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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Se il robot paga le tasse

Se il robot paga le tasse

Technology

Maggiordomi e tate robot sono stati i protagonisti al Ces 2017 e sono pronti ad invadere il mercato consumer. Si apre un anno decisivo per chiarire il quadro normativo europeo dell’automazione, con impatti su fisco e previdenza.

​​​​​​Uno studio dell’Università di Oxford ha previsto per i prossimi anni un rischio robotizzazione dei posti di lavoro pari al 47% in Usa e del 50% in Europa. Quanto vale in termini economici? Alla domanda ha risposto il rapporto “The future of jobs” presentato lo scorso anno al World Economic Forum (Wef) di Davos: entro il 2020 il valore complessivo del mercato dei robot raggiungerà 151,7 miliardi di dollari nel mondo contro il 28,3 miliardi del 2015. Camerieri, operai, badanti, cassieri ma anche avvocati, commercialisti e giornalisti e tutte le professioni che in qualche modo possono prevedere compiti standardizzati sono robotizzabili e costano meno. ​​

Un esempio arriva dalla Cina dove un robot usato come cameriere in un ristorante serve ai tavoli e capisce ordini semplici dati a voce. E non si tratta più di fantascienza. Il 2017 infatti potrebbe essere l’anno della diffusione massiccia di questi apparecchi guidati da un software, che non per forza devono avere il volto umano, perché è l’anno in cui gli assistenti domestici arriveranno in commercio con prezzi accessibili, compresi tra 160 e 700 dollari. La proiezione è del Roosevelt Institute di New York ed è supportata in maniera concreta dalle innovazioni presentate al Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas, che si è appena concluso, dove i robot per uso domestico sono stati grandi protagonisti. 

Il più completo di tutti è Kuri che esce dai laboratori di Mayfield Robotics, si muove per casa, registra video ed è capace di raccontare storie, non solo di accendere e spegnere le luci, di riconoscere il viso delle persone che entrano in casa e segnalare gli intrusi. In pratica è un maggiordomo alto 50 centimetri, bianco e nero con due occhi telecamera spalancati sulla casa che governa. La società californiana ha deciso di metterlo in vendita a Natale 2017 a un prezzo di 700 dollari, ma già oggi si può ordinare anticipando solo 100 dollari. Riconosce il viso e ha una faccia animata LG Hub Robot, un altro assistente domestico capace di fare la spesa online, programmare gli elettrodomestici, cucinare e poi c’è Lynx che funziona anche come un personal trainer

Ma non ci sono solo gli assistenti personali. I robot che stanno arrivando sul mercato consumer sono pensati anche come tate per i bambini. C’è, per esempio, il cinese iPal che è programmato per essere un compagno di giochi, raccontare storie, ballare e interagire in una videochat; c’è Pudding di Roobo che aiuta i bambini a leggere e a correggere i difetti di pronuncia, e soprattutto c’è Aristotele di Mattel e Microsoft che con una voce femminile si propone come la Mary Poppins della robotica. Aristotele è atteso sul mercato americano a giugno 2017 a un prezzo di 300 dollari, quasi il doppio di Echo di Amazon il precursore degli assistenti domotici per adulti, ed è il primo davvero pensato per i bambini con un obiettivo anche educativo. Il modello ipotizzato dai racconti di Isac Asimov, lo scrittore russo considerato il padre della fantascienza moderna, che hanno ispirato il film L’uomo bicentenario interpretato da Robin Williams, è sempre più vicino.

Tanto che, secondo le stime dello studio presentato al World Economic forum, saranno venduti circa 35 milioni di robot personali in tutto il mondo anche se non sono ancora in grado di commuoversi, proprio come faceva Williams. In cima alla lista delle vendite attese nei prossimi 5 anni ci sono i robot per uso domestico, seguiti dai dispositivi per l’intrattenimento, l’educazione e l’assistenza sanitaria e domestica, poi ci sono quelli destinati all’industria e tutti insieme contribuiscono alla quarta rivoluzione industriale che secondo McKinsey riguarderà soprattutto quattro settori​.

