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In pandemia emergono i SuperAdulti

Society 3.0

Il valore dell’esperienza, della tradizione e del saper fare dei Boomers sono tornati alla ribalta assumendo nuove forme e integrandosi all’evoluzione e alle potenzialità del digitale.

Nel corso della pandemia che ha colpito soprattutto i più anziani, stiamo assistendo a un'evoluzione in cui i Boomers - nati tra il 1946 e il 1964 - modificano il proprio ruolo nei confronti delle altre generazioni e ridefiniscono la propria identità personale e sociale, facendo circolare antichi valori e nuovi comportamenti e diventando SuperAdulti: una definizione che abbiamo creato sulla scia del loro ruolo trainante nella società italiana.
Il valore dell'esperienza e della durata, della tradizione e del saper fare, ad esempio, tornano alla ribalta assumendo nuove forme e integrandosi all'evoluzione tecnologica e alle potenzialità del digitale che nei lockdown a singhiozzo di questo periodo hanno imparato a gestire, spesso istruiti dai loro nipoti.

Si tratta di aspetti importanti che gli over 65 cercano anche nei prodotti e nei servizi, non fidandosi aprioristicamente delle «diavolerie della modernità o della pubblicità», ma dimostrandosi in grado di apprezzare una proposta laddove aggiunga realmente valore e qualità alla propria vita.
Spesso questa qualità di vita coincide con la possibilità di continuare ad avere relazioni soddisfacenti, sia in ambito privato ristretto, che più allargato. Il gusto per la vita che una parte sempre più consistente di over 65 sta esprimendo è un gusto della conoscenza e dell'esperienza, della valutazione, della selezione e della profondità, che si contrappone ai gusti superficiali: nella alimentazione come nell'abbigliamento, nei servizi finanziari come nel viaggio. Il paniere delle attività del tempo libero sarà dunque più simile a quello degli adulti maturi, 40enni e 50enni, che non a quello degli anni passati in cui televisione e riposo hanno riempito le giornate della maggioranza degli anziani italiani.

Dal turismo ai consumi culturali, dalla tecnologia ai nuovi media, saranno questi gli ambiti di esplorazione conoscitiva dei longevi, alla ricerca di nuove modalità di approfondimento, ma anche di relazione. La ricerca di autorealizzazione in tarda età si sta ri-focalizzando sul sé, senza mai diventare egoismo, fondandosi piuttosto su un profondo equilibrio tra la dimensione soggettiva e quella sociale. Sia che prevalga una volontà di cura etero-riferita, che di cura ego-riferita, la valorizzazione della propria individualità è comunque lo strumento che permette agli anziani di crearsi una forte autostima, sempre necessaria per una vita felice.

​Il prendersi cura di sé stessi, prima ancora che degli altri, diventa quindi la chiave di volta di un universo di vita matura, più o meno allargato, sempre più ricco di esperienze positive. Per questa parte di popolazione in particolare, il benessere psicologico passa attraverso il benessere fisico, che include anche un “sentirsi in forma e attivi", capaci di piacersi e di piacere agli altri.

Del resto, i Boomers hanno inventato la categoria stessa della gioventù, partendo da una Utopia strutturata che in California nel '67, in Francia nel '68, in Italia nel '69, ha coinvolto milioni di ragazzi che hanno partecipato all'Utopia di una libertà senza limiti: nel sesso, nella creatività, nelle forme sociali e religiose. Hanno alimentato il mito della ribellione giovanile, hanno creato la nozione stessa di gap generazionale, hanno plasmato l'immaginario dell'intera società con potenti produzioni culturali: dalla musica al cinema, dall'abbigliamento all'alimentazione, dalla politica alla creazione di tutti i movimenti (ecologista, pacifista, femminista, per la difesa delle minoranze etniche e religiose, dei diritti umani e civili) che hanno poi indicato la strada per decenni alle generazioni successive.

Nello star-system alcuni  di loro continuano ad essere i grandi motori del cambiamento, interpretando quella capacità di immaginare società ideali senza tempo che tanto appassiona i loro nipoti appartenenti alla GenZ: lo hanno fatto al tempo della loro giovinezza pensando a una rivoluzione del presente, e si ritrovano a 70 anni con la possibilità di rinverdire i loro ideali giovanili affermando ai propri nipoti: “Ho combattuto per gli stessi valori che voi adesso trovate irrinunciabili: sostenibilità, inclusione sociale e diritto alla liberà personale, nella diversità. Dovete solo evitare gli incidenti di percorso che ci hanno fermato".

Un vantaggio psichico dei SuperAdulti sta allora nel poter “rinegoziare" il proprio rapporto con la vita e con l'identità personale, riuscendo a capire meglio di qualsiasi altra generazione che il passato e il futuro sono sempre connessi tra loro in un intreccio che si rivela decisivo per la nostra idea di vita. Lo capiscono perché possono dimostrarlo andando a ritroso nella loro esperienza, individuando gli snodi decisivi che hanno determinato il loro destino personale: l'età inoltrata non solo non corrisponde all'estinzione del desiderio, ma al contrario ci fa scoprire il suo vero funzionamento.
Il desiderio non si soddisfa mai attraverso un oggetto nel presente, come spiega bene lo psicanalista Francesco Stoppa nel suo Le età del desiderio, ma viene gratificato attraverso l'adesione consapevole a un ideale o a una condizione che possa durare nel tempo.

È così che i SuperAdulti diventano i portatori di un'utopia senza tempo e senza luogo. In un periodo di sospensione, incertezza e confusione come quello pandemico, riemerge per contrasto il tempo dell'utopia collettiva, in bilico tra immaginazione individuale e progetto in comune: un tempo “mentale e culturale" segnato dalle visioni e dai valori che vengono sollecitati dalla tensione futura per un mondo migliore. Un tempo futuro che non ha un luogo o uno spazio di riferimento, ma che si nutre di intenzione e speranza. In questo caso la capacità proiettiva degli umani si nutre di voci incrociate e impegno civile e ci porta a ribadire un concetto caro ai ragazzi degli anni '60: il personale è politico.​

 

 

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