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 Il mito dei robot

Society 3.0

 La filosofia dell’intelligenza artificiale – Da Eschilo a Sofocle, i pensatori greci sono un pretesto per affrontare temi di attualità come fake news e immigrazione. Changes ne ha parlato con Mauro Bonazzi.

​La filosofia per spiegare le radici del futuro? Ne è convinto anche Mauro Bonazzi, filosofo e docente di Storia della Filosofia Antica presso l'Università Statale di Milano. Nel suo ultimo Piccola filosofia per tempi agitati (Ponte alle Grazie, Firenze, 2019, pp.144), Bonazzi ripropone la stretta attualità della storia del pensiero filosofico dell'antichità. Da Eschilo a Sofocle, passando per Aristofane, l'autore ingaggia drammaturghi, commediografi, filosofi e politici à la Pericle, per calare le figure dell'antichità nella realtà dei giorni nostri. I miti greci rappresentano un pretesto per affrontare temi come immigrazione, scienza e politica. E si può ricavare un unico filo conduttore, dai molteplici spunti che Mauro Bonazzi trae dalla storia della filosofia antica: i tempi nei quali viviamo sono complicati e la filosofia può correre in nostro soccorso.

Prendiamo due temi: l'immigrazione e le fake news, i cosiddetti "fatti alternativi". Nel nostro Paese si moltiplicano gli episodi di razzismo censiti, in un'escalation che ha portato una famiglia di Foligno a denunciare, qualche settimana fa, un episodio di razzismo perpetrato da un insegnante in aula sul loro bambino di colore. «L'immigrazione è felicità sosteneva invece Diogene il Cinico, che si professava "cittadino dell'universo». Quando gli chiesero quale fosse la sua patria, Diogene il Cinico rispose di essere un cosmopolita, un cittadino dell'universo. Una frase di cui Immanuel Kant si sarebbe ricordato nel 1784, quando nel saggio Idee di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, scrisse che solo una comunità politica universale permetterà agli uomini di realizzare la loro natura di esseri razionali e sociali, offrendo la possibilità di una vita soddisfacente", scrive Bonazzi, già docente all'École Pratique des Hautes Études di Parigi.

Proponendosi di sciogliere nodi fondamentali del pensiero, la filosofia resta comunque foriera di paradossi e contraddizioni. Lo dimostra la storia della filosofia antica ripercorsa dall'autore, che esalta la dimensione del dibattito pubblico nella Grecia antica, assieme alla capacità della politica di saper valutare i "fatti alternativi" e di parlare in pubblico senza insultare né inveire. E non solo nelle occasioni ufficiali. Per dimostrarlo l'autore prende a modello una discussione tra Pericle e Protagora, nella quale pur ridicolizzando i sofisti, esalta le capacità dialettiche della politica nell'antica Grecia, citando il paradosso del giavellotto.

«Pericle e Protagora avevano perso un'intera giornata in una discussione apparentemente senza senso. Durante una gara, un tizio aveva colpito un'altra persona con un giavellotto, uccidendolo. Cosa c'era da discutere? Tutti avevano visto, il fatto era certo. E invece loro erano stati lì, cercando di distinguere tra causa e responsabilità, valutando quello che era successo: era stata colpa di chi aveva lanciato il giavellotto o degli arbitri? O forse anche della persona che era morta? Avevano parlato persino del giavellotto», ragiona Bonazzi. Un pretesto per ricordare come i cosiddetti "fatti alternativi", nella politica di oggi, sono ben riassunti proprio dal tenore dibattito pubblico sull'immigrazione. Un fenomeno, quello migratorio, che dimostra palesemente l'assenza di correlazione tra realtà e percezione della stessa: come sappiamo, solo il 28,9% degli italiani sa che l'incidenza di stranieri sulla popolazione è dell'8%, mentre 1 italiano su 4 pensa che gli immigrati rappresentino il 24% della popolazione.

Bonazzi dedica diverse pagine anche al rapporto tra filosofia e scienza, in cui ripropone l'urgenza di un ponte tra saperi in apparenza inconciliabili. È la sfida dei nostri giorni: dalla genetica all'intelligenza artificiale, dall'astrofisica alla biologia, le conoscenze a cui siamo arrivati rappresentano una potenza inimmaginabile fino a poco tempo fa, ma che ancora non sappiamo usare appieno. Ragiona Bonazzi: «Il problema non è la scienza di per sé, dal momento che il desiderio di conoscere è quanto di più umano ci possa essere, ma l'uso che se ne fa, e la tendenza degli uomini a cercarsi nuovi idoli quando quelli vecchi sono scomparsi. Chi deciderà se vi sono limiti e quali, cosa è giusto fare e cosa no, cosa è bene e cosa male? Sembrano domande astruse, per chi, come un medico o uno scienziato, è impegnato a sviluppare una tecnica che migliorerà la vita di qualcuno. Sono problemi immensi nel momento in cui queste stesse tecniche possono modificare in modo radicale quello che siamo (o pensiamo di essere)». Snodi fondamentali, per cui la filosofia può rappresentare la bussola dei nostri giorni.

 

 

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