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Quando scade davvero un prodotto alimentare

Well Being

In questi anni la sensibilizzazione quando si parla di spreco di cibo è andata crescendo così come le iniziative per ridurlo. Ma c’è ancora tanto da imparare.

​​Sappiamo bene che una confezione ammaccata non ne guasta il sapore, ora va (sempre più) di moda chiedere la doggy bag se lasciamo qualcosa al ristorante e spesso stiamo attenti alla quantità di cibo che acquistiamo per evitare di mandarlo a male. Proprio su quest'ultimo punto ci soffermiamo oggi per darvi qualche prezioso consiglio.

L'importanza di leggere la data di scadenza

Quando acquistiamo un prodotto alimentare una delle prime cose che dovremmo fare è controllare la data che è segnata sopra il pacco, per appurare quanto sia fresco o entro quando dovrebbe esser consumato. Se questa pratica è spesso diffusa, lo è meno il soffermarsi su una differenza fondamentale. Avete mai fatto caso che in alcuni casi vi è scritto “da consumarsi entro" mentre in altri “da consumarsi preferibilmente entro"? Questa diversa dicitura non è un errore. Esistono infatti due diversi modi di riportare sulle confezioni il limite per la consumazione di un alimento: la data di scadenza e il TMC (termine minimo di conservazione). Ecco quale differenza c'è e perché è importante conoscerla.

Cosa si intende con “data di scadenza"

Si parla di data di scadenza quando su un prodotto è riportata la dicitura “da consumarsi entro". Questa sta infatti a significare che è possibile che consumando l'alimento oltre la data indicata potrebbe esserci un rischio per la nostra salute. In tal caso è quindi fondamentale consumarlo prima che scada (anche cambiando i nostri piani per la cena), così facendo aiuteremo il nostro Pianeta combattendo lo spreco alimentare. In cerca di una alternativa? In tutta una serie di casi si tratta di alimenti congelabili.​

Cos'è il TMC (termine minimo di conservazione)

Quando invece parliamo di termine minimo di conservazione ci riferiamo alla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro". In questo caso sta ad indicare che quel determinato alimento, dopo quella data, potrebbe subire modifiche in minima parte delle proprietà organolettiche. Questo cosa vuol dire? Che se consumiamo quel prodotto dopo la suddetta data potrebbe risultare leggermente diverso nel gusto, profumo o fragranza rispetto al normale. Ma, se conservato nella maniera corretta, è ancora perfettamente consumabile senza rischi anche oltre la data indicata. Sulle etichette di questi alimenti è infatti sempre riportato anche il corretto modo di conservare quel determinato prodotto, aperto o chiuso che sia. Facciamo quindi sempre attenzione alle indicazioni del produttore. Certo, questo non vuol dire tenerlo in eterno in frigo. Ma se sarà scaduto da pochi giorni potrebbe essere edibile.​

Quanto ci costa non saper leggere le etichette

Quanti sanno veramente dove sta la differenza tra le due diciture? Secondo una recente indagine di Altroconsumo il 63% degli italiani non ne è a conoscenza (fonte: “Meno cibo in pattumiera" del 2020), il che si traduce nel contribuire al 10% dello spreco alimentare europeo, un dato allarmante diffuso dalla European Commission nel report “Market study on date marking and other information provided on food labels and food waste prevention" del 2018. Sempre sulla base dello stesso report si evince un altro dato ancor più negativo, perchè sono ben 9 milioni le tonnellate di cibo sprecate ogni anno in Europa dovute all'errata interpretazione delle diciture.

Una possibile soluzione

Per combattere questo spreco “inconsapevole" TooGoodToGo, l'app contro gli sprechi alimentari, ha lanciato anche in Italia ​l'iniziativa “Etichetta Consapevole". In cosa consiste? E' presto spiegato, si tratta dell'aggiunta sulle etichette dei prodotti di aziende che hanno aderito al progetto, la frase “Spesso buono oltre" con alcune icone che richiamano ai nostri sensi (gusto, olfatto e vista) e incoraggiare così il consumatore finale ad osservare, annusare e assaggiare un prodotto prima di gettarlo.​

 

 

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