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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Quando il pubblico abbraccia il privato

Quando il pubblico abbraccia il privato

Society 3.0

L’era della post – sussidiarietà ci fa prendere cura delle cose vicine fisicamente oppure emotivamente, perché tocca anche noi, la nostra famiglia, o le nostre passioni.

​Argini dei fiumi, rive dei laghi sporche, stazioni della metropolitana da rifare, ma anche gruppi di persone abbandonate, o anche solo vecchie aiuole o aree cani spelacchiate. Quando il privato prende buone iniziative bisogna fargli spazio, e magari sistematizzarlo. Qualche volta succede che il privato volenteroso dia una mano, e succede pure che il pubblico che funziona si lascia aiutare. Accade anche in provincia, ma è spesso in città, forse favorito dalla prossimità di problemi comuni, che l'interesse pubblico del privato si muove, e chiede spazio.

Questo "privato" che ci interessa può avere molteplici forme:

  • un gruppo di cittadini che vuole prendersi cura di un'area dismessa creando un centro ricreativo;
  • un'azienda che intende gestire una piccola area verde davanti alla sua sede;
  • una fabbrica che decide di costruire un piano sanitario per i propri dipendenti, oppure acquistare una navetta per portarli a lavoro con più facilità;
  • un piccolo aggregato di mamme che vogliono gestire insieme i figli nel pomeriggio post-scuola.

Di solito l'azione di questo genere di privato si concentra sulle persone, magari quelle in difficoltà, o sugli spazi, spesso quelli abbandonati oppure mal gestiti. Può infatti accadere che un gruppo di pescatori sportivi voglia prendere in gestione un tratto di fiume, occupandosi del ripopolamento dei pesci o della cura degli argini; oppure un gruppo di ex manager chieda di poter gestire lo sviluppo di un istituto tecnico nella fase delicata dell'orientamento e dei tirocini.

 La collaborazione tra il privato ed il-pubblico-che-funziona ha però delle condizioni precise:

  • da una parte devono esserci soggetti privati (cittadini, imprese…) con uno spirito di iniziativa spontaneo e continuo, che non nasce perché spinto da interessi economici;
  • dall'altra deve esserci un soggetto pubblico che lascia fare, vedendo con maturità la chiara impronta di pubblica utilità di queste iniziative.

Non è dato sapere in quale misura manchino – spesso – la prima o la seconda delle due condizioni. Ma spesso mancano. E dove invece si incontrano riescono a dare impulso a un ciclo di iniziative positive, che poi si allargano, e altrettanto frequentemente sono contagiose per l'intero luogo in cui si sviluppano.

INFRASTRUTTURE NATURALI
Può succedere infatti che il pubblico si metta di traverso con le sue infinite forme: burocrazia, ritardi, carta, permessi, regolamenti, anche antipatia o inimicizia politica. Nei casi in cui prevale la lungimiranza ci sono invece vantaggi per tutti. Per i cittadini che godono di un servizio utile, di una presenza altrimenti impossibile, di un favore di altri cittadini o semplicemente di appassionati.

Sì appassionati, perché di solito queste iniziative hanno un motore non economico né pratico, ma quasi sempre emotivo: ci sono cose che fai perché semplicemente sono la tua passione.

Che siano la gestione di un'area cani, la presa in cura di un tratto di fiume, la ristrutturazione di una fermata della metro sponsorizzata, l'accompagnamento di un gruppo di anziani soli, c'è dietro la passione, l'ingrediente magico che non fa contare le ore, cancella gli straordinari, ti fa portare gli attrezzi da casa, ti fa sistemare una cosa perché ci passi davanti tutti i giorni.

VINCE LA CO-PROGETTAZIONE
Ci sono luoghi – la capitale italiana in cui l'unica colpevole sembra sempre la politica – dove queste autonome risposte collettive, che nascono da privati, sono evidentemente carenti. Sono luoghi in cui l'assenza di iniziativa è spesso patologica, non più fisiologica, e contrastano con gli spazi in cui ciò che nasce dal privato è favorito e valorizzato. I casi positivi raccontano di occasioni preziosissime di co-progettazione, co-produzione (si veda il bell'articolo di Federico Mento sul tema) che il pubblico deve lasciar andare e addirittura cercare di istituzionalizzare, con la speranza di una salutare moltiplicazione dei pani e dei pesci.

In un momento in cui si cerca di richiamare il ruolo prezioso delle comunità, il privato volenteroso è utile a sistematizzare le necessità infinite ed infinitesimali di territori ormai frammentati e slegati da quel centro dove accadono le cose, un lavoro divenuto difficilissimo per il pubblico.

Queste risposte collettive che sbocciano in modo spontaneo meritano di essere aiutate a consolidarsi, dal punto di vista:

  • dimensionale;

  • economico;

  • organizzativo

È il momento della post – sussidiarietà, che ci fa prendere cura di quella "cosa" a noi vicina fisicamente, perché sotto o casa o davanti all'ufficio, oppure emotivamente, perché tocca anche noi, la nostra famiglia, o le nostre passioni.

 

 

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