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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Nomadi digitali: occasione per l’economia

Nomadi digitali: occasione per l’economia

Society 3.0

L’home working ha rivoluzionato il modo di lavorare e l’organizzazione delle aziende e può diventare una nuova leva economica per i bilanci statali. Changes ne ha parlato con Guido Maria Brera.

L'ultima in ordine cronologico a metterli nel mirino è stata la Grecia che ha da poco lanciato un piano, valido solo per il 2021, che prevede uno sconto fiscale del 50% a chi la sceglie come base lavorativa. Il progetto di Atene per attirare nel Paese gli home worker punta sia a facilitare il rimpatrio degli 800 mila cittadini ellenici che vivono oltreconfine, sia ad attirare gli orfani della Brexit e altri cittadini europei che durante il Covid-19 hanno scoperto il lavoro da remoto. Ma la corsa al portafoglio dei nomadi digitali, è iniziata da tempo. Prima della Grecia si erano mosse Bermuda, Barbados e Estonia e Georgia. I cosiddetti nomadi digitali sono una fonte di business per i bilanci statali. Ne è convinto Guido Maria Brera, scrittore e Cio di Kairos sgr, società di risparmio gestito. Per Brera la diffusione del lavoro da remoto rappresenta un'enorme opportunità di sviluppo per l'Italia. «Il nostro è uno dei Paesi più belli al mondo, ricco di bellezze naturali, di storia, di arte, con un'ottima tradizione culinaria e un clima mite», spiega Brera a Changes. «Caratteristiche che tutto il mondo ci invidia e che ci consentono, se ben organizzate e strutturate, di attirare lavoratori smart dall'estero».

No a incentivi fiscali, sì a servizi di alto livello

La Grecia ha puntato sulle agevolazioni per attirare i lavoratori ma per Brera questa è una scelta sbagliata. «Non dobbiamo offrire incentivi fiscali: le tasse vanno pagate a fronte di servizi di altissimo livello ed è a questi ultimi che dobbiamo puntare. E poi tutti questi paesi non possono certo competere con Italia sul piano di trasporti, sanità, scuole, cultura».

In un mondo da reinventare a causa della Pandemia, dunque, il nostro Paese può giocare ancora un ruolo di primo piano a patto di estendere la banda larga su tutto il territorio, rendere efficiente ovunque il sistema di trasporto, migliorare il sistema sanitario e scolastico del centro sud, lo stato sociale e il sistema di welfare. Sforzi importanti per realizzare i quali è necessario l'impegno corale di politici, imprese, cittadini, oltre che la formazione di partnership pubblico-privato e la capacità di integrare finanziamenti pubblici di diversa origine e privati. Del resto gli obiettivi da raggiungere sono ambiziosi: «Primo fra tutti il recupero e il ripopolamento dei nostri borghi storici abbandonati da anni», spiega Brera, che poi porterebbe anche a un rilancio dell'economia e del turismo locale e nel lungo periodo a un aumento della coesione territoriale tra le varie regioni d'Italia e d'Europa e a una più limitata disparità sociale tra il Nord e il Sud del Paese, senza però sacrificare le grandi città.

L​'esempio di Brest e Castelfalfi

Certo non c'è tempo da perdere anche perché il lavoro da fare non manca. I numeri dicono che il 72% degli oltre 8 mila Comuni italiani oggi conta meno di 5mila abitanti. Non solo. Ben 2.381 Comuni, dei 5.383 piccoli centri a rischio, sono in avanzato stato di abbandono e i rimanenti sono spopolati, molti nella fascia appenninica. Un patrimonio storico che l'Architetto milanese Stefano Boeri con il Politecnico di Milano e la collaborazione del Touring club, ha già iniziato a mappare per capire se si possono fare progetti pilota in località che si trovano al massimo a 60 chilometri da un centro urbano o da un aeroporto. Il punto è stabilire un contratto di collaborazione tra grandi città e borghi storici per trovare nuovi equilibri. L'idea che Boeri ha in mente guarda al modello di recupero della cittadina bretone di Brest. 

Ma anche in Italia ci sono esempi virtuosi a cui riferirsi. Uno di questi è Castelfalfi, di proprietà del gruppo Tui, che si trova geograficamente equidistante da Siena, Firenze, Pisa con un aeroporto vicino e infrastrutture di servizi. Si tratta di un borgo medievale tornato agli antichi splendori dopo una grande ristrutturazione.  Ora ci sono appartamenti, due hotel e campo da golf, senza però cancellare l'anima agricola del luogo. Qui si producono vino, grano e verdure. E la sua posizione è stata determinante per il successo del centro.

«Quello che dobbiamo fare è esattamente questo» precisa il Cio di Kairos. «Un progetto di recupero di lungo periodo che consenta di rilanciare il Centro Sud senza però sacrificare la vita delle grandi città. Il target a cui dobbiamo ambire è delocalizzare la vita urbana, diminuire la concentrazione degli uffici   e il traffico in città. Creare degli smart village satelliti che ruotano attorno alle metropoli dove il lavoratore potrà recarsi una volta la settimana per confrontarsi con i colleghi del suo team, fare riunioni, incontrarsi con amici e collaboratori», mantenendo così viva anche tutta l'economia di servizi che ruota attorno agli uffici che però va anche quest'ultima rimodellata. «Nella realtà pre-Covid, per ogni lavoratore presente in città c'erano 6 persone di indotto. Questa situazione che nell'era post pandemia non è più sostenibile. I posti di lavoro, anche nei servizi, vanno diluiti sul terr​itorio. Perché sia chiaro: un progetto diffuso come questo deve includere, non separare», conclude Brera. «E abbiamo a disposizione i prossimi 10 anni per giocare le nostre carte».

 

 

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