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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La violenza sulle donne: problema culturale

La violenza sulle donne: problema culturale

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In Italia si registra un femminicidio ogni tre giorni. La prevenzione, fin dalla più tenera età, è imprescindibile e passa attraverso una corretta formazione. Changes ne ha parlato con Monica D’Ascenzo.

​​Un bollettino di guerra con migliaia di vittime segnate per sempre nel corpo e nell'anima. Sono 6 milioni 788 mila, secondo gli ultimi dati disponibili forniti dall'Istat, le donne italiane di età compresa fra i 17 e 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza. Stiamo parlando di quasi una donna su tre. Sono invece 4 milioni e 400 mila quelle che hanno ammesso di aver vissuto una relazione nella quale il filo conduttore era la prevaricazione psicologica da parte del partner. Se si guarda poi alle statistiche relative ai "caduti", ovvero di chi ha perso la vita soltanto per il fatto di aver dato la propria fiducia e il proprio affetto alla persona sbagliata, si scopre che in Italia, secondo Eures, le donne uccise ogni anno sono in media 115, ovvero una ogni tre giorni. Questi numeri rappresentano lo specchio di un'emergenza sociale che soltanto da qualche anno a questa parte inizia a essere presa in seria considerazione dall'opinione pubblica e soprattutto dalla politica.

Il fenomeno della violenza sulle donne non può essere trattato e analizzato esclusivamente come un semplice "reato contro la persona" visto e considerato che affonda profondamene le proprie radici in una sorta di subcultura "farcita" di pregiudizi molto diffusi e in particolare sull'errata convinzione che la donna debba sempre e comunque occupare un ruolo, nel lavoro o in famiglia, subalterno. Un retaggio tanto radicato in alcune persone che spesso è molto difficile, sia per gli uomini sia spesso per le donne, rendersi conto di stare esercitando o subendo una qualsiasi forma di violenza e di violazione di diritti che dovrebbero ormai essere considerati universali. Per questo motivo nella settimana fra il 19 e il 23 novembre 2018, in vista del 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne, a tutti i dipendenti Unipol e Camst è stato distribuito il quaderno Exit-Uscite di sicurezza dalla violenza  realizzato in collaborazione con D.i.Re. Exit, corredato dalle illustrazioni di Stefania Spanò: una sorta di vademecum che raccoglie appunti e consigli utili per la prevenzione e il contrasto dei maltrattementi ai danni del genere femminile.

Il femminicidio, oltre che un'emergenza sociale, ha un costo, dal punto di vista puramente economico, elevatissimo. Ce lo ricorda la giornalista del Sole 24 Ore, Monica D'Ascenzo, ideatrice e responsabile del blog Alley Oop-L'altra metà del Sole, dedicato alla diversity. «Ovviamente sono abituata ad affrontare questo tema nell'ambito del mio lavoro adottando il punto di vista tipico del giornalista finanziario, partendo in primo luogo dai numeri. Un approccio che ci ha consentito di realizzare per il  25 novembre dell'anno scorso l'e-book Ho detto no. Ricordo una cifra davvero impressionante: secondo l'analisi di Eige, l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, il costo annuo in Italia delle violenze sulle donne è quantificabile in 26,5 miliardi di euro, quasi quanto una finanziaria».

«L'e-book, che ha avuto il patrocinio del dipartimento per le Pari opportunità presso la presidenza del Consiglio con la prefazione dell'allora ministro Maria Elena Boschi – continua la giornalista - non contiene solo numeri ma anche alcune storie. Dall'analisi del fenomeno ormai strutturale e delle sue manifestazioni, il lavoro delle autrici passa ad esaminare le azioni necessarie da mettere in atto per sanare il problema. Una componente fondamentale nella strategia della lotta alla violenza femminile è senz'altro la formazione, perché da madre posso dire che la prevenzione inizia dalla scuola materna e passa anche attraverso una corretta stesura dei libri di testo che dovrebbero essere redatti in modo da evitare pregiudizi di genere. Nell'ambito scolastico, poi, un ruolo chiave è quello dei docenti che devono essere sensibilizzati e formati. Qualcosa si è mosso con l'introduzione dell'educazione di genere nelle scuole, ma siamo solo all'inizio di un percorso ancora lungo».

E infine come non ricordare il ruolo della stampa e dei mezzi di comunicazione di massa che hanno il dovere di trattare questi argomenti usando un linguaggio adeguato. «Anche in questo caso – conclude D'Ascenzo – sarebbe necessario lavorare sulla formazione. Spesso si leggono espressioni come "raptus" o "omicidio passionale" riferendosi a un femminicidio maturato nell'ambito di una relazione da lungo tempo improntata sulla violenza e la prevaricazione. Esistono dei codici verbali adeguati e bisognerebbe che chi si occupa di scrivere argomenti li conoscesse e soprattutto li adoperasse con l'obiettivo di evitare in primo luogo qualsiasi allusione a una corresponsabilità della vittima».​

 

 

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