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 Investire a impatto in community

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 Parallelamente al mercato dell’investimento sostenibile cresce l’esigenza di confronto e incontro con aggregazioni a livello locale e globale. E la condivisione vince.

​La finanza sembra avere sempre più voglia di "impatto". Nel senso che continuano a crescere fra gli investitori di mezzo mondo, Italia compresa, la curiosità, l'interesse e l'attenzione per la finanza a impatto, o impact investing. Dove l'obiettivo è quello di ottenere un impatto sociale positivo, predefinito e misurabile, insieme a un rendimento finanziario, generalmente su orizzonti medio-lunghi (da cui l'espressione di investitori o capitali "pazienti"). Un mercato in grande fermento, quello dell'impact investing, che vedrà lo svolgimento nei prossimi mesi dei due più attesi appuntamenti di settore a livello mondiale: dal 18 al 20 novembre, a Santiago del Cile, è in programma l'Impact Summit 2019 di GSGII (Global Steering Group for Impact Investment, sul suo sito si può rivedere il film dell'edizione 2018 a Nuova  Delhi), l'organizzazione di riferimento in ambito G20 per la promozione dell'impact investing, di cui fa parte per il nostro Paese Social Impact Agenda per l'Italia; il 2 e 3 ottobre in Olanda, ad Amsterdam, si è tenuto invece l'Investor Forum 2019 di GIIN (Global Impact Investing Network), il cui report annuale fornisce la base di dati riconosciuta come più autorevole sul mercato degli investimenti a impatto. Che, stando all'ultima edizione dello studio, ha superato i 500 miliardi di dollari.

Parallelamente al mercato, crescono evidentemente negli investitori le esigenze di confronto e incontro, di continua mappatura di un settore ancora ampiamente in divenire, di approfondimento teorico e di scambio di buone pratiche, ovviamente di ricerca di opportunità come pure di servizi e strumenti che aiutino alla fine ad aumentare sia l'impatto, sia il rendimento dei propri investimenti. Nell'offrire loro risposte in questo senso, oltre all'azione di enti quali gli appena ricordati GIIN e GSGII, hanno acquisito importanza soprattutto in chiave operativa le cosiddette community per gli impact investor, a livello globale e locale.

Sullo scenario mondiale un esempio interessante a cui guardare è quello di Toniic, che del resto prende a riferimento l'intero mondo come spazio operativo potenziale, come si può facilmente notare dando un'occhiata alla mappa interattiva dove sono indicati alcuni dei principali investimenti dei suoi membri, che provengono da 26 Paesi diversi. Non a caso è fra le realtà che hanno stretto con lo stesso GIIN alleanze strategiche. Il suo obiettivo ultimo è quello di far sì che le risorse finanziarie che hanno la possibilità e l'intenzione di essere investite secondo principi e criteri di impact investing, effettivamente lo siano e non restino nel cassetto o corrano il rischio di indirizzarsi altrove. Che queste risorse, cioè, siano guidate a trovare la strada, le condizioni, gli interlocutori, gli strumenti, le informazioni e naturalmente le opportunità d'investimento adatte a ogni tasca o meglio a ogni tipo di impact investor: da quelli che ricercano semplicemente "concessionary returns", vale a dire rendimenti non particolarmente elevati perché è l'impatto sociale positivo ciò che mettono al primo posto ("impact first"); a quelli, invece, che fatto salvo l'impatto sociale intendono spuntare dai loro investimenti dei rendimenti più interessanti, a livello di mercato o magari anche più elevati; a quelli, ancora, che prediligono determinati settori (energia, sanità, agricoltura, infrastrutture, educazione, accesso al credito, fra quelli che solitamente vanno per la maggiore in termini di impatto), o determinate tipologie di attività, progetti, imprese ad impatto sociale, o determinate aree geografiche.

Per raggiungere questo obiettivo, Toniic offre agli investitori un contesto dove è possibile ad esempio avere un confronto e uno scambio continui fra membri del network attraverso eventi e meeting online e offline (anche attraverso un social network proprietario), disporre di report e guide per approfondire conoscenze su temi specifici, restare aggiornati sulle migliori pratiche e, in particolare, informarsi sulle potenziali opportunità d'investimento a impatto. Con la possibilità di venire supportati per poterle individuare, valutare adeguatamente, eventualmente cogliere. Nell'ambito di Toniic è stato inoltre sviluppato un ulteriore network di investitori impegnati ad allocare fino al 100% dei loro portafogli d'investimento secondo principi e criteri di finanza a impatto.

Similmente a Toniic, specie in termini di finalità, operano altre community dedicate agli impact investor. Fra queste c'è ad esempio Mission Investors Exchange, che si rivolge specificamente a fondazioni ed enti filantropici nel contesto nordamericano (l'appuntamento per la prossima National Conference è ad Atlanta nel maggio 2020). In Europa, anche se non fa mistero dell'intenzione di proporsi come riferimento a livello globale, opera Esela-The Legal Network for Social Impact: come dice chiaramente il nome, in questo caso non si guarda primariamente agli investitori, ma gli investitori senza alcun dubbio guardano con grande attenzione al lavoro di Esela, perché si tratta del network degli avvocati e giuristi (insieme ad accademici, professionisti, imprenditori) attivi sugli aspetti giuridici degli impact investment e in generale dell'economia a impatto (ad aprile, a Londra, ha tenuto la sua ultima Annual Conference). Basato a Singapore ma attivo in tutto il continente asiatico è l'Asian Venture Philanthropy Network. In India il riferimento è l'Impact Investor Council. In Canada a sostenere gli investitori a impatto c'è l'Impact Investment Forum, che col supporto di SauderS3i (Sauder Centre for Social Innovation & Impact Investing, University of British Columbia) ha prodotto a inizio anno un report che fotografa il mercato canadese degli investimenti a impatto. Ha un'anima cooperativa, e radici che risalgono alla metà degli anni '90, la community di investitori a impatto Pymwymic, basata ad Amsterdam, che può fregiarsi del titolo di prima B Corp olandese: il suo nome è un acronimo e sta per "Put Your Money Where Your Meaning is Community", che è poi la filosofia con cui opera. In Francia, contribuire a "scalare" gli investimenti a impatto nella prospettiva degli SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite, è la missione di Paris Impact Investing, che allo scopo mette a disposizione strumenti come la mappatura collaborativa dei fondi d'investimento a impatto. In Italia un esperimento particolarmente interessante è quello di Torino Social Impact, che potrebbe fare scuola a livello nazionale: divenuto pienamente operativo all'inizio di quest'anno, mira a costituire nell'area del capoluogo piemontese un ecosistema per l'economia a impatto sociale, che sia al servizio degli investitori ma anche delle imprese e in generale di tutti gli attori che orientano la propria attività verso la generazione di un impatto sociale positivo per la collettività.

Tutto lascia presagire che quella delle community per gli investitori a impatto sia una tendenza destinata a consolidarsi. Recenti prese di posizione in ambito G20 e G7, ad esempio, vanno nella direzione di un supporto sempre più intenso e corale agli impact investment, specie nell'ottica del raggiungimento dei già citati SDGs. Aumenta inoltre l'impegno a livello internazionale per fissare principi, criteri, metodologie sempre più condivisi in materia di impact investing, come nel caso degli Operating Principles for Impact Management promossi in primavera da IFC (International Finance Corporation, Gruppo Banca Mondiale). Se poi si guarda alle potenzialità del mercato, sempre IFC ha stimato di recente un "appetito" degli investitori per l'impact investing a livello mondiale che arriverebbe all'astronomica cifra di 26 trilioni di dollari (26mila miliardi di dollari).

 

 

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