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 La nuova mobilità esce dall’auto

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 Le macchine del futuro aprono possibilità di crescita anche per operatori non automobilistici. Il monitor Deloitte evidenzia l’evoluzione con un occhio attento ai gruppi assicurativi.

​Il settore automobilistico sta affrontando un cambiamento dirompente che ha spinto molti a descrivere i prossimi anni in toni drammatici. Armageddon, deserto dei profitti, tempesta perfetta, macelleria sociale sono solo alcune delle espressioni usate con più frequenza per indicare le ripercussioni di quella che è a tutti gli effetti una vera e propria rivoluzione, probabilmente analoga a quella che alla fine dell''800 ha portato l'auto a combustione a sostituire il cavallo come mezzo principale per il trasporto di merci e persone. La grande differenza sta nei tempi: decenni e decenni oltre un secolo fa e ora pochi anni. Le conseguenze si stanno manifestando con virulenza. Lo dimostrano gli sviluppi emersi negli ultimi mesi in Germania, la patria del diesel e la maggior nazione automobilistica d'Europa se non del mondo: dallo scorso settembre è aumentata la frequenza degli annunci di tagli e profonde ristrutturazioni all'interno dei grandi costruttori e ancor di più tra i loro fornitori. Nei prossimi anni saranno "espulse" almeno 50 mila persone, tra dirigenti, impiegati, quadri e operai.

Eppure, non si parla solo di tagli ma anche di investimenti di portata miliardaria e quando questo avviene si conferma quanto da sempre si dice: ogni rivoluzione riserva sempre grandi opportunità. Del resto, questa testata ne ha già indicato i contorni nell'articolo "Auto: da industria a terziario". Se si parla solo di auto elettrica gli effetti saranno devastanti e su questo non ci sono ormai dubbi. Se, però, si amplia il discorso al concetto di auto del futuro, che non è solo elettrica, ma anche connessa, autonoma e condivisa, allora le prospettive cambiano del tutto. In sostanza e in estrema sintesi negli anni a venire si assisterà a un trasferimento di competenze e mansioni in ambiti completamente diversi e fino a qualche anno fa non legati strettamente all'attuale concetto di automobile: informatica, robotica e intelligenza artificiale sono solo alcuni dei campi che stanno sempre più invadendo il campo dell'automobile.

Un'ulteriore dimostrazione di quanto vaste siano le implicazioni della transizione verso il futuro emerge dall'ultimo Monitor di Deloitte, dove si mette ancor più in chiaro quanto trasversali possano esserne l'impatto e le opportunità. L'incipit dice tutto o quasi: «La nuova mobilità è un fenomeno industriale concreto e sempre più strategico per diversi settori industriali, sia per quelli storicamente connessi al mondo dell'auto sia per altri non tipicamente legati alla mobilità. Le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti del comportamento dei clienti stanno, infatti, delineando una forte trasformazione e sono sempre di più gli operatori che, a vario titolo, stanno investendo per avere un ruolo in questo nuovo ecosistema».

In pratica non solo emergono nuove realtà, come le migliaia di startup attive nelle soluzioni di intelligenza artificiale per la guida autonoma. Anche operatori dal core-business lontano dall'auto o solo collegato indirettamente, come gli energetici o i finanziari, hanno iniziato a sviluppare soluzioni specifiche lungo l'intera catena del valore della nuova mobilità. L'esempio citato dalla Deloitte è emblematico: il settore assicurativo, storicamente posizionato solo nei punti della filiera collegati ai servizi finanziari (polizze), è ora sempre più attivo nel proporre nuove soluzioni e servizi. Non a caso il Gruppo Unipol ha fatto il suo ingresso nella e-mobility tramite l'acquisto di Car Server, lanciando il noleggio a lungo termine integrato con servizi incluse le coperture assicurative, avviando l'offerta di servizi innovativi e sfruttando nuove tecnologie come la blockchain o la telemetria. Insomma, un ampio spettro di soluzioni innovative per cogliere le opportunità di crescita dettate dalla rivoluzione tecnologica in atto nel comparto automobilistico. Del resto per la Deloitte la nuova mobilità offre, in generale, la possibilità di migliorare il livello dei servizi e le relazioni con i clienti e, soprattutto, accedere a nuove fonti di ricavo e alle potenzialità di mercati in forte crescita. 

Basti pensare al fenomeno del car-sharing e alle sue evoluzioni. La mobilità condivisa, oggi per lo più sotto la forma del 'flusso libero', ha imboccato un trend di crescita continua in Italia. Negli ultimi 4 anni, secondo i dati del Monitor Deloitte, il numero degli iscritti è aumentato di circa sei volte, la flotta è più che raddoppiata e l'utilizzo medio è raddoppiato. Certo si tratta di un fenomeno soprattutto urbano (interessa solo il 3% della popolazione totale, ma nella sola Milano gli iscritti sono il 55% dei residenti) ma già vicino a diventare redditizio e a rappresentare il simbolo del nuovo concetto di utilizzo dell'automobile con il passaggio dalla proprietà diretta alla condivisione. E ancora si devono manifestare tutte le potenzialità di una forma "ibrida" come il Noleggio a Lungo Termine, che dalle flotte si sta spostando sempre di più sui privati aprendo opportunità di sviluppo ancor più ampie. È in questa logica che va letto l'acquisto di Car Server da parte di Unipol.  

D'altronde basta vedere le risultanze di un sondaggio condotto dalla Deloitte da cui emerge come 3 italiani su 4 siano disponibili ad acquistare servizi di mobilità da operatori tradizionalmente non legati al settore e 4 italiani su 5 non escludano che questi operatori siano in grado di offrire servizi di mobilità adeguati: "questo dato è particolarmente vero quando si parla di aziende riconosciute che operano in settori industriali tradizionali quali Energia (75%), Assicurazioni (74%), Technology (74%) e Banche (58%)". Dunque, già oggi, emergono ulteriori potenzialità da esplorare al punto che gli autori del Monitor mettono in chiaro come la nuova mobilità sia un fenomeno tutto da esplorare per una miriade di settori, non solo quello automobilistico o quelli storicamente legati ad esso. «La nuova mobilità, oltre ad avere un potenziale significativo in termini di miglioramento della qualità della vita e di sviluppo della sostenibilità ambientale, è un trend industriale concreto e sempre più strategico per i diversi settori; la sua piena diffusione, pertanto, non risulta più essere un tema di 'se', piuttosto di 'quando'». Questa è la conclusione del Monitor Deloitte ma sembra più l'incipit di un futuro ancora tutto scrivere. 

 

 

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