Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > È tempo di professional branding

È tempo di professional branding

Technology

Il tempo della ricreazione in rete è finito: la crisi del mondo del lavoro morde. Quando possiamo lasciare tracce di noi su Internet, facciamolo seminando delle “molliche” professionali.

​​Di cosa parliamo:

  • Professione e professionisti: dire cosa si fa, fare ciò che si dice
  • La bella lezione di Hänsel e Gretel: seminiamo briciole di noi
  • Professional branding vs personal branding
  • LinkedIn sì, Clubhouse ni: vince la perseveranza

 

Professione e professionisti: dire cosa si fa, fare ciò che si dice
Adottiamo il metodo dei matematici. Partiamo dalla definizione delle parole. Anzi, dalla definizione della parola “professione": deriva da “professus", participio passato del verbo “profiteri", quest'ultimo composto dal suffisso “pro", in italiano “davanti", e dal verbo “fateri", intensivo di “fari", nella nostra lingua “parlare". Tiriamo le prime somme: professionista è colui che fa ciò che dichiara, restandone fedele. Sul lavoro, dunque, contano anche le dichiarazioni d'intento o, per usare una terminologia adottata dagli esperti di marketing, dalla “promessa di acquisto": a te, mio “cliente" (interno o esterno all'azienda), prometto di fare ciò che dico.  

La bella lezione di Hänsel e Gretel: seminiamo briciole di noi
Chiarita la definizione della parola “professione", non resta che mettere in pratica la lezione. Per farlo ripassiamo il capolavoro dei fratelli Grimm. Ricordate la fiaba scritta all'inizio dell'Ottocento? Non potendoli sfamare, Hänsel e Gretel vengono abbandonati nel bosco dal papà taglialegna su suggerimento della matrigna: temendo di non riuscire più a trovare la strada maestra, il bambino raccoglie dei sassolini e delle briciole di pane da seminare lungo il tragitto foresta-casa. Veniamo a noi: immaginiamo che ogni nostro post in rete, storia o immagine, sia essa ferma o animata, rappresenti una “briciola di pane". Ciascun pezzettino di noi lasciato su Internet va a formare un sentiero, percorribile da chiunque desideri, per svariate ragioni, avvicinarsi a noi. Occorre, dunque, prestare la massima attenzione alle nostre “breadcrumbs", per dirla nel linguaggio degli sviluppatori dei siti, in italiano “briciole di pane".

Professional branding vs personal branding
Facciamo, ora, un terzo passo in avanti. Una volta capito che la nostra presenza in rete costituisce la nostra memoria “fissa", occorre disegnare una bella linea di separazione tra ciò che condividiamo con le persone a noi più care e ciò che vogliamo raccontare di noi al mondo del lavoro. Da “redattori freelance" dei social media (quali siamo diventati quasi tutti, magari senza saperlo, chi più o chi meno) concentriamoci sul nostro “brand" o “marchio" professionale, riservando ai parenti e agli amici la condivisione della nostra vita privata. Facciamo in modo che i selezionatori del personale ci trovino online per le nostre competenze, “hard" e “soft", guadagnate e dimostrate durante la nostra carriera di studio e di lavoro. Usiamo la rete come un'occasione per mettere a fattor comune il nostro “know how", il nostro “know where", il nostro “know when" e il nostro “know why". Il doposcuola, per tornare a quanto dicevamo all'inizio, è finito: il “social game" ha fatto la sua storia gloriosa. “Game over" per citare il titolo del saggio di Alessandro Baricco.

