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 Insurtech: è l’ora delle alleanze

Technology

 L’offerta assicurativa digitale interessa tutte le dimensioni della vita quotidiana dei consumatori e delle aziende. Come cambia il mercato secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.

​La tecnologia applicata alla finanza è ormai entrata nelle strategie di banche e assicurazioni italiane e per essere davvero competitive in questa fase di mercato servono alleanze. È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano a cui UnipolSai partecipa nell'ambito dell'attività continuativa di open innovation e scouting che vede impegnata la Direzione Chief Innovation Officer, con l'obiettivo di intercettare soluzioni e opportunità sinergiche e strategiche per promuovere lo sviluppo dell'innovazione all'interno del Gruppo.

Ma cosa significa oggi allearsi in questo settore? «Per il settore assicurativo vuol dire prima di tutto spingere sui canali distributivi per andare incontro ai consumatori, provando nuovi canali e momenti propositivi differenti e più efficaci che si affianchino e siano integrati a quelli già esistenti» ha detto a Changes Filippo Renga, Direttore Osservatorio Fintech & Insurtech. In che modo? Secondo Renga bisogna pensare out of the box immaginando una distribuzione in luoghi fisici e digitali non convenzionali. «Immagini per esempio la possibilità di fare una polizza subito prima di salire su un impianto sciistico, oppure, per estremizzare, mentre si è in una chat online di incontri», ha aggiunto Renga. Il secondo elemento chiave che sta cambiando il mercato sono i prodotti che devono essere pensati come servizi.

I punti chiave dell'innovazione digitale sono:

  • L'apertura "ragionata" ad altri attori può portare innovazione all'interno di un'impresa e non può essere spinta solo da un fattore normativo.
  • L'innovazione deve essere un processo strategico pianificato per rendere più competitive le aziende nel lungo periodo.
  • L'innovazione non deve riguardare solo i servizi bancari di conto corrente e di pagamento, ma deve essere applicata a tutti i servizi finanziari, a partire da quelli più contigui di gestione dei patrimoni o di intermediazione finanziaria, fino a quelli più "innovativi" e non prettamente bancari come ad esempio la strong authentication, i nuovi servizi assicurativi o tutto l'open commerce.
  • Diventa rilevante il tema dell'accesso a dati di interesse finanziario in possesso di attori non finanziari (si pensi ai profili Linkedin, ai dati di accesso agli App Store di Apple o Google, ai wallet di Paypal e Amazon, ecc.), previa approvazione dell'utente. L'apertura di questo tipo di dati permette simmetria e reciprocità tra questi attori e le banche, sottoposte agli obblighi della direttiva PSD2.
  • Il processo innovativo deve coinvolgere tutti gli attori che gravitano intorno al mondo finanziario. L'innovazione non si fa solo con le startup, anche se necessarie e particolarmente importanti, ma anche con i propri clienti (aziendali e consumer), le università e le Istituzioni, gli incubatori fino ad attori esterni al sistema finanziario.

Il Fintech e Insurtech disegnano un percorso di "Open Finance" che non è semplice da attuare e implica cambiamenti rilevanti sia all'interno dell'azienda sia nella gestione dell'ecosistema. In questo contesto, il Gruppo Unipol nel 2016 ha dato vita a Leithà, centro di competenza in ambito Data Science e Computer Science, al fine di supportare il piano di innovazione volto a distinguere l'offerta del Gruppo. Leithà fornisce a favore delle società del Gruppo Unipol servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e lo studio e l'analisi dei dati a supporto dello sviluppo di nuovi prodotti, processi e dell'evoluzione del business.

L'ecosistema delle startup Fintech e Insurtech italiane

Nel percorso di "Open Finance" le startup sono certamente un'importante fonte di innovazione. L'indagine 2019 dell'Osservatorio ha analizzato un campione di 149 imprese che si sono rese disponibili a fornire informazioni sensibili che hanno consentito all'Osservatorio di entrare nel dettaglio del modello di business, dell'offerta innovativa e del rapporto con l'ecosistema. Il 72% delle startup italiane analizzate nel dettaglio dichiara di avere in essere almeno una partnership; nel 50% dei casi con attori non finanziari. Le altre startup sono invece percepite più come competitor (67% dei casi) che non come potenziali partner (solo nel 27% dei casi). «Le startup per il settore assicurativo sono partner interessanti sulla strada dell'innovazione digitale e si inseriscono in maniera funzionale nello scenario delle alleanze che si sta delineando» ha sottolineato Renga. I settori in cui le startup Insurtech operano sono eterogenei, sottolineando come l'offerta assicurativa stia gradualmente interessando tutte le dimensioni della vita quotidiana dei consumatori e delle aziende.

