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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Oblio digitale: un diritto di tutti

Oblio digitale: un diritto di tutti

Technology

La democrazia della realtà Internet ha aumentato l’esigenza di tutelare privacy e immagine di persone e aziende. Quali sono gli strumenti per difendersi sul web.

​​Il mondo digitale, con il rimbalzo di una notizia, di una foto, di un video, di un numero di telefono o di una targa di auto da un sito o da un social all'altro, ha moltiplicato esponenzialmente le esigenze (sia di privati cittadini, sia di organizzazioni più complesse) legate al diritto all'oblio, al diritto di immagine, alla tutela dei marchi o del diritto d'autore, per non parlare delle tematiche connesse a contenuti diffamatori. 

E se, fino a qualche anno fa, i colossi del web erano poco collaborativi e restii a cancellare o deindicizzare determinati contenuti, le cose sono molto migliorate col passare del tempo, sia per una evoluzione legislativa e giurisprudenziale, sia perché, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, l'atteggiamento delle piattaforme è decisamente cambiato, con una risoluzione dei problemi in pochi giorni.

Il mondo degli studi legali, perciò, si è attrezzato, e ora ci sono molti strumenti messi a disposizione dei cittadini per tutelare i propri diritti, e in particolare il diritto all'oblio, sulla rete. Tradizionalmente, per dirit​to all'oblio si intende la tutela della riservatezza nei confronti di una persona magari coinvolta in un caso giudiziario molti anni fa. Ma non solo: per esempio è possibile chiedere la rimozione o la deindicizzazione delle foto da soubrette di 20 anni fa per una persona che ora fa il direttore di un museo privato; ci sono noti imprenditori o celebrities che vogliono eliminare tutte le foto con la ex moglie o l'ex fidanzata; e, ancora, persone che da giovani hanno fatto politica e ora non vogliono più essere associati a quelle idee. Ci si può occupare anche della rimozione dal web di numeri di telefono, indirizzi, targhe di auto, sigle di yacht. Insomma, sotto l'espressione diritto all'oblio spesso rientrano diritti diversi. «Di solito il diritto all'oblio - spiega l'avvocato Flaviano Sanzari dello studio Previti - è volto a tutelare la riservatezza su vecchi casi giudiziari dei quali, senza nuovi interessi attuali, non ha più senso parlare. Ma sotto il diritto all'oblio va pure la tutela dell'identità personale: notizie che non corrispondono alla realtà attuale (tipo una moglie o un marito che nel frattempo sono diventati ex moglie ed ex marito, ndr). Ho diritto di chiedere che la notizia sia attualizzata. Infine, c'è la tutela del dato personale, grazie al regolamento Ue del 2016, che consente di chiedere al titolare del trattamento di rimuovere il mio dato personale se non ci sono più le finalità per le quali il dato era stato divulgato e se la divulgazione non è autorizzata. C'è una interessante sentenza, la 19681 del 22 luglio 2019 delle Sezioni unite della Cassazione civile, che ben riassume tutto quello che c'è da sapere oggi sul diritto all'oblio».

Perciò il diritto all'oblio può essere compresso solo in base a: il contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; l'interesse effettivo e attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui ovvero per scopi scientifici e culturali); l'elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato per la peculiare posizione nella vita pubblica; le modalità impiegate per ottenere o nel dare l'informazione che deve essere veritiera, diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo nell'interesse del pubblico e priva di insinuazioni o considerazioni personali, così da evidenziare un esclusivo interesse alla nuova diffusione; la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo in modo da consentire all'interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico. «In assenza di queste condizioni - sottolinea l'avvocato Andrea Gazzotti dello studio legale Bernardini de Pace - e quindi in caso di violazione del diritto all'oblio, la giurisprudenza ammette da tempo la risarcibilità di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, eventualmente prodotti dalla condotta lesiva».