Industria 4.0: come cambia il quadro normativo di governo

La rivoluzione industriale 4.0 sta avvenendo in quadro legislativo praticamente inesistente. Cosa succede se un robot tata o chirurgo commette un errore? E se i robot lavorano per noi è giusto che paghino le tasse? Sono tutte domande a cui ci cerca di dare una risposta normativa. I primi a porsele sono stati i ricercatori italiani della la Scuola Sant’Anna d​i Pisa uno dei centri di eccellenza italiani della robotica, Il team di ricercatori italiani ha lavorato tra il 2013 e il 2014 a Robolaw, il progetto di ricerca coordinato dalla Prof.ssa Enrica Palmerini, da cui è nato un documento presentato alla Commissione Affari Legislativi del Parlamento Europeo che definisce le linee guida e dà una serie consigli su come l’Unione europea dovrebbe intervenire attraverso disegni di legge per regolare le tecnologie robotiche.

Questo documento contiene una serie di raccomandazioni etiche e giuridiche ed è la base su cui la legislazione europea si sta muovendo. Inoltre è anche il primo documento in cui si ipotizza la possibilità di attribuire al robot una personalità giuridica ma solo in casi limite come i cosiddetti robot companion, ovvero assistenti di persone affette di disabilità. Ma siamo ancora lontani dal mondo dipinto da Asimov. «Stiamo parlando di software che non hanno un’autonomia decisionale e fino a quando non l’avranno non possiamo attribuire loro una capacità giuridica», ha detto a Changes Franco Toffoletto, managing partner dello studio legale Toffoletto De Luca Tamajo, e docente della Scuola di Alta Formazione in Diritto del Lavoro organizzata da AGI - Avvocati Giuslavoristi Italiani. «Quando l’intelligenza artificiale supererà quella umana, il famoso concetto di singolarità tecnologica, allora le cose cambieranno. Al momento e almeno fino al 2045, secondo le teorie più accreditate, questo non accadrà e la responsabilità giuridica è in capo a chi produce o utilizza le macchine». 


Per Toffoletto non c’è dubbio, però, che l’ingresso massiccio dei robot nel sistema produttivo comporti una profonda riflessione del quadro di governo, ovvero della cornice legislativa del mondo del lavoro. «In discussione ci sono le tutele che abbiamo conosciuto fino a qui: i robot non hanno stipendio, non vanno in pensione, non hanno famiglia, non pagano tasse. Ma sta cambiando già anche il modo di lavorare: da rapporti di lavori protetti e disciplinati in ogni dettaglio a rapporti di lavoro più flessibili, meno regolamentati e meno protetti», ha detto Toffoletto. «Probabilmente non avrà più senso l’esclusiva protezione del rapporto di lavoro subordinato, nè la distinzione tra diversi tipi contrattuali: la normativa potrebbere prevedere una contribuzione obbligatoria inferiore per tutti, indipendentemente dal rapporto che si ha con il datore di lavoro». 

Insomma, il quadro del diritto civile e del lavoro è destinato a cambiare. E anche in questo senso il 2017 è un anno chiave. Comincia, infatti, quest’anno la discussione in seno al Parlamento europeo di una relazione della Commissione giuridica che contiene una serie di raccomandazioni per l'introduzione di norme di diritto civile sulla robotica. La proposta di risoluzione trova le sue basi nei risultati di un progetto quadro europeo denominato FP7 Robolaw e ipotizza che i robot debbano avere, diritti e doveri specifici, anche quello di risarcire i danni e pagare tasse e contributi. Insomma, diventere quasi umani. 

La proposta datata maggio 2016 è firmata da Mady Delvaux, eurodeputata lussemburghese del Gruppo dei Socialisti e dei Democratici. Il suo progetto è il primo passo per una futura legge dell’Unione europea sulla robotica. Il documento ha diverse linee guida: sicurezza; implicazioni culturali ed etico-giuridiche di un impiego sempre più massiccio dei robot autonomi; problematica di costituire un regime di assicurazione obbligatoria; la questione giuridica di istituire uno status specifico per i robot, come “persona elettronica” correlandolo direttamente alle questioni assicurative. Il documento è il primo tentativo di normare la convivenza tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, ripensando i sistemi di previdenza e le logiche fiscali per evitare una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Tanto che, la proposta Delvaux arriva a ipotizzare che debba essere presa seriamente in considerazione l’introduzione di “un reddito di base generale”, una sorta di reddito di cittadinanza europea. E il tema di un reddito universale garantito per Elon Musk, fondatore di Tesla e teorico di una vita possibile su Marte è un’ipotesi di cui dovremo discutere nei prossimi 10 anni, proprio a causa dell'automazione.

 

 

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