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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Technology > Dark Web a due velocità

 Dark Web a due velocità

Technology

 C’è un’altra faccia della Rete, nascosta sebbene accessibile a tutti, formalmente anonima e incontrollata. Il volto oscuro oggi prevale sui nobili fini che l’hanno ispirata.

​Ospita più del 90% dei siti internet raggiungibili da uno smartphone, o da un portatile. È nato da un esperimento promosso dalla marina militare americana negli anni Novanta, per proteggere le comunicazioni segrete tra le forze dell'ordine negli Stati Uniti. Eppure oggi è il più noto supermercato della droga online, in cui scorrazzano amabilmente millantatori di ogni risma e "gole profonde" che cercano di aggirare la censura nei Paesi sprovvisti di libertà di stampa. È il Dark Web, la rete Internet nascosta, il porto franco nato per nobili fini e finito per assecondare il business della malavita. «Iniziamo col fugare i dubbi. Il Dark Web è quella parte del WWW composta di contenuti accessibili pubblicamente, ospitati però su siti web il cui indirizzo è formalmente nascosto, ma a cui chiunque può accedervi usando browser speciali come Tor», spiega a Changes Pierluigi Paganini, esperto di sicurezza informatica e già membro del gruppo di lavoro Cyber G7 presso il Ministero degli Esteri. 

Il "volto oscuro" del web fa discutere da anni. Ma i casi di cui si dibatte sono legati soltanto alla faccia ufficiale di internet, alla rete che tutti clicchiamo. Diletta Leotta e Tiziana Cantone, per esempio, rimasero vittime dell'appropriazione indebita e della diffusione in rete di foto intime e private, archiviate tuttavia su siti raggiungibili con i più comuni browser come Chrome, Mozilla e Safari. C'è però un'altra faccia della Rete, nascosta sebbene accessibile a tutti, formalmente anonima e incontrollata, nonostante i frequenti provvedimenti di chiusura delle autorità giudiziarie. Sul Dark Web si possono comprare droga, armi e carte di credito per pochi euro.

 «La caratteristica di pseudo-anonimato delle darknet fa sì che queste reti siano di interesse strategico per organizzazioni criminali, hacker e agenzie di intelligence. Mentre scriviamo i principali black market sono Dream Market, Wall Street Market, Point / T•chka Free Market. Se siete alla ricerca di qualche mercato italiano fanno al caso vostro Italian DarkNet Community ed Italian Deep Web. La merce con il maggior numero di transazioni nei principali mercati è senza dubbio la droga, molti sono i venditori identificati come affidabili che offrono ogni genere di sostanza stupefacente», ragiona Pierluigi Paganini, Chief Technology Officer presso CSE Cybsec Enterprise SpA.

L'elemento paradossale, e per certi versi comune a tutti i mercati paralleli a quello legale, quindi anche al Dark Web, resta rappresentato dalle truffe. Navigando con Tor c'è chi offre l'opportunità di assoldare un sicario, ma c'è anche chi cerca di acquistare il corno di un rinoceronte e un kit per la vasectomia. Trovandosi a ricevere, per contrappasso, ganci e oggetti tubolari per dentisti. «Molto fiorente è anche il mercato di banconote contraffatte, soprattutto dollari, in quanto facilmente spendibili all'estero. Di recente è stata individuata un'organizzazione italiana dedita alla vendita di banconote false da 20 euro. Restano tuttavia dei luoghi comuni da sfatare: nel dark web è facile imbattersi anche in truffatori che propongono ogni genere di prodotto/servizio, perciò molti sono stati truffati da sedicenti mercanti di armi oppure da chi offriva sicari a pagamento. E ci si è accorti delle frodi proprio quando questi servizi sono stati hackerati e sono venuti fuori nominativi di decine di clienti, se così possiamo chiamarli, che erano stati raggirati», precisa Paganini.

Secondo uno studio sul Dark Web firmato dalla University of Portsmouth e presentato al Chaos Computer Congress di Amburgo, l'acquisto di droghe rappresenta il 50% del totale delle transazioni illegali registrate sui mercati paralleli online. Quattro visitatori su cinque, invece, pari all'80% circa degli utenti che si collegano alle darknet, cercherebbe contenuti legati alla pedofilia. Un numero di utenti cinque volte superiore a chi userebbe le reti nascoste per nobili fini, per esempio per provare ad aggirare la censura in diversi Paesi del mondo, sfruttando l'anonimato per far trapelare notizie sensibili.

Ragiona Paganini: «Si corre il rischio di far passare un messaggio prevalentemente negativo sulle reti anonime. Invece le darknet consentono la diffusione in forma anonima di notizie da Paesi in cui vigono regimi di censura molto stretti. E non parlo solo di Cina, Egitto o Iran, ma anche del caso Snowden o di Wikileaks, che si sono sviluppati in Paesi liberi. Non tutto il dark web è criminalità, al contrario si può capire dove la censura è più forte, proprio analizzando i flussi degli accessi. Basta guardare i picchi d'accesso alla rete Tor durante alcuni mesi dell'anno in Iran, o agli accessi registrati dal Vaticano. Anche solo per consultare i documenti rivelati dallo scandalo Vatileaks, sacerdoti e prelati hanno preferito navigare su reti anonime, per non rischiare di lasciare alcuna traccia». 

 

 

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