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 I criteri ESG vanno in orbita

Society 3.0

 Lo spazio è l’ultima frontiera della finanza e degli investimenti sostenibili. Un contributo importante per la previsione, misurazione e gestione dei rischi ambientali.

​Chi ha visto il pianeta Terra dallo spazio dice che è uno spettacolo affascinante, anzi unico. Oltre a essere bellissima, la visione del nostro piccolo mondo da lassù è anche molto più precisa. Specie se si possono utilizzare le "lenti" di satelliti dotati di attrezzature iper-tecnologiche, in grado di fotografare, analizzare, mappare palmo a palmo quanto esiste e accade quaggiù.

Tutto ciò può avere un risvolto per chi si occupa di finanza sostenibile e responsabile (Sri)? Pare proprio di sì, perché sulla cosiddetta "finanza spaziale" si stanno concentrando attenzione e iniziative da più parti. La visione dallo spazio, le immagini e i dati che se ne possono ricavare, si stanno cioè trasformando in uno strumento importante, e in futuro chissà forse addirittura indispensabile, per declinare ancora meglio negli investimenti quei criteri Esg (ambientali, sociali e di governance) che sono ormai parte integrante di ogni analisi finanziaria che si rispetti.

Ma che cosa s'intende esattamente per finanza spaziale? In breve, l'integrazione di dati e analisi geospaziali nella teoria e pratica finanziaria: questa almeno è la spiegazione, se non proprio definizione, che ne offre la Spatial Finance Initiative, uno dei progetti più importanti lanciati sinora in quest'ambito. A svilupparlo sono Alan Turing Institute, Green Finance Institute, Satellite Applications Catapult e University of Oxford, ed è stato di recente oggetto di un webinar organizzato da Feem con Forum per la Finanza Sostenibile e NedCommunity. A testimonianza di come vi sia crescente attenzione su questo fronte anche in Italia, ad aprile era stata FeBAF (Federazione Banche Assicurazioni e Finanza) a organizzare un incontro sull'argomento.

Un ambito nel quale dalla finanza spaziale si attende un contributo particolarmente importante è quello della previsione, misurazione e gestione dei rischi ambientali collegati agli investimenti in svariate tipologie di asset, con riferimento prima di tutto ai rischi derivanti dalla crisi climatica. In questo senso è significativo ricordare i tre grandi obiettivi che si pone la citata Spatial Finance Initiative: sviluppare applicazioni di finanza spaziale basate sulla ricerca; promuovere la ricerca accademica sull'argomento; diffondere l'utilizzo della finanza spaziale. In pratica, si tratta di far sì che le informazioni che provengono dall'osservazione spaziale, combinate con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, entrino strutturalmente nella disponibilità di chi si occupa di valutare e gestire rischio, rendimento, impatti all'interno del processo d'investimento.

Del resto applicazioni concrete di finanza spaziale già si vedono e su di esse gli operatori cercano di costruire vantaggio competitivo o comunque di differenziarsi, integrando metriche fondate su dati satellitari per supportare decisioni d'investimento su temi di sostenibilità. Ne è un esempio la partnership annunciata di recente tra la società di investimenti Robeco e Satelligence, azienda olandese con esperienza nello sfruttamento di immagini satellitari, per rilevare fenomeni di deforestazione nelle piantagioni di olio di palma in Malesia e Indonesia. Le immagini in oggetto arrivano da satelliti che riescono a fotografare veri e propri fazzoletti di terra, del diametro di pochi metri, anche attraverso le nuvole. La metodologia è stata messa a punto insieme ad esperti nel campo delle scienze biologiche e delle risorse naturali. Oltre alla deforestazione, questi satelliti riescono a scrutare con il loro sguardo anche situazioni legate a fuoriuscite di petrolio, fusione di ghiacci marini, inondazioni. Il risultato è che in questo modo è possibile disporre di dati e mappe continuamente aggiornati, e ottimizzati attraverso l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, riguardo a situazioni che sarebbe altrimenti molto difficile se non impossibile monitorare con la stessa precisione e continuità via terra.

Interessato alle applicazioni della finanza spaziale a favore dell'ambiente è anche il Wwf. Insieme alla società d'investimento Investec, la scorsa estate il Wwf ha pubblicato il rapporto "Satelliti e sostenibilità: nuove frontiere nell'investimento del debito sovrano". Che in sostanza sottolinea come i progressi compiuti nei dati geospaziali e nelle immagini satellitari possano aiutare gli operatori finanziari che investono in titoli di Stato a meglio valutare e gestire i rischi ambientali collegati ai loro investimenti, proprio perché diventa possibile avere a disposizione informazioni più accurate e più tempestive sulle situazioni di degrado ambientale che interessano un determinato territorio. Non solo, perché grazie a queste informazioni diventa possibile anche attivare iniziative ancora più mirate ed efficaci di engagement (dialogo e confronto) con gli emittenti sovrani su temi ambientali.

Msci, colosso dell'analisi e ricerca finanziaria, utilizza dati geospaziali e immagini satellitari per meglio valutare i rischi ambientali a cui le imprese possono essere esposte, soprattutto in aree geografiche (come i Paesi emergenti) dove la disponibilità di informazioni su questioni sociali, ambientali e di governance è generalmente inferiore. Il think tank britannico Carbon Tracker, le cui analisi anni fa furono a fondamento dell'avvio del movimento internazionale per il disinvestimento dalle società del settore delle energie fossili (fossil fuel divestment), grazie al sostegno finanziario di Google ha avviato mesi fa un progetto in collaborazione con la startup tecnologica statunitense WattTime e il World Resources Institute (WRI), una delle organizzazioni più prestigiose e autorevoli al mondo per analisi e ricerche su ambiente, sostenibilità, energia, utilizzo delle risorse naturali: prevede l'utilizzo, ancora una volta integrando soluzioni di intelligenza artificiale, di immagini satellitari per quantificare il livello delle emissioni di carbonio dei più grandi impianti di produzione di energia elettrica del mondo, di cui WRI realizza la mappatura più esaustiva esistente. Nel dossier di denuncia sull'emergenza deforestazione in Amazzonia, Caritas Italiana ha citato più volte i dati forniti dall'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale brasiliano (Inpe), che ogni investitore interessato alla medesima causa può evidentemente utilizzare per decidere come orientare nello specifico i suoi investimenti: dovrebbero essercene molti, se si considera che sono più di 250 (con quasi 18mila miliardi di dollari di asset) gli investitori istituzionali di mezzo mondo che a settembre hanno sottoscritto un appello chiedendo alle società investite precisi impegni sul fronte della deforestazione in Amazzonia.

Si potrebbero citare numerosi altri esempi. Fatto sta che le informazioni provenienti dalle "spie" tecnologiche che navigano nello spazio, i cui occhi riescono a superare barriere che da terra spesso paiono insormontabili, stanno cominciando a entrare in circolo anche fra gli operatori finanziari. In particolare fra quelli di finanza sostenibile. Che forse solo pochi anni fa non immaginavano di poter avere alleati potenti fino a questo punto, sebbene molto distanti fisicamente, su cui fare affidamento per impostare le loro strategie d'investimento.

 

 

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