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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Sustainable fintech, la vera rivoluzione

Sustainable fintech, la vera rivoluzione

Technology

La digitalizzazione di processi e servizi dell’industria finanziaria passa anche attraverso il bene comune. Ecco perché.

​​​La finanza sostenibile non poteva non essere interessata da una delle più grandi rivoluzioni che l'industria finanziaria abbia mai vissuto: quella del FinTech, l'integrazione di tecnologie informatiche avanzate nella fornitura di prodotti e servizi finanziari con modalità innovative. Vi si fa riferimento a volte anche col termine di finanza digitale e comprende una serie di ambiti che vanno, nelle loro possibili applicazioni in chiave finanziaria, dall'intelligenza artificiale (AI) al machine learning (apprendimento automatico), dalla blockchain (la tecnologia diventata famosa con il Bitcoin) ai big data, all'internet delle cose (IoT).

Da un po' di tempo si è così cominciato a parlare di sustainable fintech. Ed è assai probabile che se ne parlerà sempre di più, dato che il testimone dell'investimento sostenibile ha solo iniziato in questi anni ad essere passato alla generazione millennials, che con il digitale ha particolare familiarità. Per non parlare di quando ad avere capacità d'investimento sarà la successiva generazione Z, o dei post-millennials. Del resto, com'è emerso da recenti indagini di Abi (Associazione Bancaria Italiana), digitalizzazione e sostenibilità sono fra i principali temi su cui anche il settore bancario è al lavoro. E solo nell'ultimo anno in Italia gli utenti attivi che operano con il mobile banking sono cresciuti del 68%, con tre app offerte in media da ogni banca (fra i servizi più diffusi ci sono quelli di trading). Che il connubio tra fintech e finanza sostenibile sia di grande interesse e prospettiva si nota dalla quantità di iniziative che sono state avviate in materia e dal livello dei soggetti che ne sono protagonisti. Nonché dai report prodotti sull'argomento.

Un Pri (Principles for Responsible Investment), l'iniziativa delle Nazioni Unite per la promozione degli investimenti responsabili, su stimolo della quale avvengono le riflessioni probabilmente più avanzate oggi a livello mondiale sull'evoluzione della finanza sostenibile, ha messo sotto la lente il fintech da un po'. Affrontava ad esempio l'argomento in un lungo articolo del Pri Academic Research Quarterly di inizio 2017, che analizzava come il fintech avesse la potenzialità di ridisegnare l'industria finanziaria. E in un paper di quest'anno ha puntato l'attenzione sulla blockchain e la sua rilevanza per gli investitori responsabili, sotto vari punti di vista: ad esempio per migliorare i meccanismi e l'efficienza del proxy voting, cioè il voto degli azionisti sui temi all'ordine del giorno nelle assemblee delle società quotate di cui posseggono titoli; o per migliorare il monitoraggio, la trasparenza, la disponibilità di dati e informazioni Esg (ambientali, sociali e di governance). Sempre sulla blockchain si segnala la Blockchain for Social impact Coalition (coinvolge oltre duecento organizzazioni tra agenzie governative, fondazioni, investitori a impatto, Ong, organizzazioni filantropiche, imprese del settore tecnologico), che ha tenuto la sua ultima conferenza a giugno a Washington e che mira a sviluppare soluzioni basate su blockchain per il raggiungimento degli SDGs (gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite), focalizzandosi su inclusione finanziaria, energia, ambiente, catene di fornitura. In Gran Bretagna, invece, la Green Finance Taskforce costituita dal governo ha sottolineato l'opportunità, nel report pubblicato in primavera con le raccomandazioni per accelerare la finanza verde, dell'istituzione di un Green Finance Hub. Mentre solo pochi mesi prima era stata la Banking Environment Initiative, che riunisce alcune delle maggiori banche del mondo e opera per indirizzare crescenti quantità di capitali verso il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale, a pubblicare un interessante report in materia ("Catalysing Fintech for Sustainability").

