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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > L’insostenibile leggerezza della neve

L’insostenibile leggerezza della neve

Society 3.0

Il turismo invernale cambia e il manto nevoso non sarà più il fattore fondamentale di richiamo. Le strategie alternative puntano su un’offerta ampia di esperienze.

​La parola "montagna" evoca, in questo periodo natalizio, neve e vacanze invernali. Anche quest'anno scatterà una situazione ormai ben nota: il sogno dell'avventura sulla neve.  Ma spesso questo sogno si infrange appena giunti sui tanto desiderati luoghi di villeggiatura. Sì, perché durante l'alta stagione invernale le località turistiche delle nostre montagne si riempiono di gente. Sulle piste, nei paesi, lungo i sentieri. 

Titolo 1​


Eccoli i profili delle Dolomiti che si stagliano all'orizzonte. Paesaggi straordinari fatti di imponenti e insormontabili pareti rocciose che svettano al di sopra di boschi fitti e dal colore verde scuro che appena si tingono di bianco si trasformano in gemme. Sono luoghi magnifici per il loro valore unico di un patrimonio culturale e naturale ricchissimo. Ed è di tutti noi questo patrimonio. Una paradiso naturale tutelato dall'UNESCO e a portata di mano. Ma sappiamo davvero rispettarlo? Molte località e stazioni sciistiche sono state spesso criticate per l'elevato impatto provocato sull'ambiente naturale circostante. Per permettere ai turisti di sciare si è spesso passati sopra al rispetto della natura, disboscando interi versanti di montagna e costruendo impianti ed edifici senza totalmente rispettarne l'integrità e alterandone il paesaggio. Oggi gli impianti sciistici segnano gran parte delle montagne d'Italia sulle Alpi e in Appennino. Sono interventi che tessono trame invasive su pendii e nelle valli ed esasperano il nostro ambiente.

Ma lo sfruttamento intensivo dei territori montani che si è verificato negli ultimi decenni, unito anche ai cambiamenti climatici, sta portando recentemente a una nuova consapevolezza che si sta diffondendo: la fase dello sviluppo quantitativo dell'offerta sciistica è alla fine. Se da una parte alcune regioni hanno esplicitamente posto limitazioni all'espansione delle aree sciabili, dall'altra le resistenze permangono. Tanti territori montani si preparano a nuove sfide e puntano su progetti sempre più sofisticati e all'avanguardia. Per l'inverno 2018/2019 sono stati investiti centinaia di milioni per costruire nuovi impianti, battipista, sistemi per l'innevamento, opere per mettere in sicurezza le piste, strumenti per migliorare l'accesso e il controllo del territorio. In generale in tutte le nostre montagne dove ci sono le località turistiche più conosciute, si continua a investire per stare al passo con il mercato oltre che per esigenze di rinnovamento. La volontà condivisa da tutti gli operatori è quella di puntare sull'innovazione di tecnologie, su procedure e strumenti di comunicazione per migliorarne i servizi.

E non mancano i progetti innovativi nelle località montane d'Italia anche in vista dei Mondiali di sci alpino 2021 e delle Olimpiadi 2026 di Cortina. Investimenti pubblici e privati per rinnovare alcuni impianti di risalita, o i principali snodi dei caroselli sciistici, per mettere in sicurezza le piste ma anche ridisegnarne alcune e crearne di nuove e per potenziare, infine, l'innevamento programmato.

Quanto agli ultimi dati relativi ai 'desideri' degli italiani che stanno pensando ad un soggiorno fuori casa durante l'inverno, parlano chiaro. Arrivano direttamente dai vari uffici di informazioni turistiche sparsi in tutto l'arco alpino. Nel rapporto Skipass Panorama Turismo, l'osservatorio sugli sport e il turismo invernale promosso da ModenaFiere, e che valuta le tendenze della stagione il turismo montano va alla grande. Tutto completo per le vacanze di Natale e moltissime prenotazioni si registrano anche per i mesi a seguire. La montagna bianca resta un desiderio per molti e gli sport a essa collegati continuano ad avere attrattività incidendo notevolmente su tutto il comparto economico della montagna d'inverno. Ma per l'immediato futuro dobbiamo sempre più immaginare un turismo invernale in cui la neve non sarà più il fattore fondamentale dell'andar per monti in inverno.

I cambiamenti climatici stanno colpendo le nostre Alpi le cui temperature, come affermano gli scienziati, stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La neve che fino a pochi anni fa ricopriva perennemente alcune cime, si sta sciogliendo e i panorami stanno velocemente cambiando nel loro aspetto anche a causa di molte perturbazioni che ne hanno devastato i boschi. Non si può quindi continuare a rilanciare offerte e pacchetti turistici che mettono in primo piano panorami pieni di neve se poi l'unica neve è quella artificiale. La neve programmata è una (straordinaria) soluzione per molti sciatori che, pur di sciare, accettano panorami fatti di strisce di neve artificiale. Questo, però, non è più sostenibile e se la situazione rimane solo questa, molti appassionati dello sci rinunceranno. La neve naturale è un evento meteorologico sempre più raro e la neve artificiale è un prodotto industriale tanto costoso quanto effimero. Lo sci da discesa continua ad essere lo sport della neve più praticato, anche grazie al forte potenziamento dell'innevamento artificiale e degli impianti di risalita.

