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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Perché scegliere è difficile

Perché scegliere è difficile

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I bias cognitivi e le euristiche sono dei costrutti fondati su ideologie e pregiudizi che consentono di prendere decisioni ma che possono indurre in errore. E l’errore, spesso, è inevitabile.

​​​​​​Provate a rispondere a questa domanda, riadattata citando un celebre quesito delle scienze comportamentali:

Linda, trentadue anni, è single, molto intelligente e non si fa alcun problema a dire la sua. Linda è laureata in filosofia. Quando era all'università, si batté molto contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali e per i diritti della comunità LGBT, partecipando anche a diverse manifestazioni.

 Secondo voi, è più probabile che Linda sia una sportellista in banca oppure che sia sportellista in banca e attivista per i diritti della comunità gay? Se avete scelto la seconda opzione, siete in buona compagnia perché è la risposta che dà la maggioranza delle persone. Ed è sbagliata.

​Ma non preoccupatevi: anche quando è stato condotto davanti a classi di studenti di scuole prestigiose in tutto il mondo, il problema di Linda ha fatto deragliare le menti più brillanti. Solo i laureandi di Berkeley hanno mostrato una resistenza efficace a questa distorsione cognitiva.

Innanzitutto, partiamo dalla soluzione: la risposta corretta è chiaramente la prima perché la probabilità di due eventi congiunti (Linda come sportellista + Linda come attivista della comunità gay) è più bassa di quella che se ne verifichi uno solo (Linda sportellista).

L'insieme delle sportelliste di banca, infatti, include già quello delle sportelliste che sono anche attiviste per i diritti gay. Quando si entra nei dettagli di un evento possibile, rendendolo più specifico, si riduce anche la sua probabilità.

Il problema è che le maggiori informazioni aprono la scatola degli stereotipi, cui ciascuno di noi, anche non volendolo ammettere, è soggetto. Il che genera un conflitto tra l'intuizione che deriva da una lettura rapida del contesto e la logica della probabilità. Le persone cercano sempre nessi causali, molto spesso facendolo erroneamente. Inoltre, queste stesse persone interagiscono con altre persone, il che dilata ulteriormente le possibilità di errore.

Questo articolo, appunto, elenca alcune delle trappole cognitive e delle euristiche che caratterizzano i processi di scelta, offrendo una prova dei limiti della razionalità umana e, però, anche mostrando uno spaccato su come i bachi del cervello rappresentino pure un'opportunità per individuare scorciatoie decisionali utili a fare scelte migliori.

La legge dei piccoli numeri

Immaginate di essere in un ospedale, nel reparto di ostetricia, fuori dalla stanza dove stanno i neonati. Ipotizzate anche che, in una giornata, nascano 6 bambini. Guardando le seguenti combinazioni possibili relative al loro sesso: secondo voi si tratta di sequenze che hanno tutte la stessa probabilità di verificarsi?

1)    M-F-M-M-F-M

2)    M-M-M-M-M-M

3)    F-F-M-M-F-F

​Immagino che, per molti di voi, la risposta sia un convinto "Ma certo che NO!", con un occhio speciale alla seconda opzione. Mi spiace tuttavia dover deludere di nuovo le vostre attese, perché le combinazioni mostrate hanno tutte la stessa probabilità di verificarsi.

Non c'è nessun mistero, ma soltanto la prova di quella che è chiamata legge dei piccoli numeri, che produce cantonate clamorose quando si tenta di fare un'inferenza statistica a partire da un campione di osservazioni troppo piccolo. La tendenza umana, infatti, a trovare patterns e regolarità agisce implacabile. Non mi credete? Allora facciamo a testa o croce. E però facciamolo veramente.

Se lanciate una monetina 10 volte in aria, è abbastanza probabile che non otterrete una percentuale di 50-50 di testa o croce, proprio perché il numero del campione è troppo piccolo. Se, invece, aveste la pazienza di lanciarla un migliaio di volte, è allo stesso modo ragionevole credere che la distribuzione di teste o di croci si avvicinerebbe a quella prevista dalla probabilità a priori, che è appunto un fifty fifty.

​Euristica della disponibilità

Quando un aereo cade e dovete prendere un volo il giorno successivo; non vi prende un po' di paura? Quando un attacco terroristico uccide decine di persone nella città dove avete prenotato un weekend romantico, non vi viene la tentazione di mollare il colpo?

Tutte queste sono situazioni in cui l'euristica della disponibilità miete statisticamente le sue vittime. Avete paura di salire sull'aereo perché la vostra memoria richiama immediatamente l'immagine dell'incidente appena avvenuto, e la stessa cosa avviene per l'attentato. Si chiama euristica della disponibilità proprio perché alcuni fatti sono immediatamente disponibili al nostro pensiero e ci inducono a scelte che possono rivelarsi errate. Le statistiche mostrano, infatti, che il trasporto aereo è la modalità più sicura per spostarsi al mondo.

L'euristica della disponibilità può avere effetti molto pericolosi, e da tenere sotto controllo, quando si pensa a temi quali il cambiamento climatico o i flussi migratori: bastano una gelata fuori stagione o uno sbarco sulle coste italiane che facciano notizia a generare, con ogni probabilità, alterazioni sistematiche della percezione probabilistica.

​Euristica dell'ancoraggio

Secondo voi Karl Marx è morto quando aveva più o meno di 150 anni? Stento a credere che qualcuno possa propendere per il più, ma il punto è la risposta che formulerete di fronte alla domanda successiva: A che età è morto Karl Marx?

Probabilmente qualcuno tra i lettori conosce la risposta esatta ma chi, invece, fosse all'oscuro del dato e tirasse a indovinare, sarà inevitabilmente influenzato dal numero che ho messo a inizio paragrafo e, probabilmente, azzarderà un numero più alto di quello che avrebbe proposto senza il riferimento al 150. È all'opera, in questo caso, l'euristica dell'ancoraggio.

Quando, ancora una volta, siamo di fronte a stime incerte, queste ultime sono influenzate dalle informazioni che le accompagnano, che agiscono appunto da ancora cui appendere i nostri tentativi. A preoccupare è che tutto sommato questo avvenga senza che noi ce ne accorgiamo e, quel che è peggio, persino in presenza di numeri che non hanno nulla a che vedere con l'oggetto dell'inferenza. 

Le ancore sono con noi nella vita quotidiana, sempre. Quando uscite dall'autostrada con la macchina, tendete ad andare più veloci per un po' anche sulla strada provinciale che avete imboccato: rimanete ancorati alla velocità di partenza e ci vuole un po' per aggiustare il tiro.

Ecco, se gli errori sono inevitabili e ne cadiamo tutti vittime, a cosa serve parlarne? Proprio ad aggiustare il tiro. Innanzitutto, una consapevolezza lucida serve sempre a definire in modo corretto un certo meccanismo e, soprattutto, ad abbandonare convinzioni spesso infondate. Secondariamente, se questi errori sono sistematici, in qualche modo diventano anche prevedibili: un buon architetto della scelta, dunque, non può non tenerne conto nel cantiere della progettazione decisionale.

 

 

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