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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Natura contro tecnologia

Natura contro tecnologia

Well Being

È il dilemma che l’umanità si trova ad affrontare oggi, ma si tratta di una contrapposizione apparente. Il duello tecnosfera e biosfera incide sul nostro benessere.

Consultare lo smartphone invece di fare una passeggiata tra i boschi. Una contrapposizione che è ormai superata, perché la tecnologia prevale. Già nel 1988 Don Norman, un neuroscienziato e informatico dell'università della California a San Diego, calcolò che l'americano medio incontra ben 20mila manufatti nella sua vita quotidiana, molti di più degli animali e delle piante che sarebbe in grado di distinguere. Le specie catalogate sulla Terra, del resto, sono un milione e mezzo in tutto, contro i 7 milioni di brevetti registrati solo negli Stati Uniti. La tecnosfera, quindi, supera di gran lunga la biosfera.

Dall'altro lato, però, la natura è talmente ingranata nella psiche dell'uomo, che non c'è gara. La nostra specie ha trascorso gran parte della sua esistenza nella savana africana. C'è dibattito sui dettagli, ma è certo che la nostra mente non si è formata per vivere in un mondo popolato da miliardi di individui: la vita di un milanese o di un newyorkese, circondati da una moltitudine di estranei, è una novità assoluta nella storia dell'evoluzione. Migliaia di anni fa non c'erano i social network, la televisione, gli aerei, le strade, le auto, le fabbriche, i grattacieli o la luce artificiale. C'erano solo alberi, torrenti, animali, il sole e la luna. Questo lungo passato ha lasciato un'impronta indelebile nella nostra mente.

La gente ama stare vicina al mare, alle montagne e alle piante. Basta consultare i prezzi degli appartamenti che danno su un parco o cercare una casa con "vista mare" per rendersene conto. Nei palazzi più lussuosi l'atrio è pieno di piante. Se vogliamo fare un piacere a qualcuno, gli portiamo dei fiori. Teniamo degli animali da compagnia nelle nostre case, un pezzo di natura, per quanto selezionata e "costruita" dagli uomini. E molti di noi fuggono dagli ambienti artificiali non appena possibile, per camminare, andare in bici o in barca nella natura.

Edward Osborne Wilson, un biologo di Harvard, ha condensato queste considerazioni nel concetto di "Biophilia", su cui ha scritto un libro uscito nel lontano 1984, che è un po' la bibbia di chi studia i legami degli esseri umani con gli altri organismi viventi. Come tutti i comportamenti più complessi tipici della specie umana, anche la biofilia attraversa un ampio spettro di emozioni diverse: non è stato ancora possibile definire con precisione che cosa sia, ma con il tempo si sono accumulate numerose prove empiriche della sua esistenza, come predisposizione biologica a prediligere le relazioni con il mondo naturale. Non a caso, questo concetto sta alla base di vere e proprie terapie: è noto che un bel panorama aiuta la convalescenza e il contatto con gli animali serve per superare certi disturbi nervosi. In pratica, la natura ci fa bene alla salute. Non c'è verso di sostituirla con la tecnologia: ce ne accorgiamo istintivamente.

I benefici della natura sulla salute mentale e fisica degli esseri umani, del resto, sono stati verificati da innumerevoli test. Secondo uno studio coordinato dal Barrow Neurological Institute, dall'Università dell'Oregon e dal Central Institute of Mental Health dell'Università di Heidelberg, basta trascorrere 90 minuti della nostra giornata in una zona boscosa o piena di verde per notare una sensibile diminuzione dell'attività cerebrale tipicamente associata alla depressione. In base a uno studio della School of Biological Sciences dell'Università del Queensland, trascorrere del tempo in mezzo al verde non riduce solo la pressione sanguigna e i livelli di ansia, aumentando la sensazione di felicità percepita, ma è un metodo efficace anche per controllare l'aggressività e i sintomi del deficit di attenzione, per migliorare il controllo del dolore e rendere più forte il sistema immunitario.

