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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Salute a misura di Gen Z

Salute a misura di Gen Z

Well Being

La caratteristica centrale di questa nuova generazione sembra essere la fluidità, sotto tutti i punti di vista. E stanno cambiando in maniera radicale il sistema medicale.

Millennials, fatevi in là. Stanno arrivando i ragazzi della Generazione Z e sono già più numerosi di voi. Con la popolazione mondiale a 7,7 miliardi di persone, quest'anno il 32% è ormai composto dalla Gen Z, contro il 31,5% di Millennials, in base ai calcoli di Bloomberg sui dati delle Nazioni Unite, che utilizzano il 2000/2001 come confine fra le due generazioni (altri preferiscono porre il confine tra il '97 e il '98, per cui il passaggio del testimone in realtà sarebbe già superato). Quale che sia la loro esatta composizione, resta il fatto che i ragazzi della Gen Z sono i primi che non hanno mai conosciuto un mondo senza internet e quindi non sorprende scoprire da diversi sondaggi che il 50% di loro passa 10 ore al giorno online e che vanno a cercare sul web le soluzioni a qualsiasi problema. D'altra parte bevono meno alcolici dei loro predecessori, prendono molti meno farmaci e sono meno interessati al sesso, in base a una ricerca Ipsos condotta in Europa.

La caratteristica centrale di questa nuova generazione sembra essere la fluidità, sotto tutti i punti di vista: sia sul piano sessuale (solo il 66% si considera esclusivamente etero, contro il 71% dei Millennials e l'88% dei Baby Boomer) che nell'estetica (solo il 39% porta scarpe con una connotazione di genere, contro il 57% dei Millennials). L'attenzione alla salute è molto più marcata rispetto alle generazioni precedenti: solo il 36% dei 13-15enni europei ha già consumato bevande alcoliche, contro il 72% riscontrato nel Duemila; solo il 18% consuma soft drink contro il 29% dei Millennials e il 25% ha dichiarato di evitare determinati cibi perché fanno male alla salute, contro il 19% dei Millennials alla stessa età.

I ragazzi della Gen Z condividono invece con i Millennials una forte insoddisfazione nei confronti dei servizi sanitari, secondo un nuovo studio globale di Accenture. Millennials e Gen Z hanno aspettative del tutto nuove e diverse dal sistema sanitario rispetto alle generazioni precedenti. Le generazioni più giovani sono insoddisfatte delle cure tradizionali e sono attratte da servizi sanitari alternativi, in particolare se offerti online. Sono finiti i giorni della fiducia sconfinata nel "Dottore", tanto che la maggioranza snobba il medico di base quando si tratta di risolvere un problema di salute, privilegiando la praticità, la velocità e la trasparenza rispetto al lato umano o alla continuità del trattamento.

La stragrande maggioranza (84%) dei Baby Boomer ha un medico di base, contro il 67% dei Millennial e solo il 55% della Gen Z. Questa variabilità tra le generazioni può essere attribuita, in parte, alle differenti esigenze (i pazienti più anziani tendono ad avere un carico maggiore di malattie croniche e hanno più spesso bisogno dei servizi ospedalieri), ma riflette anche il malcontento dei consumatori più giovani nei confronti dello status quo: il 20% della Gen Z sostiene infatti che sceglierebbe volentieri un medico di base, ma non riesce a trovarne uno che soddisfi le sue esigenze. Nello studio di Accenture, il 16% dei Millennial e il 18% della Gen Z si sono dichiarati "insoddisfatti" o "molto insoddisfatti" dall'efficienza delle operazioni nei servizi sanitari tradizionali, contro l'8% dei Baby Boomer.

Le differenze generazionali nelle preferenze sanitarie dovrebbero portare gli operatori a riconsiderare il modo in cui forniscono assistenza ai consumatori più giovani, ma per adesso in questo mercato si muove poco. Nell'interazione con il proprio medico, ad esempio, solo il 15% di tutti i pazienti americani può usare la posta elettronica e solo il 17% riesce a ottenere informazioni mediche o sui risultati di laboratorio via mail. Altrettanto carenti sono i servizi online. Il 76% dei Millennial e della Gen Z vorrebbe poter prendere online l'appuntamento per una visita medica e sostiene che la disponibilità o meno di questo servizio influenza molto la scelta dell'operatore sanitario. Analogamente, questi pazienti chiedono l'accesso online alle proprie cartelle cliniche, possibilmente via app per smartphone. Sono disponibili anche a ricevere comunicazioni e conferme via sms, ma ad oggi solo il 9% di tutti i pazienti ne riceve. Eppure la posta elettronica, gli sms e le interazioni online sono strumenti digitali veramente elementari, che altri settori come le banche o i servizi energetici ormai utilizzano a piene mani.

Ecco perché i pazienti più giovani si stanno progressivamente allontanando dalle cure tradizionali e si avvicinano agli ambulatori online, che facilitano in tutti i modi l'interazione digitale con il medico di riferimento e impartiscono consigli anche a distanza. Come fa notare Davis Liu nel rapporto Accenture: "Contattare un dottore via mail è un sistema che la maggior parte degli americani non può utilizzare, mentre ormai è considerato normale già per i bambini delle elementari inviare regolarmente email ai propri insegnanti e compagni di classe, nell'ambito dell'attività scolastica". Nel frattempo, i ragazzi della Gen Z sono già oltre e chiedono anche tipologie di interazione più sofisticate: il 49% afferma che darebbe la sua preferenza a un fornitore che offre la possibilità di comunicare tramite videoconferenza.

Il diverso approccio alla digitalizzazione è molto centrale nelle esigenze manifestate dalla Gen Z, anche in Europa. I pazienti più giovani tendono a ricorrere più spesso a internet per informarsi sui propri affanni, ma al tempo stesso sono molto più scettici nei confronti di quello che leggono, secondo una ricerca di Pegasus, una società di analisi specializzata nei servizi sanitari. I pazienti della Gen Z hanno il doppio delle probabilità (60%), rispetto ai Baby Boomer, di googlare i propri sintomi prima di andare dal medico e hanno sette volte più probabilità (29% contro 4%) di usare i social media per trovare risposte sulla propria salute. D'altra parte, solo il 24% di loro pensa che le risposte ricavate dai social media siano da prendere sul serio, contro il 40% dei loro coetanei interrogati nel 2010. Inoltre i ragazzi della Gen Z sono molto scettici sulle case farmaceutiche: quasi la metà (46%) pensa che le aziende farmaceutiche siano più interessate a fare profitti che al benessere di chi usa i loro farmaci.

La sfida posta ai servizi sanitari dai ragazzi della Gen Z, quindi, è chiara: chi vuole mantenerli fra i propri pazienti dovrà attrezzarsi con l'adozione di tecnologie digitali, dalle app per smartphone alle visite per videoconferenza, passando per le cartelle cliniche a disposizione online, perché questa giovane generazione ha aspettative nuove in termini di efficacia, convenienza, efficienza e trasparenza e non si accontenterà delle offerte tradizionali.

 

 

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