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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Lavoro: la rivoluzione degli orari

Lavoro: la rivoluzione degli orari

Society 3.0

Il Covid19 sta accelerando una tendenza in atto: il tempo del lavoro sta perdendo i normali punti di riferimento.

​​Scuole, negozi, aziende e uffici fuggono le rigide regole della routine, e stanno cercando un modello nuovo, da adattare alle necessità del momento. Ogni parte della vita umana – economica, sociale, ed anche religiosa – è organizzata e gestita con una routine. Una consuetudine che prevede, singolarmente o in gruppo, di fare tutti le stesse cose nello stesso momento. Oggi, per ognuno di questi momenti è arrivata una rottura, perché il Covid19 ci ha costretti ad uno stop immediato. Ed ora che in qualche modo si ripartirà, può essere il tempo giusto per riconsiderare come sia effettivamente organizzata la nostra vita.

DALLA ROUTINE ALL'EMERGENZA

C'è un tempo per il lavoro, uno per la spesa ed uno per la messa, uno per le vacanze al mare ed un altro per la scuola e per la gita in campagna. Ma ora è arrivato un cardine nuovo su cui si costruisce l'ordine del tempo, ed è motivato dal contenimento del rischio di contagio di un virus importante. Sulla base di questo si stanno regolando tutte le fasi più importanti dell'economia: la produzione, la distribuzione, il consumo.
I cicli produttivi sono predisposti affinché le persone non si incontrino e stanno così dilatando i tempi della permanenza in fabbrica. 

Anche negli uffici sono entrate in vigore nuove turnazioni e gli impiegati sono separati in squadre che non si incontrano, spesso con le stesse funzioni, così da garantire la loro salute e la continuità delle precise funzioni aziendali. L'acquisto è favorito da un'entrata del pubblico scaglionata, e regolata da app digitali e sistemi in grado di ridurre l'occupazione degli spazi commerciali ed evitare le occasioni di contatto, limitando la prossimità fisica. La riorganizzazione che stiamo vivendo è fatta di orari elastici, turni e scaglionamenti, momenti di lavoro differenziati. Poi alcune attività, come la scuola, raddoppiano i turni, ed altre rendono più elastica oppure meglio regolata l'entrata e l'uscita.

Alcuni servizi allungano l'orario di accesso agli sportelli, altri lo rendono più flessibile, altri ancora, prima aperti solo la mattina, lo estendono anche al pomeriggio. In questa riformulazione generale del tempo, viene spontaneo chiedersi perché i negozi non possano rimanere aperti anche la sera, come mai un punto di prelievo del sangue non possa essere aperto anche il sabato e la domenica.

E in definitiva perché dobbiamo tutti fare le stesse cose negli stessi momenti della giornata, del mese, dell'anno, pur avendo attività e necessità differenti. La spaccatura della routine portata dall'emergenza ci sta quindi mettendo in testa un piccolo-grande dubbio: questo disordine necessario è migliore o peggiore dell'ordine a cui siamo abituati e che ci fa vivere in modo sincronizzato?

I FRENI DEL CAMBIAMENTO

Di fronte ad una riorganizzazione che è sempre stata possibile, anche prima del virus, ci sono diversi ostacoli. Il primo è di carattere emotivo, ed è il potere rassicurante e lenitivo dell'abitudine. Il secondo è di ordine ideologico, e inibisce ogni cambiamento migliorativo perché ne sopravvaluta gli svantaggi. Le barricate dei commercianti di fronte alle aperture domenicali dei centri commerciali, per esempio, ci sembrano infatti poco giustificate, oggi che sperimentiamo la fatica di trovare “il momento giusto" per metterci in coda a fare la spesa; e lo svantaggio per chi ci lavora la domenica si può superare con semplicità e soddisfazione per tutti, attraverso normali turnazioni.
Con il contributo propositivo dei sindacati e delle associazioni di categoria, si possono infatti cogliere i lati migliori di questa amazonization del lavoro, e ridurre a zero tutti i possibili danni.

Un secondo esempio è quello delle ferie. Prima dell'approccio à la Marchionne – scandalizzato perché si fanno, disse “in ferie da cosa?" riferendosi agli uffici FIAT chiusi ad agosto – c'è un approccio di tipo organizzativo: perché ad agosto deve chiudere tutto il paese (quello che non lavora nel turismo)?  La chiusura contemporanea, quando le imprese restano tutte a bagnomaria, di certo riduce la produttività; e il “tutti in vacanza ad agosto" ha anche conseguenze sui prezzi del turismo, e intasa la rete dei trasporti e la mobilità. Per recuperare il tempo di chiusura dovuto al Covid19, per esempio, l'imprenditore Brunello Cucinelli ha manifestato l'intenzione di ridurre le ferie d'agosto dei suoi collaboratori a una settimana, e chiesto di lavorare mezz'ora in più al giorno.

COSA RESTA ADESSO

L'emergenza ha quindi riordinato le priorità, e sta proponendoci un modello differente di organizzazione del tempo. Che parte dalla “liberazione degli intervalli". Andare in vacanza quando è più comodo può infatti favorire una migliore gestione delle proprie pause. Non si tratta di abolirle – rischio ben descritto da L'intervallo perduto (Gillo Dorfles, 2006, Skira) – ma di non prenderle necessariamente nello stesso momento in cui lo fanno tutti. L'unico pericolo in questa direzione, infatti, è quello che ci lascia intendere il Ceo di Netflix quando sostiene che il suo primo concorrente è il sonno. Ovvero l'entrata in una condizione in cui le pause non esistano più, tutti i tempi morti vadano riempiti e non esista più una differenza tra il dentro e il fuori, tra acceso e spento.

Allora, limitati i rischi, cosa può lasciarci di buono questa sperimentazione portata dal virus, in cui gli orari e le attività vengono de-sincronizzate? Insieme a una esperienza drammatica dal punto di vista umano e sanitario, stiamo testando abitudini nuove, che possono costare sacrifici ma suggerirci strade nuove per evitare intasamenti, code e ritardi. Lo smart working è uno di questi, ed ha vinto in efficienza e qualità della vita, così come potrebbe vincere il part time. Siamo ancora in una fase di adattamento continuo, in cui cerchiamo un sano equilibrio tra routine e i blocchi dell'emergenza. E ci stiamo esercitando a cambiare.​​​

 

 

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