosciamo il significato? Il termine richiama la matrice latina della parola “resilire", da “re-salire" cioè saltare indietro, rimbalzare. Per chi ha memoria scolastica ricorderà che “resilienza" è un termine tecnico. Descrive la capacità di un materiale di assorbire energia se sottoposto a deformazione elastica. In psicologia invece resilienza indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Le persone resilienti oggi siamo noi che nonostante circostanze avverse, riusciamo a fronteggiare le contrarietà che questa emergenza ci impone. Il concetto che la parola racchiude, nel sistema sociale, esprime la capacità di affrontare il cambiamento senza perdere la propria “identità", senza interdire le trasformazioni ma mantenendo salde le proprie radici, la storia e le tradizioni che sostengono la nostra vita e i nostri scambi sociali.

Oggi resilienza e Sostenibilità sono termini che vengono utilizzati come sinonimi ma in realtà esprimono concetti diversi anche se non in contrasto fra loro. Riguardano entrambi il concetto più ampio di sviluppo sostenibile. Facciamo un passo indietro per chiarire meglio. Più di 30 anni fa -era il 198- il presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (World Commission on Environment and Development, WCED) Gro Harlem Brundtland nel rapporto Our common future (Il futuro di tutti noi), formulò una linea guida per lo sviluppo sostenibile che è ancora valida. Si evidenziava che i punti critici e i problemi globali dell'Ambiente derivavano essenzialmente dalla grande povertà del Sud e dai modelli di produzione e di consumo non sostenibili del Nord. Da questo divario nasceva la necessità di attuare una strategia in grado di integrare le esigenze dello sviluppo a quelle dell'ambiente. Lo sviluppo sostenibile è quello che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. Il termine sustainable development fu quindi tradotto successivamente con “sviluppo sostenibile" che resta al centro del dibattito internazionale perché rappresenta l'obiettivo di molti progetti a livello globale come quelli condotti dalle Nazioni Unite. È un obiettivo che secondo gli esperti è difficilissimo e forse impossibile da raggiungere perché presenta sfide sempre più complesse e in continua trasformazione.

A confermarne la criticità anche il piano di azione fondato sui 17 Sustainable Development Goals che compongono l'Agenda 2030 e che si riferiscono a diversi ambiti dello sviluppo sociale, economico e ambientale. Questi obiettivi vanno considerati tutti in una logica integrata anche per favorire la cooperazione internazionale e le decisioni politiche. È in questo scenario molto dinamico e vario, che il concetto di Resilienza assume importanza. Gli esperti del Resilience Center di Stoccolma la indicano come “la capacità di un sistema – sia esso un individuo, una foresta, una città o un'economia – di affrontare il cambiamento e continuare nel proprio sviluppo". Lo stiamo proprio capendo sulla nostra pelle cosa significa Resilienza in queste settimane difficili. Riguarda le sfide che l'umanità unita deve affrontare e il modo in cui noi e la natura siamo in grado di assorbire certi shock che ci portano a reagire, a trovare nuove soluzioni per difenderci e sopravvivere. Ma il concetto di resilienza viene anche accostato alle strategie di sviluppo dei sistemi urbani, paesaggistici e territoriali. In questo contesto specifico, assume un requisito importante che introduce una lettura complessiva del territorio già nella fase di pianificazione e progettazione degli interventi. I mutamenti climatici stanno cambiano molto rapidamente il nostro modo di abitare, di muoverci, di coltivare la terra e di nutrirci. Dalla terra al nostro piatto. Curare la terra, tornare a lavorarla rispettandone storia e tradizioni, limitare il ricorrere a dosi massicci e di pesticidi e concimi inorganici e chimici, evitare gli sprechi di acqua per irrigare i terreni: le tecnologie utilizzabili per una agricoltura sempre più sostenibile e resiliente sono numerose. La sensoristica per esempio consente di migliorare la coltivazione in pieno campo e in serra, lo stoccaggio e il trasporto. In questo settore, come per altri, la resistenza alla adozione della tecnologia, non sempre è determinata dai costi ma anche dalla scarsa informazione. E in alcuni settori, come quello sanitario, riguarda anche la preoccupazione per la tutela della nostra privacy. Ecco perché oltre a promuovere progetti in grado di dare risposte alle imprese, si deve investire sullo scambio di esperienze a livello mondiale, sulla comunicazione e sulla condivisione di attività pratiche e dimostrative. Resistere, riorganizzarsi e migliorarsi significa anche aprire i propri orizzonti, utilizzare al meglio le tecnologie con le dovute tutele. Ciò non può disgiungersi dal favorire la circolazione delle esperienze, delle soluzioni e delle fonti di informazione sempre più chiare, fondate e autorevoli. La vera resilienza parte dalla conoscenza e deve diventare una attitudine sempre più diffusa. Più cultura, più resilienza. ​

 

 

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