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Sostenibile fa rima con engagement

Environment

Perché le strategie di dialogo e confronto avviate dalle società con gli investitori sono diventate il cuore della finanza socialmente responsabile.

​Il 31 maggio 2017, a Dallas, all'assemblea annuale degli azionisti di Exxon, avvenne un fatto nel suo genere epocale. Una risoluzione votata in assemblea, vertente su temi ambientali e nello specifico sul climate change, ottenne il 62% dei voti a favore. La risoluzione aveva il parere contrario del management ed era stata presentata da una robusta cordata di investitori istituzionali che si ispiravano a principi e criteri di finanza sostenibile e responsabile (Sri): chiedeva alla società di dare conto delle strategie che intendeva adottare per prepararsi a uno scenario futuro compatibile con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

Perché epocale? Perché era la prima volta che una risoluzione del genere riusciva a passare nella storia degli Agm (annual general meeting) di una delle più grandi e potenti compagnie petrolifere del mondo. Perché solo l'anno prima la stessa risoluzione era stata respinta. E perché fu subito chiaro che da quel momento in poi tale risultato sarebbe stato utilizzato come una delle prove più formidabili per affermare una cosa tanto semplice quanto fondamentale: non sarà valido per tutte le stagioni, non potrà portare a casa risultati con tutti, su qualsiasi tema e in ogni circostanza, ma in generale l'engagement funziona. Incide. Aiuta a cambiare le cose. Nel senso della sostenibilità.

L'engagement è una delle strategie di attuazione della finanza Sri. Consiste in iniziative di dialogo e confronto avviate dagli investitori, con le società in cui essi investono, su temi di sostenibilità. L'obiettivo è far sì che le società migliorino politiche, azioni, programmi relativi ai temi su cui vengono sollecitate dagli investitori, i quali spesso agiscono in maniera coordinata per aumentare la pressione esercitata.

Non è detto che un'iniziativa di engagement, che per sortire effetti può richiedere anche molto tempo, a volte anni, debba per forza risolversi in un voto in assemblea, cioè in una sorta di prova di forza tra investitori e management. Può infatti accadere che si trovino dei punti d'incontro prima, magari definendo una roadmap condivisa per integrare progressivamente nell'attività d'impresa le istanze avanzate dagli investitori. In ogni caso l'analisi delle risoluzioni che arrivano al voto durante la stagione degli Agm, e di come e da chi vengono votate, è un'eccezionale cartina di tornasole per capire quali sono i principali temi di sostenibilità su cui le società quotate vengono incalzate dagli investitori più "attivi". Quelli, cioè, che assegnano all'engagement un posto centrale nell'ambito del proprio approccio all'investimento sostenibile e responsabile.

In generale le risoluzioni su temi di sostenibilità sociale e ambientale hanno conquistato negli ultimi anni non solo spazio ma soprattutto approvazione crescente da parte degli azionisti. Dati significativi al riguardo sono stati presentati durante l'ultimo Salone del Risparmio di Assogestioni - dove la sostenibilità era al centro dell'attenzione - da Jackie Cook, Director of Manager Research di Morningstar e fondatrice di Fund Votes, società che da molti anni tiene traccia di come i più grandi player del risparmio gestito si comportano quando si tratta di votare, negli Agm delle società in cui investono, le risoluzioni presentate su temi Esg (ambientali, sociali e di governance). Dal 2004 al 2018, il supporto medio (voti favorevoli in rapporto al totale dei voti espressi) ottenuto da risoluzioni che riguardavano istanze sociali e ambientali è passato da percentuali intorno al 10% a percentuali vicine al 25%. Fino al 2012, il supporto medio non aveva mai toccato il 20%, se non nel 2011. Dal 2013 in poi, invece, tale supporto non è mai sceso sotto il 20%, con punte del 23% (nel 2014 e nel 2016) e il picco del 24% fatto segnare proprio lo scorso anno. Lo stesso andamento costantemente in ascesa non si riscontra nel numero complessivo delle risoluzioni Esg che vengono effettivamente votate negli Agm. Anzi, come la stessa Jackie Cook ha sottolineato, è legittimo aspettarsi una diminuzione di tale numero, come in effetti sta già accadendo, perché negli ultimi anni le società quotate sono diventate più aperte al dialogo con gli azionisti. Del resto è anche nel loro interesse evitare che temi spinosi arrivino alla conta del voto in assemblea, col rischio che un esito contrario ai desiderata del management produca in termini di immagine e reputazione un impatto negativo anche maggiore di qualsiasi altra iniziativa di pressione.

Un'altra tendenza che si va consolidando negli ultimi anni è quella che vede i grandi investitori istituzionali far leva sulla propria attività di engagement e voto negli Agm per dimostrare la concretezza, e l'efficacia, del loro impegno sui temi di sostenibilità. Sempre più spesso anche dedicando all'engagement una reportistica specifica. Di recente lo ha fatto ad esempio Legal & General Investment Management, uno dei maggiori investitori britannici, che nel rapporto annuale sull'azionariato attivo ha messo in particolare evidenza la quantità di voti espressi negli Agm su temi di corporate governance in senso contrario alle raccomandazioni delle società investite. Mentre in Italia è stata Etica sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica, a tracciare in questi anni la strada poi seguita da altri in materia di rendiconti sull'attività di engagement, prendendo anche a declinarli in base ai Global goals sullo sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite.

Sebbene rimangano ampie le distanze con quanto accade negli Stati Uniti, dove engagement e azionariato attivo in assemblea sono parte integrante della cultura degli investitori responsabili, in quest'ambito anche in Italia si stanno registrando promettenti sviluppi. Fra i Paesi europei analizzati dall'ultimo rapporto di Eurosif, l'Italia è quello in cui le strategie di engagement si sono maggiormente diffuse negli ultimi anni fra gli investitori che sposano principi e criteri di finanza sostenibile: nel 2016 esse interessavano 43 miliardi di euro di asset gestiti, che due anni più tardi sono più che triplicati (135 miliardi). Un segnale chiaro in questo senso è arrivato a inizio anno dal Forum per la Finanza Sostenibile, che al tema dell'engagement ha inteso dedicare la prima SRI Breakfast del 2019. Senza dimenticare che a luglio tornerà l'appuntamento, ormai giunto alla terza edizione consecutiva, con il Sustainability Day di Borsa Italiana, un'intera giornata pensata per favorire l'incontro tra imprese quotate e investitori sui temi di sostenibilità. Il futuro della finanza sostenibile, insomma, sembra destinato sempre più a fare rima con engagement.

 

 

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