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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > A lezione di spillover

A lezione di spillover

Society 3.0

Il termine inglese si usa in virologia e in economia con significati ovviamente diversi. Ma la parola diventa il racconto dei nostri tempi nel saggio di David Quammen.

​Sono giorni difficili e strani, ormai li ho battezzati così, e si cerca senso nella fede, per chi ce l'ha, o nelle letture che disegnano i contorni di un dramma. Tra le pagine più illuminanti che hanno riempito le mie serate di una quarantena ispirazionale, occupano un posto di tutto riguardo quelle di Spillover, di David Quammen. Di questo saggio straordinario colpiscono alcuni aspetti.

La data di pubblicazione, in primis, perché il libro è stato dato alle stampe in prima edizione nel lontano 2012: un'era fa. Sono 8 anni e a leggere, oggi, le sue 500 pagine, pare incredibile che si sia potuto tenere sotto il tappeto un simile gigantesco rischio corso dall'umanità: quello di una nuova pandemia. Poi rimetti insieme un po' di dignità e capisci tante cose: Bill Gates ci aveva pure fatto un TED nel 2015; illustri virologi, semplicemente facendo il loro lavoro ogni giorno, hanno continuato e continuano a studiare gli agenti patogeni in grado di mettere a repentaglio la sicurezza della nostra specie; l'Organizzazione Mondiale della Sanità ci dedica intere sezioni del suo sito, come la Banca Mondiale e altre istituzioni sovranazionali.

Dev'essere che i virus sono così piccoli che, concentrati a indicare la Luna, l'idiota non guarda nel microscopio. Spillover, in infettivologia, è parola dal significato chiaro, e questa è la seconda cosa che colpisce del libro. Per un economista lo spillover è l'effetto di ricaduta che una certa azione produce su un altro ambito rispetto a quello direttamente interessato. Ecco, no. In virologia la cosa è più netta: spillover è il traboccamento, il salto, che un agente patogeno, si tratti di batteri o virus, fa passando da un animale all'uomo. Leggendo Spillover, quasi senza accorgersene si imparano una marea di concetti tecnici: zoonosi, r con 0, dimensione critica di popolazione.

È vero che siamo diventati tutti virologi ma qui, pagina dopo pagina, storia dopo storia, le idee ti arrivano dentro e la cosa strana è che ciò avviene nonostante una prosa non sempre facile: Quammen è bravissimo ma, raccontando i suoi viaggi sul campo insieme al team di scienziati che studiano i focolai di Ebola in mezzo ai gorilla morti nell'Africa Equatoriale o cercando di acchiappare pipistrelli nelle grotte della Cina, il reportage di viaggio amalgama ritratti deliziosi, aneddoti divertenti e tanta, tanta scienza.

Pochi ma sostanziali apprendimenti:

  1. Il 60 per cento delle malattie che colpiscono l'uomo sono determinate da un processo di spillover zoonotico. Si aggiunga tra l'altro che non sono soltanto gli animali a passare virus all'uomo, ma anche l'uomo che passa virus agli animali
  2. Scienze veterinarie e medicina sono sempre più interconnesse (motivo per cui è bene ascoltare sia Ilaria Capua sia Roberto Burioni) e il lavoro di ricerca in infettivologia richiede sforzi di cooperazione internazionale enormi e maledettamente onerosi
  3. I virus sono delle creature (termine improprio)… degli agenti strani e al loro interno c'è grande varietà. Il nuovo coronavirus rientra nella fattispecie a RNA, sulla cui carta di identità è scritto chiaramente che esso muta molto rapidamente e prova, quasi sempre senza successo, ad evolvere per adattarsi alla specie che li ospita

Qualcuno diceva che un virus ha bisogno del corpo che lo ospita e, dunque, non è suo interesse ucciderlo. Ma quel processo affascinante che è l'evoluzione, in realtà, mostra che le cose sono più complesse di così: per usare le parole di Quammen, la questione non è tanto “non uccidere il tuo ospite" ma “non tagliare i ponti prima di averli attraversati".

E qui l'ultimo ma fondamentale apprendimento: il genio di Darwin emerge in tutta la sua folgorante potenza. L'essere umano, come intuito dall'autore dell'Origine della specie di cui Quammen (guarda un po') aveva scritto una bellissima biografia (L'evoluzionista riluttante), è un animale.

È parte della natura in cui si evolve insieme a tutti gli altri. Combattiamo dunque la tentazione di dare, per l'ennesima volta, un'interpretazione antropica alla pandemia. Perché credere che il virus sia stato creato in laboratorio, in fondo, ci rassicura. Se siamo stati noi a crearlo, noi possiamo annientarlo più facilmente. E invece questo enorme stupendo caos evolutivo ci mette tutti sullo stesso piano in un delicato equilibrio: uomo, altri animali, agenti patogeni tra cui i virus. L'interazione forsennata degli esseri umani con l'ambiente, fatta di allevamenti intensivi e animali cresciuti senza attenzione ai limiti; deforestazione non sostenibile che altera gli ecosistemi; la nostra capacità unica di modificare il contesto che ci circonda, tanto da avere creato la parola antroposfera. Tutto ciò aumenta il rischio che un agente patogeno faccia semplicemente ciò per cui si evolve: provare a diffondersi il più possibile. Sarebbe facile cedere all'interpretazione romantica: il pianeta si vendica sull'uomo. Ma Quammen è uomo di scienza e nella sua prosa non c'è questa pietà.​

È ancora una volta un'illusione antropica: si tratta semplicemente di una serie di fatti complessi e collegati da un equilibrio dinamico. Ma non disperiamo: scienza eq tecnica non sono idoli totemici ma strumenti di interazione che noi homo sapiens possiamo utilizzare per riequilibrare i giochi ed evitare il NBO (Next Big One, inteso come pandemia in grado di decimare la popolazione mondiale). E come dicevo, non perdete mai di vista quel sano gusto di Quammen per il non-sense: la brillante storia evolutiva delle creature che popolano il pianeta vi delizierà insieme al racconto del pranzo a base di durio, un frutto che sa di vaniglia ma odora come “le mutande di una persona che non vorreste mai conoscere". Spillover, must read.​​​

 

 

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