Al World Economic Forum del 2017, promossa da Ant Financial, colosso cinese del fintech, insieme a Un Environment (il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), è stata annunciata la Sustainable Digital Finance Alliance, nata per sfruttare le potenzialità della finanza digitale a sostegno della transizione verso un modello di sviluppo, e in particolare finanziario, sostenibile: più efficiente, più accessibile, meno vulnerabile. Ancora nel 2017 ma in ambito G20 è stata invece lanciata la Stockholm Green Digital Finance, che si pone anch'essa l'obiettivo di far avanzare la finanza sostenibile attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali: fra i suoi progetti c'è ad esempio quello del Green Asset Wallet, per la validazione di opportunità d'investimento green.

Un altro indicatore dell'interesse che circonda il sustainable fintech è dato dalla crescente frequenza con cui se ne parla nei convegni sulla finanza sostenibile. A "Sustainable finance and fintech" era dedicata ad esempio una sessione nella seconda Conferenza su "Financial Networks and Sustainability" organizzata dal Finexus Center dell'Università di Zurigo a inizio anno. "How is technology shaping responsible investment?" è stato il tema di una delle sessioni plenarie del recente Pri in Person di metà settembre a San Francisco. E si è discusso di "Blockchain for Sustainable and Inclusive Finance" anche all'ultimo Responsible Finance and Investment Summit organizzato da RFI Foundation, tra l'altro intitolato "Impact finance and Technology".

Ci sono inoltre eventi fintech che danno spazio alla finanza sostenibile, come nel caso di Fintech+ (a Zurigo ai primi di ottobre). E non mancano eventi specificamente dedicati, come quello del 12 settembre scorso sempre a Zurigo: il primo "Sustainable Fintech Meetup", promosso da Sustainable FinTech, iniziativa sostenuta da organizzazioni non profit e filantropiche mirante a innovare il settore finanziario nella prospettiva - ancora una volta  - degli SDGs (a metà agosto aveva pubblicato un annuncio di lavoro per una internship). L'iniziativa ha fra i suoi partner, insieme ad esempio al Wwf, soggetti ben noti nel panorama della finanza sostenibile europeo e internazionale, come Swiss Sustainable Finance (il Forum svizzero per la promozione della finanza sostenibile) e 2 Degrees Investing Initiative, una delle organizzazioni più quotate sul fronte della finanza climatica e in particolare delle metriche legate ai rischi climatici degli investimenti. A metà ottobre ha in programma anche un "Climate FinTech Hackathon".

In questo crescendo di iniziative, eventi e report, si inseriscono fra i protagonisti i soggetti che già operano nell'ambito delle soluzioni e dei servizi digital e fintech per il mercato della finanza sostenibile. Solo per fare qualche esempio, troviamo i robo-advisor (piattaforme online di consulenza finanziaria basate su algoritmi) focalizzati su temi Sri, come Openinvest (una Public Benefit Corporation, fra le opzioni che offre ci sono anche quelle tobacco-free e fossil-free) o Earthfolio, mentre l'elvetico Selma ha annunciato per questo autunno il lancio di soluzioni per l'investimento sostenibile e c'è addirittura il Governo tedesco dietro un progetto di robo-advisor Esg che si sta sviluppando. Ci sono società come TruValue Labs e Datamaran, che offrono informazioni e analisi basate sull'utilizzo di tecnologie AI (intelligenza artificiale) per gli investimenti Esg e la gestione di rischi non-finanziari, affrontando il problema sempre più avvertito dei "big data" in chiave Esg (cioè di una ormai esorbitante ma non strutturata e non omogenea, e sempre da verificare in termini di affidabilità e rilevanza, disponibilità di dati Esg, in particolare per le società quotate, tanto che al riguardo c'è chi ha iniziato a parlare di "Esg data puzzle"), su cui lavorano anche Climate Friend o FinScience (che ha elaborato una "Guide to Alternative Data for Sustainable Finance"). E c'è chi, come SenseFolio, applica il machine learning (tema di recente approfondito in relazione alla finanza sostenibile anche dal Journal of Environmental Investing) e l'analisi di sentiment utilizzando le informazioni Esg che circolano sui social network, in primis su Twitter.

I balzi evolutivi in questo campo possono essere così forti e soprattutto repentini che è davvero difficile, oggi, provare a immaginare quale potrà essere la portata dell'impatto del fintech sulla finanza sostenibile tra dieci o anche solo tra cinque o tre anni. Probabilmente sarà grande, come il fermento che si sta registrando. Forse siamo agli inizi dell'era della finanza sostenibile 4.0.

 

 

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