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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Ripartire da aree verdi e paesaggio

Ripartire da aree verdi e paesaggio

Environment

Ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 m2 ogni anno. La pandemia ha esasperato le criticità.

In questo periodo di emergenza sanitaria, di silenzi e distanze sociali, abbiamo avuto più tempo per osservare ciò che è intorno a noi.  Questo Coronavirus ci ha portato a scoprire un tessuto urbano sconosciuto. È cambiato d'un tratto il “paesaggio . Strade vuote, piazze deserte ma anche parchi e giardini rigogliosi. Quali paesaggi abbiamo perduto e quali abbiamo ritrovato attorno a casa nostra? Come cambia il nostro rapporto con il paesaggio a seguito del lockdown impostoci dalla pandemia? Dopo questa straordinaria esperienza, dobbiamo velocemente cambiare in modo radicale il nostro modo di sentire e di guardare le cose, il nostro livello di consapevolezza, i nostri obiettivi e valori. 

L'occasione è buona quindi per mettere a fuoco le criticità e le implicazioni territoriali dell'emergenza aumentando la presa di coscienza di ciò che sta subendo degrado intorno a noi, giorno per giorno: le nostre città, il nostro paesaggio che dovrebbe riflettere un equilibrio: quello fra natura e cultura. Il paesaggio è il luogo in cui viviamo e la sua diversità e le peculiarità che lo caratterizzano riflettono quello che siamo noi che lo abbiamo costruito. Dalla qualità del paesaggio, dipende la nostra vita. Per questo la tutela del paesaggio è un diritto e un dovere di ogni cittadino.  Ma cosa si intende per paesaggio? Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio, un documento adottato dal Consiglio d'Europa sottoscritto a Firenze nel 200 da 27 Stati della Comunità Europea ma ratificato ad oggi solo da 10 tra cui l'Italia, viene definito come una «una zona o territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni». La nostra Costituzione (art. 9) e l'insieme delle nostre leggi (se volessimo applicarle) sono tutte a favore della difesa del paesaggio. Per Salvatore Settis, storico dell'arte, archeologo e studioso del paesaggio, il vero grande malato del nostro bel Paese è proprio lui, il Paesaggio, devastato impunemente giorno per giorno sotto lo sguardo di tutti e per il profitto di pochi. Settis denuncia in modo spietato il degrado dello spazio in cui abitiamo che deriva anche dal declino complessivo nelle regole del vivere comune.

UN FIUME DI CEMENTO

Indifferenza, malcostume diffuso, leggi contraddittorie che sono aggirabili con disinvoltura, (per dirla come scrive nel suo illuminante saggio “Paesaggio Costituzione Cemento" edito da Einaudi e ripubblicato nel 2019). Colate di cemento, quartieri grigi e anonimi che assediano le città, prati e campagne divorate da capannoni industriali molti dei quali dismessi o in uno stato di avanzato degrado. Per descrivere questa crescita disordinata di quartieri che mangiano le campagne che divorano il suolo, oggi si usa un termine che ben descrive questo fenomeno: Urban sprawl ovvero città sparpagliata. Un concetto che riguarda lo sviluppo urbano che invade tutti gli spazi a disposizione restituendoci una forma del paesaggio diversa e spesso desolante. Ora che siamo di nuovo usciti dalle nostre case e siamo tornati a muoverci e a viaggiare, gli effetti di questa invasione del territorio sul nostro ambiente si palesano tutti.  In ogni parte del nostro pianeta assistiamo ad un “progresso" economico, tecnologico, industriale e anche turistico che distrugge foreste, inquina mari e territori compromettendo o non considerando affatto l'uso, la preservazione o il recupero di beni archeologici e patrimoni culturali.  L'interesse crescente per il tema Terra che si è registrato in questi ultimi tempi, ci invita a chiederci se davvero ci rendiamo conto di quanto il suolo sia collegato al paesaggio e che ruolo importante ha per la nostra vita? 

Il suolo costituisce il più grande serbatoio di carbonio del Pianeta Terra dopo gli Oceani, maggiore anche di quello presente nell'atmosfera e nella vegetazione terrestre.  Ospita il 25% della biodiversità globale, offrendo l'habitat a miliardi di minuscoli organismi corresponsabili della sua formazione e rigenerazione e sopravvivenza della maggior parte delle specie di superficie. Per questo il suolo è la nostra linfa vitale. Da esso dipende il 95% della produzione di cibo. Rappresenta anche la più importante riserva di acqua potabile del nostro pianeta con le sue falde acquifere ed è anche il più grande filtro naturale presente sulla superficie del pianeta. Ma è anche un immenso archivio utile per ricostruire ciò che è stato prima di noi. Ecco perché se la consapevolezza del valore del suolo non riceve l'attenzione dovuta, si deve spingere per migliorarne la comprensione.

CONSUMO SENZA FRENI

Ma cosa si intende per “consumo del suolo"? Viene inteso come occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale, con una copertura artificiale di terreno. Si tratta di una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). Le indagini dell'Istituto Superiore Protezione Ricerca Ambientale che ha rilasciato lo scorso settembre il Report 2019 sul Consumo del Suolo in Italia, evidenziano come nelle nostre città italiane si registra un aumento progressivo di spreco del suolo. Michele Munafò, Responsabile del monitoraggio del territorio e consumo di suolo e curatore del Rapporto, ci informa che nelle nostre città più densamente abitate, solo nel 2018 abbiano perso ben 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde. Quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell'ultimo anno si concentra nelle aree urbane. Ma qual è la maggiore causa del degrado del suolo in Europa? Munafò ci spiega che è l'impermeabilizzazione che costituisce anche una delle cause più importanti dell'aumento del rischio di inondazioni oltre a contribuire ai cambiamenti climatici. La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate. Record a Milano dove la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari).

Ma la cosa che deve indurci a riflettere è che questo fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica ma nemmeno regredisce con la conclamata crisi del settore edile. Ogni abitante italiano ha in “carico" oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 m2 ogni anno. La popolazione, al contrario, diminuisce sempre di più.  «È come se nell'ultimo anno - spiega Munafò -  avessimo costruito 456 m2 per ogni abitante in meno».
 
Altro indice che evidenzia i danni provocati dal consumo del suolo è l'aumento delle temperature in città. Pensiamo alla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano. È da questa estensione che deriva un aumento dell'intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.  Anche se la velocità del consumo del suolo, sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obietti​vi europei che prevedono l'azzeramento del consumo di suolo. Contrariamente a quanto si possa pensare, il consumo di suolo – non necessariamente abusivo - cresce anche nelle aree protette (+108 ettari nell'ultimo anno) e nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari). E sempre dai dati ISPRA negli ultimi sei anni il nostro paese ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l'infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori. Il recente consumo di suolo produce un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all'anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo. ISPRA e SNPA, all'interno del progetto europeo SOlL4LIFE, stanno lavorando con le Regioni alla realizzazione di Osservatori Regionali sul consumo di suolo per facilitare una migliore gestione sostenibile del territorio da parte delle amministrazioni. L'urgenza di un riordino normativo nazionale sul consumo del suolo non più differibile ma tutti noi siamo chiamati in causa. Sforziamoci a conoscere di più cosa fanno i nostri comuni per tutelare questa risorsa e non smettiamo mai di informarci e di sentirci davvero parte dello spazio in cui viviamo. E se a volte abbiamo la triste impressione d'esser rimasti soli a difendere i valori del paesaggio (e della Costituzione), è perché non abbiamo ancora ​imparato ad ascoltare l'incessante fruscio della foresta che cresce.

 

 

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