Quindi, per tutelare il proprio diritto all'oblio, che fare nella pratica? «I grandi social e portali tipo Google, Youtube, Facebook, Instagram o Twitter ormai si muovono con tempi brevi. Hanno loro form interni - commenta Sanzari dello studio Previti dove noi inseriamo le nostre segnalazioni. Tutto si risolve in pochissimi giorni, con la rimozione dei contenuti. Quando, tuttavia, riceviamo una risposta negativa, allora si può fare una diffida formale, con una lettera al gestore del sito. Anche in questo caso i tempi sono brevi, solo qualche giorno. Se, infine, non c'è collaborazione, allora si va in giudizio, con procedura di urgenza, e allora ci vuole qualche mese. Tuttavia - prosegue Sanzari - una tecnica molto usata è la deindicizzazione. Spesso, infatti, abbiamo a che fare con siti o blog minori che non rispondono alle nostre richieste e non collaborano. Allora chiediamo a Google di deindicizzare i loro contenuti. E Google ha un atteggiamento molto aperto. I clienti, va detto, ci fanno tante richieste, e sul web c'è molta attenzione. Google e Facebook sono più collaborativi di un tempo. Con Facebook, in particolare, c'è una collaborazione totale, soprattutto quando ci troviamo di fronte a un caso oggettivo di violazione del diritto d'autore, del marchio, della privacy, del diritto all'oblio. Con le cosiddette fake news, invece, o ci sono chiaramente diffamazione, offesa, insulto, altrimenti tutto tende a rientrare nella libera espressione del pensiero ed è più difficile fare valere i propri diritti».  

Nel 2017 gli avvocati Sveva Antonini e Gabriele Gallassi hanno fondato la società Tutela digitale, specializzata proprio nel rimuovere o deindicizzare contenuti che violino il diritto all'oblio e i diritti connessi. «Non tutte le tematiche hanno una tempistica di rimozione o deindicizzazione uguale. Ma posso assicurare - dice l'avvocato Antonini - che la tutela del diritto all'oblio, i casi di violenza, e anche le violazioni di diritto d'autore o marchi hanno tempi di risoluzione molto veloci, poche ore o pochi giorni». Come funziona? Quando un cliente si rivolge a Tutela digitale, parte una segnalazione qualificata, «e non siamo noi direttamente a rimuovere i contenuti. C'è un data base di 10 mila collaboratori tra siti web, web master, internet provider e piattaforme. Ed è quel sistema con tanti operatori che provvede a eliminare i contenuti, dopo la nostra segnalazione qualificata. A oggi abbiamo rimosso o deindicizzato oltre 3.500 contenuti, quasi sempre articoli giornalistici che poi diventano fonte primaria di altri post a cascata su siti, blog e social». Clientela tipo? Sono persone con un processo archiviato, vittime di errori giudiziari, condannati per certi reati e che poi hanno diritto all'oblio. In questi casi Tutela digitale offre un servizio simile «alla ripulitura del casellario giudiziario. Noi facciamo la stessa cosa sul web - prosegue Antonini - eliminando foto e video non autorizzati, notizie datate che non rispettano più il diritto di cronaca, pagine e profili falsi sui social network, dati riservati. Certo, possiamo rimuovere o deindicizzare articoli magari di 20 anni fa. Ma un articolo nuovo, invece, a meno che contenga diffamazioni, non si può eliminare». In questi casi, allora, Tutela digitale attiva un secondo rimedio: «Se il sistema Linkiller elimina i contenuti, c'è invece Linkbetter che consente di riempire il web con contenuti positivi, per crearsi una identità nuova sulla rete. Capita, ad esempio, che ci arrivino clienti di 60-70 anni, senza profili social, che sono ca​scati in un caso negativo di cronaca: di loro sul web si trova solo questa notizia. Allora, per impedire che le ricerche del nome del cliente sul web coincidano solo con la notizia negativa, noi possiamo riempire la rete di altri contenuti positivi, per mescolare notizie buone e cattive».​

 

 

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