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La musica che suona dopo il Covid

Society 3.0

Il virus ha accelerato il percorso digitale e imposto modi inediti di proporre la musica dal vivo con esperimenti riusciti che potrebbero rappresentare una nuova era del consumo musicale.

L​​evante, Manuel Agnelli, Cosmo, Diodato e tanti altri. Le star della musica pop italiana hanno scelto Piazza Duomo a Milano per dare voce, in silenzio, ai tanti lavoratori del mondo musicale devastato dall'emergenza Covid. Un flash mob, pantaloni e t-shirt neri (come quelli tipicamente indossati dai lavoratori dello spettacolo), una mascherina e un cartello: “#iolavoroconlamusica".

Non casuale la scelta della città, Milano, capitale di quell'industria musicale che secondo i dati di Italia Creativa raccolti da Ey, vale quasi 5 miliardi di euro e impiega 169 mila persone. Non casuale neanche la data del flash mob, il 21 giugno, giorno della Festa della Musica, primo giorno di un'estate 2020 che, secondo le stime di Assomusica, causerà perdite del solo settore live per circa 350 milioni di euro, una cifra che aumenta di 600 milioni considerando l'indotto.

Senza le discoteche, bar e feste private è in picchiata, inoltre, il mercato dei diritti per autori ed editori musicali. Quest'estate, secondo Siae, le mancate royalties faranno perdere circa 200 milioni di euro, una cifra che salirà quanto più durerà l'emergenza. Secondo i dati della FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana) inoltre, con i negozi chiusi, sono crollate le vendite del prodotto fisico (cd e vinili) del 50%.

Lo streaming musicale è stato il re del lockdown

A tenere a galla il settore musicale nei mesi del confinamento è stato lo streaming online. «Grazie all'innovazione del settore discografico –​ ha osservato a Changes Enzo Mazza, CEO della FIMI - siamo riusciti a mantenere un alto livello di qualità e quantità sia nella produzione che nella distribuzione dei contenuti musicali». I ricavi della nota piattaforma di streaming online Spotify, infatti, nel primo trimestre del 2020 hanno registrato un incremento del 22% rispetto al 2019, superando i 2 miliardi di euro, mentre gli utenti attivi sono cresciuti del 31%.

Scendendo in profondità, però, si scopre come il lockdown ha avuto un effetto tutt'altro che positivo sullo streaming di musica: secondo i dati di di Alpha Data, per il magazine Rolling Stone, negli Stati Uniti l'ascolto di musica online ha subito calo del 7,6% nella prima settimana di confinamento. In Italia, secondo Spotify, a metà marzo l'ascolto delle 200 canzoni più popolari è diminuito del 23% rispetto al 3 marzo, quando ancora il Paese non era in lockdown. Alla base dei minori click probabilmente la maggiore fame di news dei consumatori, e la fine del pendolarismo, il prioritario momento di ascolto di musica in streaming.

Ma il lockdown ha mutato anche il target di chi usa il web per ascoltare musica. «Una grande quota di utenti adulti – ha aggiunto Enzo Mazza - ha abbandonato cd e vinili e si è spostato sullo streaming online. È quindi aumentato il cosiddetto ascolto dei grandi classici, che hanno ridotto la quota della musica trap e rap, tipica delle giovani generazioni. Esponenziale anche la crescita della musica per bambini e delle colonne sonore, segno che lo streaming musicale ha rappresentato un valido accompagnamento nella vita domestica dei più piccoli».

Niente concerti? Ci pensa il digitale
Con le sale vuote, i ricavi da botteghino sono fermi e, visto il gran numero di concerti rinviati al 2021, conosceranno anche l'anno prossimo una stagione di eccezionale magra. Eppure nel buio della primavera e dell'estate senza concerti, una luce è stata accesa dalla digitalizzazione della musica live.

«Gli artisti hanno iniziato a usare di più i social network – sottolinea Enzo Mazza – Inizialmente lo hanno fatto come promozione o per mantenere viva la relazione con i fan, poi però la creatività è sbarcata in streaming». È il caso per esempio dello show di Travis Scott su Fortnite, una delle piattaforme di videogiochi preferite dalle giovani generazioni. La performance live ha avuto un'audience di oltre 12 milioni di spettatori, con le 5 repliche hanno raggiunto altri 15 milioni di spettatori.

La seguitissima band sudcoreana Bangtan Boys il 14 giugno ha dato vita non ad una semplice diretta streaming del concerto, ma un vero e proprio momento interattivo, in cui lo spettatore, grazie anche alla realtà virtuale, poteva scegliere il musicista della band da inquadrare, poteva chattare, andare nel backstage oppure avere accesso a contenuti multimediali. Ben 757 mila persone da 107 paesi hanno pagato biglietti fino a 35 dollari per assistere allo show comodamente da casa propria, per un incasso di circa 20 milioni di dollari (Vasco Rossi nella leggendaria adunata al Modena Park nel 2017 ne aveva incassati 12).

L'affermazione dei concerti in streaming ha convinto a investire nel settore persino Coca Cola, uno dei tradizionali sponsor dei grandi eventi musicali estivi: il colosso di Atlanta è diventato il partner esclusivo di #BeApp, la piattaforma di concerti virtuali che ha lanciato le Coke Studio Sessions: 60 giorni di performance musicali virtuali in streaming che hanno coinvolto circa 100 artisti internazionali.

Nella lockdown economy a beneficiare delle innovazioni digitali è stata anche la produzione di musica: app come Endless permettono di produrre musica a distanza, lanciando vere e proprie j​am session live. Parla italiano, invece, l'applicazione Jacktrip che il Politecnico di Milano e quello di Torino hanno ideato con l'Università di Stanford: l'app si basa su un algoritmo che consente di suonare a distanza, minimizzando la latenza grazie alla capacità di predire le note che si eseguono con vari strumenti. 

Machine learning, intelligenza artificiale, realtà virtuale. Se vi è venuta una terribile nostalgia di un palco sgangherato o di spalti gremiti, non abbiate paura: in una recente indagine lanciata dalla rivista Rock.it solo il 2,3% degli utenti ha detto che non si sentirà mai più a suo agio ad un concerto. Come dire: la tecnologia aiuta nell'emergenza e affascina, ma vuoi mettere un microfono, una band in carne e ossa e il suono magari anche sporco di quel pub o di quello stadio?


 

 

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