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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La battaglia del clima sotto l'ombrellone

La battaglia del clima sotto l'ombrellone

Environment

L’ultimo libro di Michael Mann suggerisce che parlare di sostenibilità vuol dire entrare in guerra. Anche leggendo in spiaggia.

​​​​"Le parole sono importanti", si diceva in un celebre film di qualche anno fa. E allora sono proprio le parole del titolo che colpiscono e, soprattutto, esprimono in sintesi massima l'ultimo lavoro di Michael Mann, uno degli scienziati del clima più famosi del mondo (i suoi lavori contribuirono nel 2007 al conferimento del premio Nobel per la Pace ad IPCC, il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, insieme all'ex-vice presidente degli Stati Uniti Al Gore). Il nuovo libro di Mann s'intitola infatti "The new climate war", la nuova guerra del clima. Titolo che, per lanciare questa breve rassegna di letture di taglio sostenibile per l'estate, pare senz'altro il più appropriato dato che è ancora vivissimo il ricordo delle incredibili ondate di calore, "fuori scala" a detta degli esperti, che hanno colpito nelle scorse settimane il Nord America e in particolare il Canada. Facendo purtroppo pagare un prezzo molto alto in termini di vittime, con una cittadina, Lytton, andata letteralmente in fiamme in pochi minuti. Un'ulteriore, eclatante prova del fatto che la crisi climatica è già qui, ora, che va combattuta con ogni mezzo, e che oggi parlare di sostenibilità vuol dire prima di tutto parlare lotta alla crisi climatica.

Ma come abbiamo visto è più esattamente di guerra del clima che Mann parla. Tra l'altro di una guerra nuova. Nel senso, spiega Mann, che l'evidenza scientifica è ormai talmente schiacciante che nessuno, o quasi, osa più cavalcare i temi del negazionismo climatico vecchia maniera. Quello che negava la crisi, o almeno negava che l'umanità ne fosse responsabile, e che negli ultimi anni è stato sostituito da una forma di negazionismo più sottile, eppure non meno insidiosa, che è appunto l'avversario preso di petto da Mann. Un avversario che agisce ad esempio con le armi della mistificazione, distraendo dalle questioni centrali, ritardando l'azione, proponendo quelle che Mann bolla come le "soluzioni non-soluzioni", o addirittura affermando che non c'è più niente da fare per fermare la crisi. L'obiettivo di tutte queste strategie è uno solo: continuare con il business as usual, posticipando il più possibile una radicale, rapida, realmente incisiva azione sul clima.

Un piano in 4 punti

La risposta di Mann, che si dichiara cautamente ottimista sulle possibilità che ancora abbiamo di contrastare la crisi climatica per evitarne almeno i più catastrofici impatti, è coinvolgere "i soldati volenterosi nella battaglia per salvare il nostro pianeta dalla crisi climatica prima che sia troppo tardi". Come? Con un piano in quattro punti. Primo: ignorare i profeti di sventura, secondo i quali siamo ormai fuori tempo massimo. Secondo: imparare dai più giovani, dalla loro autorità morale e dalla chiarezza dei loro messaggi, perché sono i veri game-changers lungamente attesi (in copertina il libro riporta un apprezzamento per il lavoro di Mann da parte di Greta Thunberg). Terzo: educare tutti coloro che in buona fede sono vittime della disinformazione sul clima, senza perdere tempo con negazionisti cronici senza speranza. Quarto: rendersi conto che, benché i cambiamenti nei comportamenti individuali siano importanti e da incentivare, la portata della sfida è tale che sono indispensabili cambiamenti sistemici, per cui servono decisioni politiche. "I cosiddetti leader che resistono alla richiesta di intervento dovrebbero essere rimossi dall'incarico", dice Mann: frase che da sola potrebbe rappresentare un manifesto dell'azione sul clima, specie nella corsa verso il cruciale appuntamento della COP26 di novembre.​