LinkedIn sì, Clubhouse ni: vince la perseveranza
Il quarto e ultimo gradino da salire è quello di decidere dove stare in rete: dove dobbiamo seminare le “briciole" del nostro “know how", “know where", “know when" e “know why"? Rispondiamo con i numeri: LinkedIn, il social media dedicato ai professionisti con oltre 13 milioni di iscritti nella sola Italia, è la piattaforma dove esserci quotidianament​e e in modo attivo, grazie alla presenza del nostro profilo curriculare e dei contenuti pr​odotti, siano essi post da 1.300 battute (per un totale di circa 200 parole) oppure articoli più elaborati. Per chi preferisce il confronto diretto e possiede un iPhone, c'è la possibilità di esplorare le stanze del nuovo social network Clubhouse, basato sulla parola orale. Qualunque sia la nostra scelta in termini di piattaforma da utilizzare, la regola aurea da seguire è la stessa: pianificare le nostre condivisioni e presenze. La programmazione può essere quotidiana oppure più dilatata nel tempo: ciò che conta, come sempre, è la perseveranza unita alla qualità dei nostri contributi professionali. Così, “briciola" dopo “briciola", costruiremo il nostro “professional brand".


 

 

Robot umani, troppo umani<img alt="" src="/PublishingImages/computer%20umani.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/computer-umaniRobot umani, troppo umaniAnche le macchine possono avere un cuore. Ne sono convinti gli studiosi dell’Affective Computing che indaga le emozioni umane e le sue manifestazioni per migliorare in senso collaborativo l’interazione uomo-automi.Luca-Politi2021-03-31T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Siamo cacciatori di connessioni <img alt="" src="/PublishingImages/cacciatori%20di%20sapere.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/cacciatori-di-sapereSiamo cacciatori di connessioni Sapersi muovere tra settori, saperi e culture diverse è la skill del momento. Nell’era dell’algoritmo l’iperspecializzazione è un limite, conta essere alfieri del pensiero ibrido, essere “contaminati”.Giulio-Xhaet2021-03-23T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
L’agricoltura del futuro è in città<img alt="" src="/PublishingImages/agricoltura%20futuro.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/agricoltura-del-futuroL’agricoltura del futuro è in cittàLe aree urbane occupano il 3% della superficie terrestre, ma qui si consuma l’80% delle risorse alimentari del Pianeta. Ecco perché devono diventare luoghi di coltivazione sostenibile: dal vertical farming alle food forest, i modelli più promettenti. Alexis-Paparo2021-03-14T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Gli algoritmi non sono inclusivi<img alt="" src="/PublishingImages/algoritmo%20sessista.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/algoritmo-sessistaGli algoritmi non sono inclusiviLa tecnologia ha delle falle che provocano sessismo e razzismo. Ma siamo in tempo per cambiare rotta. C’è chi sta provando a mutare le cose, come Joy Buolamwini, la poetessa dei codici del MIT.Rosita-Rijtano2021-03-07T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Privacy: le stanze senza muri di Clubhouse <img alt="" src="/PublishingImages/TECHNOLOGY%20Clubhouse.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/clubhouse-privacyPrivacy: le stanze senza muri di Clubhouse È il social del momento. Si basa sulla voce e ha già attirato l’attenzione di esperti e appassionati, ma non solo. Da Roma ad Amburgo, a Clubhouse guardano con interesse e crescente preoccupazione anche i Garanti della Privacy. Ecco perché.Luca-Politi2021-02-23T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Il virus nemico del sonno <img alt="" src="/PublishingImages/covid%20sonno.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-sonnoIl virus nemico del sonno Il diffondersi della pandemia ha modificato le abitudini notturne delle persone e ha cambiato il tempo e la qualità del dormire. Le ricadute sulla salute.Roberta-Lazzarini2021-01-26T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
La perseveranza del purpose<img alt="" src="/PublishingImages/purpose.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/purposeLa perseveranza del purposeInvestimenti sui dipendenti, valore per i consumatori, gestione etica delle relazioni con i fornitori e sostegno alle comunità locali dove si opera. Ma niente serve senza una narrazione efficace.Giampaolo-Colletti2021-03-28T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
A Pasqua si viaggia in digitale <img alt="" src="/PublishingImages/turismo%20virtuale.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/turismo-digitaleA Pasqua si viaggia in digitale Il turismo resta virtuale e per ora si può partire quasi esclusivamente con la mente cliccando sul pc con una grande offerta di contenuti. E dai Big data l’industria pensa di ripartire, profilando i viaggiatori.Roberta-Lazzarini2021-03-30T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD