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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La nuova impresa italiana? È straniera

La nuova impresa italiana? È straniera

Society 3.0

Analizzata al di fuori del contesto politico riveste un ruolo che riguarda direttamente l’economia, dalla manifattura al commercio, dai servizi alla rappresentanza.

​Più per forza che per scelta, il mondo dell'impresa italiana sta consolidandosi nel numero e nelle dimensioni. Se però diminuiscono le imprese fondate da italiani, come e perché è sempre più probabile che una nuova impresa che nasce sia di figli di immigrati o di stranieri?  

Lo straniero in casa, fuori dal contesto politico, riveste un ruolo che riguarda direttamente l'economia, dalla manifattura al commercio, dai servizi alla rappresentanza.

Fino ad oggi l'interesse economico che gli è stato dedicato è confinato nel contesto commerciale: nell'attesa che diventi un cittadino – domani – è già un cliente – oggi.

Ecco perché le aziende, specialmente nel retail e nei servizi – dall'abbigliamento fino alla telefonia mobile – si sono impegnate a ragionare sui linguaggi più appropriati, a trovare le gradazioni culturali più adatte e perfino le tonalità di colore migliori, per parlare con questi nuovi clienti venuti da fuori.

LA RINCORSA ALLE IMPRESE ITALIANE

Questo percorso di "naturalizzazione" dello straniero attraverso la sua veste di nuovo cliente, che viene quindi accettato dalle imprese del luogo in quanto consumatore, è uno dei ratti fisiologici della globalizzazione.

È invece più singolare quando un cittadino di un altro paese, che si insedia fuori confine, diventa imprenditore; ed è ancora più strano se lo fa in un momento in cui le imprese del posto mancano di nuovi fondatori locali e nazionali.

La cronaca dell'economia ci manda questi messaggi:

 "Imprese straniere in crescita, diminuiscono quelle italiane"

Il Gazzettino del Mezzogiorno, Agosto 2018

"Unioncamere. La carica delle 600mila imprese straniere"

Avvenire, febbraio 2018

 "Quattro ristoranti su dieci sono stranieri"

Libero, agosto 2018

 "Ambulanti a quota 200 mila, la metà sono stranieri"

Il Messaggero, luglio 2018

 "Vola l'imprenditoria straniera in Italia: leader quella cinese"

Cgia di Mestre, maggio 2018.

"Imprese straniere in aumento: sono una su quattro nell'edilizia"

Cesena Today, Luglio 2018.

"Lombardia: 1,2 miliardi le rimesse degli immigrati.

In India da Cremona e Mantova. Crescono le imprese di stranieri"

La Provincia di Cremona, Agosto 2018.

 È così che da tempo l'impresa italiana sta dando un segnale debole: le imprese fondate annualmente da titolari stranieri superano quelle fondate da italiani. Non si tratta quindi di un'anomalia statistica che riguarda flussi occasionali, ma di una tendenza più lunga, che riguarda ormai il 10% delle imprese italiane: sui famosi sei milioni di italiane, più di seicentomila sono di stranieri e si fanno notare eccome tra capannoni vuoti e disoccupazione.

I CAMPI DA GIOCO
Commercio, edilizia e costruzioni, alimentari e tessile sono i settori tradizionalmente italiani, eppure è qui che gli "Stranieri S.r.l." portano in eredità un'aggiunta di competenze tipiche dei loro Paesi, apprendono professioni italiane, partoriscono nuove imprese proprio nel regno delle S.r.l. a conduzione familiare.

Nella bergamasca del tessile, nella Toscana dell'abbigliamento di qualità, nel Veneto degli schèi e nella Brianza dei Brambilla, integrano le proprie esperienze con ciò che chiede l'economia del territorio: braccia, idee, abilità manuali, artigianali, industriali o semplicemente tanto fatica.

E non è solo la provincia produttiva a farsi brodo di coltura per chi fonda imprese in Italia. I maggiori successi, e il maggior numero di nuove avventure economiche sono in città: a Milano – la sede storica del riscatto economico post bellico – gli imprenditori stranieri trovano clienti e spazi per il piccolo commercio.

IL FUTURO
Tutti hanno messo radici in Italia, ma tanti hanno il cuore altrove: con le rimesse dirette alimentano famiglie oltre confine con i propri risparmi, qualcuna li raggiunge in Italia e qualche altra ne aspetta il ritorno con il gruzzoletto per rifarsi una vita.

Il trend complessivo non è tipicamente italiano, infatti una ricerca della Harvard Business School ha notato che il quarto di imprese di immigrati sul totale di imprese americane è cresciuto ininterrottamente dal 1995.

Quindi cosa spinge i nuovi arrivati a calcare la strada dei piccoli imprenditori nostrani? C'è forse anche in loro l'ingrediente del riscatto dei nonni "che fecero l'impresa", quei parenti coi calli sulle mani che hanno alimentato sul tornio e sul telaio la voglia di rialzarsi di un'Italia mangiata dalla Guerra?

Nell'attesa di trovare risposte è bene che anche l'economia prenda le misure di un fenomeno sempre più consolidato e crescente, che forse potrebbe nascondere qualche risorsa per risolvere problemi di ben altri contesti.

 

 

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