Nel sistema sanitario scozzese questi benefici sono stati riconosciuti ufficialmente, tanto che è da poco entrato in vigore il programma "Nature Prescription". L'esperimento è partito a ottobre ed è piaciuto tantissimo alla popolazione locale: i dottori delle Shetland, meraviglioso arcipelago a metà strada con la Norvegia, sono stati autorizzati a prescrivere ai pazienti delle attività all'aria aperta, il più possibile immerse nella natura. È il primo programma medico di questo tipo a essere testato nel Regno Unito ed è pensato per persone che devono ridurre la pressione sanguigna, combattere l'ansia e affrontare sfide serie per la salute come diabete, disagi emotivi, stress, problemi cardiaci e altri deficit gravi.

Il Paese con più esperienza in materia, però, è il Giappone. La pratica giapponese del "bagno nella foresta" ha dimostrato di abbassare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, ridurre la produzione di ormoni dello stress, rafforzare il sistema immunitario e migliorare la sensazione generale di benessere. Il "bagno nella foresta" è diventato parte di un programma nazionale di sanità pubblica nel 1982, quando il ministero delle foreste ha coniato la frase shinrin-yoku, promuovendo questa attività al rango di terapia. L'apprezzamento della natura è un passatempo nazionale in Giappone, come dimostra la pratica tradizionale del picnic sotto i ciliegi in fiore. E i maestri zen sono convinti della saggezza intrinseca nel mondo naturale: se un albero cade nella foresta e nessuno ascolta, emette un suono? Per scoprire la risposta, i maestri non fanno nulla e ascoltano: solo così si arriva all'illuminazione. Il bagno nella foresta funziona in modo analogo: bisogna stare con gli alberi. Non si cammina, non si corre, non si contano i passi, non c'è bisogno di sforzarsi in alcun modo. Si può stare seduti o passeggiare nella cattedrale verde, ma il punto è rilassarsi, senza altro scopo.

Dal 2004 al 2012, funzionari giapponesi hanno speso circa 4 milioni di dollari per studiare gli effetti fisiologici e psicologici del bagno nella foresta, indicando 48 percorsi terapeutici basati sui risultati. Qing Li, professore alla Nippon Medical School di Tokyo, ha misurato l'attività delle cellule killer (NK) nel sistema immunitario prima e dopo l'esposizione ai boschi. Queste cellule forniscono risposte rapide alle infezioni e reagiscono alla formazione di tumori, per cui sono associate alla resilienza del sistema immunitario e alla prevenzione del cancro. In uno studio del 2009, i soggetti studiati hanno mostrato un aumento significativo dell'attività delle cellule NK nella settimana dopo una visita alla foresta e gli effetti positivi sono durati un mese dopo ogni fine settimana nei boschi. I benefici sono dovuti a vari oli essenziali, generalmente chiamati fitoncidi, presenti nel legno, nelle piante e in alcuni frutti e verdure, che gli alberi emettono per proteggersi da germi e insetti. L'aria della foresta non è solo più fresca e ossigenata: l'inalazione del fitoncide sembra effettivamente migliorare le funzioni del sistema immunitario.

Altri esperimenti sono stati condotti dal Center for Environment, Health and Field Sciences dell'Università giapponese di Chiba su 280 soggetti ventenni, misurando i livelli di cortisolo salivare (che aumenta con lo stress), la pressione sanguigna, la frequenza del polso e la variabilità della frequenza cardiaca durante un giorno in città e durante un giorno in cui hanno passato 30 minuti fra gli alberi. "L'ambiente della foresta promuove concentrazioni inferiori di cortisolo, frequenza cardiaca e pressione sanguigna più basse, maggiore attività nervosa parasimpatica e minore attività nervosa simpatica rispetto agli ambienti urbani", ha concluso lo studio. In altre parole, la natura ha reso i ragazzi fisiologicamente meno aggressivi. Il sistema nervoso parasimpatico controlla il sistema di riposo e digestione del corpo mentre il sistema nervoso simpatico governa le risposte di lotta o fuga. I ragazzi erano più riposati e meno inclini allo stress dopo un bagno nella foresta. Prima di entrare nel bosco, i maestri zen consigliano di raccogliere un sasso, metterci dentro un problema e gettarlo. Volendo, si possono riprendere i problemi quando si esce. Ma dopo un bagno nella foresta, nessuno lo fa.


 

 

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