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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Nuove frontiere: dove va il basic income

Nuove frontiere: dove va il basic income

Society 3.0

I principali progetti-pilota nel mondo considerano il reddito minimo garantito una forma di sostegno alla crescita economica. Dalla Finandia alla Cina, pro e contro del sistema.

​​​Reddito di cittadinanza, reddito di sussistenza, reddito minimo garantito. La confusione regna sovrana, sull'antidoto alla disoccupazione di massa. E le stime si rincorrono. I ricercatori del MIT, Daron Acemoglu e Pascual Restrepo hanno calcolato che ciascun nuovo robot entrato in ufficio, rende superflui fino a sei lavoratori. E se il leitmotiv del momento recita che "i bambini delle elementari faranno un lavoro che oggi non esiste", le coperture economiche sugli eventuali provvedimenti restano un'incognita. Saranno gli stati a sussidiare gli ex lavoratori sostituiti dai robot? O sarà introdotta una tassa sul plusvalore garantito da macchine sempre più efficienti, ad aziende sempre più produttive?

Bill Gates ha provato a risolvere l'annoso dibattito sulle risorse: «Un robot dovrebbe essere tassato quanto un lavoratore. Così gli stati potrebbero erogare un reddito minimo». Del resto anche secondo Elon Musk «l'automazione renderà necessario il reddito minimo garantito». E se sono direttamente i fondatori di colossi tecnologici come Microsoft e Paypal a richiamare l'attenzione su politiche di sostegno al reddito da lavoro, il reddito minimo è stato protagonista anche all'ultimo World Economic Forum. «Il reddito minimo garantito può incentivare la crescita economica?» si sono chiesti a Davos economisti e osservatori.

Domanda quantomeno opportuna, dal momento che i promotori dei principali progetti-pilota nel mondo considerano il reddito minimo garantito una forma di sostegno alla crescita economica. L'idea non è quella di stati che disperdano risorse, garantendo un reddito minimo a chiunque non lavori. La prospettiva è quella di sostituire gli assegni di disoccupazione, con una forma di sostegno garantito al reddito. Un sostegno che non venga meno neanche qualora l'ex disoccupato trovi lavoro. La scommessa, infatti, è quella di incentivare il disoccupato a cercare lavoro, garantendo un reddito minimo che tuttavia non sia sufficiente a sostenere il costo della vita in un determinato Paese.

Oggi l'esperienza empirica dimostra il fallimento sostanziale delle politiche di sostegno ai disoccupati. L'assegno di disoccupazione, che non viene più erogato qualora il disoccupato trovi lavoro, in molti casi disincentiva la ricerca di un impiego, dal momento che nell'eventualità di un'assunzione, verrebbe meno la forma di sostegno pubblico. Continuando a percepire il reddito minimo anche qualora venissero assunti, invece, i disoccupati sarebbero spinti a lavorare per guadagnare di più. Generando nuove entrate fiscali e previdenziali per lo Stato. E rappresentando così in carne ed ossa la strategia con cui le istituzioni puntano a ripagarsi il provvedimento.

«Il reddito minimo garantito incentiva le persone ad accettare anche dei lavori a tempo parziale, che restano scoperti perché non assicurano un reddito sufficiente all'indipendenza. Quindi poter contare su un reddito garantito a prescindere dal reddito da lavoro percepito, incentiva la produttività, riduce la disuguaglianza e stimola all'attività imprenditoriale», ha scritto Guy Standing, docente di sociologia dello sviluppo alla School of Oriental and African Studies (SOAS) dell'Università di Londra e cofondatore del Basic Income Earth Network.

Si tratta sostanzialmente della scommessa che sta giocando il governo finlandese. Dal gennaio dello scorso anno 2 mila finlandesi ricevono un reddito minimo garantito da 560 euro al mese. E i fortunati continuano a percepire la somma anche se trovano un posto di lavoro. L'esperimento finlandese resta circoscritto a una platea ben definita e di cui si conosceranno i primi risultati non prima dell'alba dell'anno prossimo. Tuttavia i progetti operativi di reddito minimo garantito vanno oltre l'esperimento finlandese. Programmi statali, che garantiscono un reddito a disoccupati in età lavorativa, senza obbligarli a cercare un'occupazione.

Il governo di Macao, tra le regioni speciali cinesi con Hong Kong, garantisce un reddito minimo da 1.200 dollari a 540mila cittadini grazie ai proventi della fiorente industria dell'azzardo. Da 3 anni la provincia canadese dell'Ontario eroga un reddito minimo fino a 17 mila dollari a 4 mila persone. In Olanda il governo ha autorizzato 5 città (Groningen, Wageningen, Tilburg, Deventer e Ten Boer) a erogare un reddito minimo garantito da 1.200 euro per 2 anni a persone selezionate, che non dovranno più farne richiesta, né dimostrare di aver cercato lavoro. L'obiettivo resta sempre lo stesso. Da un lato, dimostrare che garantendo un reddito minimo, si stimola il disoccupato a riqualificarsi e cercare un'occupazione. Dall'altro, cancellare l'elemento burocratico, semplificando le pratiche di candidatura e accoglienza della domanda di sostegno.

Gli effetti collaterali? In Finlandia diversi percettori del reddito minimo garantito hanno testimoniato come al secondo colloquio col potenziale nuovo datore di lavoro ricevessero offerte economiche al ribasso, dopo aver "confessato" che avrebbero continuato a ricevere il sussidio anche qualora avessero cominciato a percepire un reddito da lavoro. La reticenza che contraddistingue i percettori, restii a parlare della loro esperienza, si può ricollegare quindi soprattutto al timore di ricevere un'offerta economica poco conveniente da parte del datore di lavoro potenziale. Allargando peraltro la prospettiva al cosiddetto reddito di cittadinanza, cosa succederebbe ai salari medi, se di fatto lo Stato garantisse pubblicamente una parte del reddito a tutti i cittadini? I salari medi subirebbero un taglio lineare e gli stipendi verrebbero rivisti al ribasso, in ragione della garanzia parziale di un reddito minimo garantito dallo Stato. Un pericolo incombente nell'ambiziosa Finlandia.

 

 

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