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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > L’iperconnessione entra in tv

L’iperconnessione entra in tv

Technology

C’erano una volta i teledipendenti. Le smart tv hanno cambiato il consumo con la fruizione on-demand. Così il contenuto è diventato centrale e adesso insegue gli spettatori su tutti i device di casa.  

​​​​​Tra il 2006 e il 2012 nelle case delle famiglie italiane è stato cambiato quasi tutto il parco televisori, per adattarsi soprattutto alle nuove tecnologie digitali, fossero esse terrestri o satellitari. Preistoria. Adesso è in atto una nuova rivoluzione che porterà nelle case, entro massimo un paio di anni,​ le smart tv connesse a Internet e ripiene di App. Già sotto l’albero di Natale 2016 uno dei regali più richiesti è proprio la smart tv - ormai se ne trovano di ottime a costi attorno ai 700 euro – e secondo l’Autorità garante per le comunicazioni (AgCom) da qui al 2018 in Italia ci saranno già 20 milioni di smart tv installate, di cui 16 milioni connesse alla rete. E questo potrebbe realmente portare a uno stravolgimento delle abitudini di consumo della tv. La ragione? Il contenuto sta assumendo un ruolo più centrale nelle dinamiche televisive, sia esso una serie, una partita di calcio, un film o una trasmissione di intrattenimento. Tanto che, il consumo on demand pesa già oltre il 50% degli ascolti complessivi di un titolo. Per fare un esempio concreto basta guardare il parco abbonati Sky (4,76 milioni, ovvero un pubblico tra i 12 e i 13 milioni di italiani) che ha circa 2,3 milioni di decoder connessi alla rete, con una consolidata abitudine alla fruizione on demand. E proprio sotto le feste di fine anno c’è il picco di ascolti in questa modalità: nel Natale 2015 i titoli scaricati furono 16 milioni, e nelle prossime settimane è probabile che si superi quota 20 milioni. Per alcuni film, sotto Natale, l’ascolto differito è addirittura pari al 70% degli ascolti complessivi.

Questo significa che i palinsesti dei canali perdono di senso e che i telespettatori tendono a confezionarsi un proprio menù ad hoc? Non ancora, ma il futuro è questo. Massimo Scaglioni, docente di Storia dei media e di Economia e marketing dei media dell’Università Cattolica di Milano, e coordinatore del Centro di ricerca sulla tv e gli audiovisivi, è infatti convinto che il fenomeno degli ascolti differiti è certo in grande crescita, ma il palinsesto tradizionale e le tecniche di promozione dei programmi hanno sempre la loro forza. «È la messa in onda lineare che poi spinge il consumo differito», ha detto Scaglioni. «Inoltre la condivisione sui social e il rischio di spoiler portano il telespettatore a consumare comunque tutto piuttosto rapidamente. Perciò è difficile sganciarsi totalmente dal palinsesto».

Per Scaglioni adesso siamo ancora lontani dalla idea di consumatore-telespettatore che si costruisce un suo palinsesto personalizzato pescando i contenuti qua e là: «C’è stata una retorica sugli over the top alla Netflix che avrebbero ucciso i palinsesti e portato tutto su una modalità di consumo on demand, dove e quando voglio. Tuttavia, non è stato così. Per esempio la stessa Netflix, in Italia, ha dovuto usare strumenti da tv generalista, fare tanta promozione su alcune serie, rilasciare solo alcune puntate e non tutte le puntate di una stagione, creare l’evento». Anche Sky, secondo l’analisi di Scaglioni, col suo over the top Now tv, fa promozioni di contenuti legati però al palinsesto lineare, come nel caso della serie The Young Pope. «Non credo quindi che la tecnologia scardini completamente i consumi lineari. Il parco Sky, con tutte le tecnologie che ha a disposizione, può già adesso costruirsi un suo palinsesto. Ma alla fin fine il consumo passivo resta, la tv è e rimane quello». Gli ascolti differiti sono, comunque, una realtà da cui non si può prescindere nelle analisi: restando al mondo Sky, la serie The Shannara Chronicles ha toccato una media del 70% di audience differita, The Young Pope il 57%, 1992 il 51%, la seconda stagione di Gomorra il 41%; un programma di intrattenimento come Masterchef ha avuto punte differite del 50%. E pure un talent a forte rischio di spoiler come l’ultima edizione di X-Factor 2016 ha una media del 37% di ascolti differiti.

La tv esce dalla televisione ed entra su tutti i device

L’accerchiamento potrebbe diventare stringente a tal punto da fare incrinare anche le convinzioni di molti osservatori. Con le smart tv e le varie App sarà infatti possibile utilizzare semplicemente sulle tv di casa le funzioni on demand di Rai Play, Mediaset on demand, Dplay, La7 e così via per riguardare contenuti che ci sono sfuggiti nei giorni precedenti. La tv che si guarda e si tocca come se si guardasse e toccasse un sito Internet è invece già qui. Entro la fine del 2016, infatti, tutti i 2,3 milioni di abbonati Sky dotati di tv connesse al web avranno anche una vera e propria home page visualizzata sullo schermo tv, a integrare in un unico ambiente tutti i contenuti nelle varie modalità di fruizione (live, registrati, on demand). Il decoder My Sky diventa una specie di Google con un motore di ricerca evoluto e un sistema di raccomandazioni per suggerire allo spettatore una serie di contenuti (circa 30 al giorno), tenendo conto delle preferenze e delle abitudini di visione. Ma questa possiamo dire che è già storia. Dietro l’angolo, nel corso del 2017, c’è già l’evoluzione con un servizio chiamato Sky Q – già attivo nel Regno Unito e in Irlanda – con cui un solo decoder principale collegato alla parabola satellitare fa da hub per trasmettere in streaming attraverso la rete Lan, o quella elettrica, o in wi-fi i programmi a tutti i televisori sparsi per casa e a tutti i device portatili collegati con l’app dedicata Sky Q. Con questa novità, già in fase di sperimentazione nelle sedi italiane di Sky, sarà quindi possibile guardare i contenuti in modalità lineare, registrati, oppure on demand, il tutto anche da qualsiasi stanza della casa, su altri tv o tablet; si potrà mettere in pausa la visualizzazione sullo schermo del tv e riprendere la visione da quel punto in un’altra stanza, su un altro tv o tablet; sarà anche possibile guardare programmi diversi su un massimo di cinque schermi contemporaneamente, il tutto mentre si registrano altri quattro contenuti (questo è un po’ da invasati, ma ok); e, infine, si potranno portare con sé i propri programmi preferiti, salvando le registrazioni sul tablet per guardarle dove si vuole e sempre in modalità ultra HD-4K. L’era dell’iperconnessione, anche televisiva, è già qui.

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