Fakenews climatiche

Ma quali sono state le più grandi bugie che hanno alimentato una narrazione falsata sulla crisi climatica nel corso dei decenni? E quali i più grandi bugiardi che si sono adoperati nel diffonderle? A rispondere è il volume "I bugiardi del clima", della giornalista italiana Stella Levantesi. Che in poco più di duecento, documentatissime pagine, mette a nudo tutto quello che la grande macchina del negazionismo climatico ha messo in piedi per occultare la crisi climatica. Si punta la lente, ad esempio, sulle tattiche e le strategie delle lobby negazioniste e sulle loro fonti di finanziamento. Si approfondiscono le tecniche manipolatorie legate alla comunicazione. Si entra nei dettagli, anche, di come sia complessa la costruzione di una comunicazione davvero efficace sulla crisi climatica. Si parla non solo di Antropocene, termine con cui gli scienziati indicano l'attuale era geologica in cui è l'umanità il principale "fattore" che incide sui mutamente dell'ambiente terrestre, ma addirittura di Pirocene, cioè di un'era ancora successiva in cui è il fuoco, con gli incendi della vegetazione da un lato e la combustione delle fonti fossili di energia dall'altro, a caratterizzare il nuovo rapporto tra umanità e pianeta. Si sottolinea anche l'importanza che si arrivi a riconoscere l'ecocidio, su cui esperti giuridici internazionali sono di recente giunti a una definizione condivisa, come crimine internazionale. Il che potrebbe rappresentare una delle chiavi di volta fondamentali per chiamare alle loro responsabilità, e facendo loro pagare il prezzo, chi appunto è stato causa con la sua attività della devastazione di interi ecosistemi.

A rimarcare come in quest'ambito la dimensione giuridica e legale sia diventata più centrale che mai, è arrivata anche in Italia la prima azione legale contro lo Stato riguardo alla crisi climatica. È stata chiamata Giudizio universale. Chiede che venga riconosciuto che l'Italia non ha fatto abbastanza finora nel contrastare la crisi climatica e che le venga imposto di fare di più, fissando un target di riduzione delle emissioni di CO2 molto più ambizioso. "La causa del secolo", a cura dell'attivista e giornalista Marica Di Pierri, con prefazione del noto climatologo Luca Mercalli, è il volume che racconta come e perché questa iniziativa è nata. Acquistandolo si contribuisce a sostenere l'iniziativa.

Transizione ecologica

Spostandoci dalla crisi climatica al concetto di transizione ecologica, anche se ovviamente tutto si tiene, segnaliamo il volume "Che cos'è la transizione ecologica". Curato dall'attivista Gianluca Ruggieri e dal giornalista Massimo Acanfora, spiega che la crisi climatica per quanto grave non è purtroppo l'unica che l'umanità è chiamata ad affrontare. C'è ad esempio la perdita della biodiversità, la crescita delle disuguaglianze economiche e sociali. Ecco, potrebbe essere di grande aiuto per affrontarle in modo coordinato se riuscissimo a concentrare gli sforzi su una vera transizione ecologica, comprendendo e analizzando tutte le sue sfaccettature. Tenendo presente che sempre di avviare una rivoluzione di sistema di tratta.

Dalla transizione ecologica arriviamo all'ecologia integrale, che com'è noto è uno dei concetti chiave dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco. Proprio all'enciclica si sono ispirati quei sacerdoti che negli anni in Italia hanno preso parte a battaglie, anche dure e drammatiche, per la tutela e salvaguardia dell'ambiente, del territorio, in ultima istanza della salute di tanti cittadini. Il giornalista Mario Lancisi racconta la storia di dieci di questi sacerdoti coraggiosi in "Preti verdi. L'Italia dei veleni e i sacerdoti-simbolo della battaglia ambientalista", un libro-inchiesta che ripercorre alcune delle vicende simbolo del rapporto non di rado conflittuale tra ambiente, salute, economia e lavoro nel nostro Paese.

Siccome clima, ambiente, salvaguardia degli equilibri del pianeta sono ormai (o dovrebbero essere) parole d'ordine tanto per i cittadini quanto per le imprese, chiudiamo questa rassegna con una segnalazione che si potrebbe considerare quasi un assist proprio alle imprese. Specie a quelle che non solo intendono agire in modo concreto ed efficace su tutti questi fronti, ma che vogliono anche comunicare in modo appropriato ciò che fanno. Partendo dalla considerazione che oggi è impossibile pensare a una comunicazione aziendale efficace che non integri, in maniera tra l'altro consistente, le istanze ambientali. Perché il mercato questo chiede. "Oltre il greenwashing. Linee guida sulla comunicazione ambientale per aziende sostenibili, credibili e competitive", curato da Fabio Iraldo e Michela Melis, accademici esperti di comunicazione e marketing, intende appunto orientare le aziende che vogliono fare del green una leva strategica fondamentale stando però ben alla larga da ciò che, anche quando ve n'è solo il sospetto, può distruggere in un attimo una reputazione faticosamente costruita nel tempo: il greenwashing, appunto. Un altro temibile e subdolo avversario a cui, nell'interesse di tutti, occorre fa​re davvero la guerra.

 

 

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