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Il settore in cui si registra il maggior numero di startup Insurtech è quello della Salute e Benessere, con il 29% delle startup censite operanti in questo settore, seguito dal settore dei trasporti, dove opera il 26%. A fianco di questi settori tradizionali si trovano un 6% di startup Insurtech che operano nel settore cultura e sport, un altro 3% che si occupa di assicurazioni per animali domestici, un 3% che guarda al settore della ristorazione e un 2% che si sta interessando a una classe di rischio la cui importanza sta crescendo negli ultimi anni, ovvero il cyber risk.

Guardando al settore Salute e Benessere, le soluzioni offerte non si limitano alla sola distribuzione di prodotti salute delle compagnie assicurative tramite piattaforme digitali. Vi sono infatti realtà che offrono soluzioni tecnologiche in grado di supportare le compagnie assicurative nel processo di pricing della polizza, o startup che offrono dispositivi indossabili (cosidetti wearable device) in grado di raccogliere dati dagli utenti assicurati, fornendo a questi ultimi consigli per migliorare lo stile di vita. La startup PAI Health, ad esempio, offre wearable device che misurano i parametri corporali dell'assicurato, suggerendo il livello ottimo di attività fisica all'utente e fornendo al contempo dati utili per migliorare il pricing agli assicuratori.
Nel settore dei Trasporti, il 54% delle startup offre soluzioni per arricchire il prodotto/servizio assicurativo, tramite ad esempio modelli assicurativi «Usage-Based», come le polizze «Pay-as-you-Drive», dove il premio è basato sulla distanza percorsa, le polizze «Pay-as-you-Speed», dove il premio è legato alla velocità di guida o le polizze «Pay-how-you-Drive», dove il premio è basato sullo stile di guida.

I consumatori italiani e il Fintech & Insurtech

Anche la domanda non è ferma, si modifica, sia per quanto riguarda i consumatori sia per le PMI. Dall'analisi effettuata dall'Osservatorio Fintech & Insurtech in collaborazione con Nielsen emerge che sono già oltre 12,7 milioni gli italiani che hanno utilizzato almeno un servizio Fintech & Insurtech, con soddisfazione mediamente elevata, in particolare nel caso delle assicurazioni istantanee/on demand (soddisfazione media di 9 su 10).

In particolare, guardando ai desideri futuri nei confronti dell'assicurazione, gli utenti attribuiscono più rilevanza ai fattori legati a una maggiore velocità nella risoluzione dei problemi e nella liquidazione dei sinistri (7,7) e alla semplicità e trasparenza nelle polizze (7,6). Per i prodotti assicurativi nel ramo salute, la preferenza degli utenti italiani che si affiderebbero ad almeno un attore (44%) è marcata: nel 77% dei casi questo attore è una compagnia assicurativa. Sono il 34% del totale gli utenti che hanno acquistato o acquisterebbero una polizza assicurativa tramite canali e modalità esclusivamente digitali. Inoltre, al fine di poter ricevere prodotti assicurativi data-based, due terzi circa degli utenti condividerebbero informazioni personali, ad esempio su salute, stile di guida, o sicurezza della casa, con le compagnie assicurative.

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Più della metà degli italiani (il 54%) avverte un bisogno di maggior protezione, principalmente coloro di età compresa tra 45 e 54 anni (il 74%)[RA1] . Questo bisogno di maggior protezione in particolare è sentito per la famiglia (rilevanza 8,7 su 10), per la salute (8) e più recentemente per la privacy e sicurezza online (7,7), dove però l'offerta è ancora limitata.

L'acquisto di una polizza assicurativa completamente tramite Internet è limitato al 14% degli utenti: l'86% di essi ha acquistato una polizza auto, mentre una parte residuale coperture per la casa (7%) e prodotti vita (6%). La maggioranza (66%) dei consumatori italiani non ha mai acquistato polizze assicurative in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia (secondo il 49% di coloro che non acquisterebbero una polizza in forma digitale) e per soddisfazione del canale tradizionale (secondo il 48%). «Questo non vuol dire che ci sia mancanza di fiducia verso il canale digitale, ma dimostra invece che ci sia necessità di supporto e competenze digitali per stare a fianco del cliente che acquista una polizza online» ha dichiarato Renga.

 Foto: Getty Images



 

 

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