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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Rinnovabili: far bene all’ambiente aiuta l’economia

Rinnovabili: far bene all’ambiente aiuta l’economia

Environment

Una trasformazione energetica sostenibile può creare oltre 40 milioni di posti di lavoro entro il 2050. E può risolvere i conflitti nel Mediterraneo.

Sembra la dimostrazione che la più invincibile legge della fisica è quella di Murphy: se qualcosa può andare storto, sicuramente lo farà. Così - proprio nel momento in cui si stava varando una svolta forse epocale nella relazione fra esseri umani e con il pianeta, il Green Deal europeo - è giunto Covid-19 a farci cambiare priorità, e a minacciare che i fondi previsti per la svolta verde vadano impiegati su altre urgenze. Ironia della sorte, dobbiamo fare proprio il contrario: non perché “verde" sia più importante della salute, ma poiché le misure più efficaci per riprenderci dalla crisi sanitaria in tutti i suoi aspetti anche economici, e prevenirne una nuova, sono esattamente quelle previste nel Green Deal. La transizione verso energie rinnovabili ne è una delle tante prove, ed è particolarmente urgente sul fianco più fragile ed esposto, quello mediterraneo.

Nel Mediterraneo la pandemia ha acuito un'asimmetria che gioca come radice profonda di tutti i conflitti irrisolti e che potremmo sintetizzare con il solo riferiumento agli scambi internazionali: il 90%, attorno al nostro mare, è fra paesi della sponda Nord; il 9% fra Nord e Sud, e solo il residuo fra paesi della sponda meridionale. All'interno di questi, inoltre, enormi divari fra zone, fra ruralità e urbanesimo, creano la disgregazione che si trasforma in isolamento, contrapposizione e stagnazione. Ma pensiamo un momento a due caratteristiche delle fonti energetiche rinnovabili: possono essere installate “off-grid" per una piccola generazione locale che crea impiego, opportunità e tutela della dignità, e spezza certe marginalità economiche altrimenti insanabili; inoltre, a livello più macroscopico, le fonti ri​nnovabili creano sicurezza energetica che disinnesca conflitti, una fonte di reddito per il Sud e – soprattutto – richiedono l'interconnessione fra le reti energetiche dei vari paesi, inducendo un interesse comune che unisce. Senza contare che – grasso che cola – aiutano a mitigare il cambiamento climatico, più rapido del 20% rispetto alla media globale sul Mediterraneo.

Nel suo ultimo World Economic Outlook, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha drasticamente ridotto le sue previsioni di crescita a causa della crisi economica seguita allo scoppio della pandemia di COVID-19 in tutto il mondo. L'FMI ha predetto forti contrazioni in tutte le economie soprattutto emergenti e ha avvertito che il mondo dovrà affrontare la peggiore recessione economica dalla Grande Depressione degli anni 30. Non se ne esce senza sforzi concertati e rapidi.

Per quanto riguarda il settore energetico, un'implicazione positiva più evidente riguarda il disperato bisogno di generare lavoro, specie per i più poveri: affrontare il nesso tra energia rinnovabile ed efficienza energetica da un lato e l'occupazione dall'altro potrebbe svolgere un ruolo cruciale in tutta la regione euromediterranea, in particolare in termini di sostenibilità dello sviluppo e inclusione socio-economica nella fase post-crisi. Numerosi studi, infatti, hanno concluso che i settori delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica in genere vantano un'intensità di lavoro più elevata rispetto ai settori energetici più tradizionali.

Secondo l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), una trasformazione energetica sostenibile può creare oltre 40 milioni di posti di lavoro entro il 2050, mentre finora IRENA evidenzia che l'impronta geografica sempre più diversificata delle capacità di generazione ha creato posti di lavoro in un numero crescente di paesi: nel 2018 il settore delle energie rinnovabili ha impiegato 11 milioni di lavoratori a livello globale.

La situazione pare particolarmente promettente per noi. Il potenziale di creazione di posti di lavoro, infatti, sembra dipendere dal contesto e varia a seconda delle tecnologie. Per illustrare, mentre l'industria del solare fotovoltaico è considerata una delle tecnologie più promettenti tra le FER in termini di creazione di posti di lavoro a livello globale, poiché attualmente impiega un terzo (3,6 milioni di posti di lavoro) della forza lavoro totale, il mercato è prevalentemente dominato da società cinesi e americane, limitando il suo potenziale di creazione di posti di lavoro nella regione euromediterranea alla costruzione e installazione e alle operazioni e manutenzione; ciò a meno che non sia possibile sviluppare le competenze necessarie e creare sufficienti fattori di attrazione del mercato in ciascun paese, il che è fondamentale per localizzare tali settori dove è enorme la risorsa naturale. Se le grandi centrali solari di Marocco ed Egitto – e gli investimenti eolici della Giordania – fossero a tecnologia regionale? Considerando l'effetto moltiplicatore di questo impiego e della disponibilità di generazione locale sovrana e a basso costo per tutti gli altri settori, si ​delinea in tempi abbastanza brevi un Mediterraneo riequilibrato, con meno conflitti e che corre di più verso una crescita giusta. Senza contare – grasso che cola, si diceva – che salviamo il pianeta.

 

 

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