Secondo il rapporto Skipass Panorama Turismo, nel 2017/2018 gli utilizzatori d'impianti da discesa rappresentano la maggioranza (56% sci, 13% snowboard, 3/4% freestyle) ma gli appassionati che preferiscono la neve al naturale costituiscono il 25% circa del totale (14% ciaspole, 8% sci di fondo, 2,3 % sci alpinismo). Circa l'escursionismo con le ciaspole, il dato è più difficile da censire perché è un'attività che per praticarla non servono impianti ma un'attrezzatura semplice e soprattutto la voglia di passare qualche ora sulla neve naturale in sicurezza. Lo sci da discesa registra anche costi sempre più alti che i gestori tentano di mitigare con pacchetti "all inclusive". E il suo scenario riguarda anche quello della neve artificiale che sta diventando insostenibile anche dal punto di vista economico. La manutenzione degli impianti e delle piste e la produzione della neve artificiale implica costi molto ingenti. Senza dimenticare che la neve programmata non è una soluzione valida in ogni circostanza. Oltre alla predisposizione dell'infrastruttura e la disponibilità dell'acqua, servono le temperature giuste. Negli ultimi dieci anni si sono verificate varie situazioni in cui le temperature autunnali e la pioggia di dicembre non permettevano di preparare le piste soprattutto per le località "basse".  

E l'impatto ambientale? Se nel tempo le soluzioni sono migliorate con la predisposizione per esempio di bacini di raccolta per un consumo di acqua razionalizzato, l'impatto resta significativo. Per questo siamo chiamati a riflettere. Dobbiamo immaginare un turismo invernale in cui la neve non sarà più il fattore fondamentale di richiamo. La strategia turistica alternativa si sta già conformando e in alcuni luoghi sta raggiungendo risultati eccellenti. Sono in crescita gli italiani che preferiscono una montagna con atmosfere autentiche, soggiorni a contatto con la natura, la cultura e le tradizioni locali. Questa domanda di vacanza alternativa deve impegnare un numero sempre più alto di imprenditori turistici e comuni a valorizzare le proprie specificità. Ma questo cambiamento può essere sollecitato anche da noi. Come? Magari apprezzando le località che hanno intrapreso la riconversione verso pratiche sportive e escursionistiche più consone al clima in mutamento. Se a Natale ci sono 15 gradi, non possiamo pretendere i paesaggi da cartolina con la neve che ricopre con il suo manto bianco i nostri luoghi del cuore. In Alto Adige da tempo l'offerta turistica si sta adeguando ai cambiamenti climatici diversificando i servizi offerti che spaziano dalla ristorazione, alla tutela del paesaggio e dei suoi prodotti. Aumenti di alberghi di qualità, di impianti wellness, ristoranti stellati, ai vini premiati, ai prodotti del territorio tutelati.

A ben vedere però questa trasformazione delle vacanze invernali con offerte non solo esclusivamente orientate allo sci, è iniziata lentamente parecchi anni fa quando ancora non era così diffusa la consapevolezza dei cambiamenti climatici e dei rischi a esso connessi in montagna. È iniziata quando lo sci, con la grande diffusione degli impianti di risalita, si è trasformato da pratica di esperienza ed esplorazione della montagna, a prodotto turistico dove conta la velocità. Compiere nel più breve tempo possibile, caroselli che collegano sempre più passi e valli fra loro. Partire all'alba, infilarsi scarponi e sci sempre più tecnici non tanto per il piacere di solcare piste appena battute e per riempirsi gli occhi di paesaggi strepitosi, ma per assicurarsi un posto in parcheggio, per non trovare file agli impianti, o magari per ammortizzare il costo dello skipass, la carta magnetica che ti consente in un giorno di risalire con gli impianti e di muoverti su comprensori sempre più vasti. E poi via a correre.

Ma vale ancora tanto questo divertimento? Perché è grazie anche alle nostre scelte consapevoli che si diffondono modelli turistici alternativi e la cui efficacia si capirà solo col tempo. Dobbiamo impegnarci a concepire la vacanza progettandola magari come alternativa ormai indispensabile a una frenesia che pare crescere senza arrestarsi. Come orientarsi? Per esempio, ci sono località che hanno adottato modelli radicali a sostegno della mobilità più sostenibile e stanno avendo successo. Oppure come quei borghi raggiungibili senz'auto o ancora quelle località c che offrono passeggiate invernali che collegano paesi diversi o che permettono di accedere a rifugi aperti anche d'inverno. Certo la neve non sparirà e ci saranno ancora panorami innevati e sciatori che si emozionano scendendo da piste favolose ma quello che tutti dobbiamo fare è renderci conto che la neve non sarà più scontata e che le nostre esperienze in vacanza dovranno adattarsi magari limitando pratiche poco sostenibili o impattanti (dall'eliski alle motoslitte).

Trovare la soluzione non è semplice. Ma è ora di iniziare a pensarci. Solo così saremo partecipi a una graduale trasformazione di un turismo più rispettoso stimolando gli amministratori e gli imprenditori delle vacanze verso piani strategici pluriennali che prevedano non solo la salvaguardia/ottimizzazione dell'offerta turistica attuale. È importante sviluppare nuovi prodotti turistici green perché mitigano da un lato il cambiamento climatico, riducendo le emissioni di CO2 e l'impatto negativo del turismo sull'ambiente, e dall'altro offrono una valida alternativa all'impiantistica. Tutti dobbiamo sostenere una nuova visione del turismo in montagna, più coerente con i cambiamenti climatici e con stili di vita più sostenibili che si vanno affermando. È un nostro dovere. Il divertimento sarà comunque assicurato perché le nostre montagne continueranno a insegnarci il saper guardare e il saper vedere ma anche il silenzio e il valore della lentezza.

Foto: Getty Images

 

 

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