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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Manager a scuola d’arte

Manager a scuola d’arte

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Non solo passione, mecenatismo o immagine. L’esempio degli artisti diventa uno strumento per l'organizzazione d’impresa, per fare formazione e creare uno spirito di squadra e di appartenenza.

​​Arte e imprese. Il connubio tra artisti e uomini di potere economico e politico si perde nella notte dei tempi. Insieme hanno collaborato per dare vita ad alcune delle più importanti imprese di comunicazione della storia e continuano a farlo anche se in modo diverso e con obiettivi differenti. Campari, Diesel, Bmw; ma anche, Deutsche bank, Unicredit, Ceres, Furla, Terna, Unipol, Telecom, Eni. Sono solo alcune delle imprese che negli ultimi decenni hanno rafforzato il sodalizio con l'arte superando il vecchio concetto di mecenatismo. «Una recente indagine sul "Corporate Collecting" condotta dall'Università Cattolica di Milano sotto il coordinamento della professoressa Chiara Paolino, a cui Unipol ha partecipato, ha delineato un quadro complessivo sulla Corporate Art Collection definendola un fenomeno che, nel corso dell'ultimo trentennio si è andato via via consolidando anche in Italia e che, oggi, deve necessariamente fare i conti con i temi della sua gestione e valorizzazione e sfidare i budget imposti dalla crisi», ha affermato Giulia Zamagni, responsabile di Cubo, Centro culturale e artistico di Unipol. Tra le organizzazioni moderne, c'è chi ricorre all'arte per passione, chi per investimento chi per comunicazione e chi per altro ancora. La differenza rispetto al passato è che oggi la Corporate art collection rientra sempre più nell'ambito della social responsibility aziendale. 


«Ampliare e diversificare i pubblici della cultura è, infatti, diventato uno degli obiettivi principali delle politiche culturali alle quali anche la grandi aziende devono contribuire», ha aggiunto Angela Memola Coordinatrice Spazio Arte di CUBO (Centro Unipol Bologna). Questo da un lato permette all'impresa di proporsi con rinnovati linguaggi e alla cultura di generare nuovi frequentatori. «Bisogna avere fiducia nell'arte in quanto "strumento" capace di veicolare attributi di valore universalmente apprezzabili, riconoscibili e, in quanto tali, proiettabili sulla brand image e traducibili in capitale reputazionale», ha sottolineato Memola. Lo sanno bene, oltre a Unipol, anche diversi brand del lusso come Prada, Trussardi e Furla, o anche aziende di altri settori come Enel, Terna, UBS, Illy, Poste Italiane, che hanno deciso di dedicare una parte della loro communication strategy a progetti artistici come valida alternativa a proposte espositive di istituzioni museali ed enti pubblici. In questo modo l'arte produce contenuti che possono essere di valore per il pubblico esterno e creare contemporaneamente brand awareness.

L'arte come formazione continua

Ma sempre più sono anche le aziende, comprese quelle di dimensioni minori, che usano l'arte come strumento di formazione per dipendenti e manager, nell'ottica di intensificare il senso di appartenenza all'azienda. Un esempio in questa direzione arriva dalla Banca di Credito Cooperativo di Bellegra che ha seguito il progetto The Wishful Map #3 con la Fondazione Ermanno Casoli (Fec), nata nel 2007 per promuovere iniziative in cui l'arte contemporanea diventa uno strumento didattico e metodologico capace di migliorare gli ambienti di lavoro e di innescare processi innovativi. Ideato dall'artista Pietro Ruffo in collaborazione con il trainer specializzato in formazione e sviluppo delle risorse umane Piero Tucci, il progetto, che ha coinvolto 35 dipendenti tra impiegati e funzionari, aveva infatti l'obiettivo di realizzare una serie di mappe concettuali capaci di rappresentare l'identità e i valori della società attraverso un'opera d'arte condivisa. Opera che poi è stata installata nella filiale di San Vito Romano come espressione dei valori di tutti i dipendenti della BCC di Bellegra.

Come migliora il clima aziendale

Non solo. L'arte può aiutare infatti anche i manager a migliorare il loro rapporto con i dipendenti e a creare team di lavoro sempre più compatti. Su questo fronte lavora dal 2007 ArtsFor, società di consulenza culturale e di formazione manageriale, che ha realizzato una serie di percorsi dove gli artisti incontrano i manager e con loro lavorano sul tema della comunicazione, smontando la routine che spesso si crea sul posto di lavoro e mettendo in discussione convinzioni e pratiche con il fine di trovare nuove soluzioni. Un percorso di training alternativo scelto tra gli altri anche da Cfmt, il centro di formazione di Manageritalia, associazione dei dirigenti del terziario. «Vivere a contatto con l'arte e avere occasione di confronto con gli artisti permette di sviluppare riflessioni "visionarie" che possono produrre idee nuove, nuovi stimoli, fermenti necessari per uscire dalla routine e utili a favorire all'interno dell'impresa la cultura dell'innovazione», ha incalzato Memola. «Inoltre misurarsi con la passione che regola la vita dell'artista, permette di acquisire determinazione e vocazione a un impegno generato da sacrificio, ma sostenuto dalla perseveranza nella precisa volontà di raggiungere obiettivi anche a medio e lungo termine». Non a caso a Cubo durante le mostre temporanee spesso viene creato un incontro tra i dipendenti Unipol e l'artista. «Un momento di riflessione utile per approfondire il tema della mostra temporanea e la formazione dell'artista stesso, ma anche per capire le dinamiche e i tempi necessari a sviluppare un progetto artistico», ha aggiunto Memola. «Gli esiti di questi momenti di incontro confermano come i creativi operino in ambiti dove la componente del rischio diventa la regola e dove si crea la necessità del pensiero laterale. Proprio quello che succede oggi nelle nostre imprese. Non a caso Paul Klee diceva: L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è». ​

 

 

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