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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Governare la nuova normalità

Governare la nuova normalità

Society 3.0

Per le aziende è il momento di riprogettare il futuro. Ciò che ne emerge è un “doppio binario” che, in alcuni settori, sul fronte spesa è tornato indietro agli anni 70. Ecco perché.

Dopo aver passato mesi a conteggiare le perdite legate al lockdown, per le aziende è il momento di riprogettare il futuro. Ma come saranno i consumi della nuova normalità, o come è stata ridefinita, della fase “next normal” della cosidetta “nuova normalità”? Lo prefigura un'indagine svolta da Coop Nomisma dal titolo 2021, l'anno che verrà. Ciò che ne emerge è un “doppio binario” del nostro Paese che, in alcuni settori, sul fronte spesa è tornato indietro di anni: al 1975, per esempio, se pensiamo ai viaggi e alle vacanze, al 1990 per quanto riguarda i consumi fuori casa, al 2008 nell’ambito dell’alimentazione domestica. In compenso, siamo balzati in avanti nell’utilizzo dello smartworking e nell’e-grocery, con una particolare attenzione a uno stile di vita più salutare (7 interpellati su 10 danno maggiore importanza al proprio benessere fisico e psicologico rispetto al periodo pre-Covid) e al personale impatto sull'ecosistema (7 persone su 10 prenderanno decisioni in base all’impatto che le stesse produrranno sull’ambiente).

Eppure queste inclinazioni devono tenere nel giusto conto le nuove, e spesso ridotte, disponibilità economiche. I dati evidenziano come negli ultimi mesi del 2020 per gli intervistati sia diminuita la frequenza dei consulti con il medico di famiglia e siano stati ridotti esami e accertamenti. «Certo, è anche un problema di costi, ma io suppongo che, in attesa del vaccino, le persone abbiano paura di recarsi nei luoghi deputati alla salute» commenta Linda Gobbi, sociologa e cofondatrice del Future Concept Lab, società che insieme a Glaxi di recente ha realizzato Coming World Project, l’Osservatorio per la comunicazione del mondo che verrà.

«Oggi, complice anche lo choc di questi mesi, l’attenzione della gente si è spostata dalla fase della diagnosi a quella della prevenzione, mediante la pratica sportiva fatta per conto proprio, anziché in palestra, e con una sana alimentazione. Un approccio dolce, individuale e olistico al benessere, che noi abbiamo definito etica aumentata e che si basa su una ritrovata consapevolezza della nostra integrità psicofisica. Si riparte dalla salute, che non è salutismo, dalla ricerca del Ben-Essere che non è religione performativa o dieta esasperata, ma piuttosto un nuovo modo di Essere Bene, di abitare il nostro corpo in modo più consapevole», illustra la studiosa.

In un simile contesto di attenzione alla salute, di ricerca di equilibrio psicofisico, di cura tanto di sé stessi quanto degli altri, il ruolo delle donne sarà centrale e trainante, come lo è già stato durante la pandemia: “Nei giorni più bui, i visi femminili sono stati i protagonisti dell’emergenza” sottolinea Gobbi. E proprio una donna è stata la prima vaccinata d'Italia. «Non a caso, perché nel settore sanitario e sociale il 70,4% degli occupati è rappresentato da forze femminili” ricorda l’esperta. “Anche nell’istruzione la quota rosa è pari al 61,8% e in tutti i Paesi Ocse le donne rappresentano la stragrande maggioranza (in media circa il 90%) della forza lavoro nel settore dell’assistenza a lungo termine». L'esempio generoso delle donne, che si sono prodigate per gli altri, è stato determinante per spronare al nuovo civismo della spesa di quartiere, al rispetto della fila ordinata, alla solidarietà espressa dalla mascherina per strada, insomma a un’impostazione etica generalizzata che serve contemporaneamente a proteggere noi stessi e chi vive accanto a noi.

«Così, se c'è una lezione positiva da tutto ciò che abbiamo patito negli ultimi mesi, sta nel realizzare il contributo che ci è venuto delle donne e favorire un mutamento sociale che le sostenga» suggerisce Gobbi. «Per esempio, una riflessione su come nell'emergenza le donne abbiano ottemperato all’obbligo improvviso del lavoro da casa potrebbe contribuire a introdurre in pianta stabile una maggiore flessibilità oraria per queste stesse lavoratrici, che ne trarrebbero beneficio sia in termini di migliore conciliazione vita-lavoro sia di indebolimento di una delle principali cause dei divari retributivi rispetto ai maschi. Inoltre, se durante il lockdown molti uomini per la prima volta si sono resi conto di quanto il peso domestico sia un 'lavoro maldiviso'​, c'è da sperare che questa loro presa di coscienza generi una maggiore partecipazione alla cura domestica e uno stile di vita in cui la ripartizione dei compiti  sia un problema familiare, non più una questione femminile».​

 

 

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