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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La felicità del nudge

La felicità del nudge

Technology

La nuova architettura decisionale sembra imporci un’idea di benessere alla Black Mirror, dove l’ubiquità dei dati governa ogni cosa. Non è così se è ben progettata.

​​​​La foto di Lake Shore Drive, una delle strade più pericolose di Chicago, con una curva tristemente famosa per il numero di incidenti registrati. La municipalità ha deciso di intervenire con un tipico esempio di behavioural design: una serie di strisce bianche, cioè, poste a una distanza l'una dall'altra che si riduce gradualmente, e degli alberi piantati con lo stesso principio ai bordi della strada. Sono illusioni ottiche che, viste da chi guida, inducono naturalmente a frenare. Nei 6 mesi successivi dalla creazione della nuova segnaletica, rispetto agli stessi 6 mesi dell'anno precedente, il tasso di incidentalità si è ridotto di 36 punti percentuali.

Lake Shore Drive.jpg

Lake Shore Drive, una delle strade più pericolose di Chicago.​

Questo semplice intervento è un ottimo esempio di uno strumento e di una parola che sono diventati parecchio famosi a partire dall'ottobre 2017.
Questa parola è NUDGE.

Il dizionario inglese, alla voce to nudge, recita: «To seek the attention of by a push of the elbow. To prod gently. Urge into action». In Italiano suona così: «Cercare l'attenzione attraverso un colpetto sul gomito. Indurre gentilmente. Spingere all'azione».

Nudge è stato un best-seller del 2008, un libro scritto dai due scienziati sociali Cass Sunstein e Richard Thaler, il primo freschissimo vincitore del premio Holberg e il secondo premio Nobel per l'Economia 2017. Il sottotitolo di questo must read è decisamente ambizioso: "Migliorare le decisioni riguardo a salute, ricchezza e felicità".

Usando le parole degli stessi autori: «Un nudge è ogni aspetto di architettura della scelta che modifica il comportamento delle persone in modo prevedibile senza impedire loro alcuna opzione e senza modificare in modo significativo le loro conseguenze economiche. Per essere classificato come un nudge, dev'essere semplice poter scegliere un altro corso d'azione. I nudges non sono obblighi. Posizionare la frutta ad altezza occhi [per attirare l'attenzione e aumentare la probabilità che venga scelta] è un nudge. Vietare il junk food per legge non lo è».

Architettura della scelta è un'espressione molto efficace, a mio avviso. L'economia è scienza che si occupa del modo in cui le persone prendono le loro decisioni e operano delle scelte in condizioni incerte, il che significa sostanzialmente capire qual è l'incentivo giusto per modificare o favorire un certo comportamento. A volte (spesso e volentieri) è il denaro; altre volte è un obbligo, come nel caso dei vaccini del decreto Lorenzin. In altri casi ancora si ricorre o si tenta di ricorrere a meccanismi psicologici che fanno leva sui nostri limiti cognitivi e sulla nostra tendenza ad essere influenzati, più o meno consapevolmente, dagli elementi del contesto. Non c'è una ricetta buona per ogni stagione, è bene dirlo subito: di volta in volta il policy maker può adottare una o l'altra misura, o una combinazione delle stesse.​

Il nudge è un approccio che si ispira a una sorta di ecologia mentale


In un mondo di bit-frenesia, tempestato da una miriade di informazioni, il nostro cervello lavora alla ricerca di scorciatoie il che, spesso, si traduce in soluzioni tutt'altro che ottimali a problemi stringenti. Tutte le nostre decisioni sono influenzate, infatti, pesantemente dal contesto in cui le prendiamo.

Tra i meccanismi psicologici più potenti c'è l'opzione di default. Per darvi un esempio pratico, avete mai fatto caso alla macchina del caffè? Quando selezionate la vostra bevanda calda preferita, dovete fare una seconda scelta, spesso senza che ci pensiate più di tanto. Si tratta del livello di zucchero e, come avrete forse notato, esso è preselezionato dal gestore della macchina. Ora, voi potete chiaramente modificare la quantità di zucchero a vostro piacimento, ma ciò richiede un'attivazione. E non è un caso che molti esperimenti mostrino come, settando il livello di zucchero a 0, la quantità di zucchero consumata si riduca: le persone tendono a rimanere ancorate al contesto in cui fanno una scelta.

Una semplice decisione, inevitabilmente collegata a tutte le altre che seguono, può produrre perciò conseguenze significative in termini di benessere soggettivo e qualità della vita. E l'opzione di default, che abbiamo descritto nel caso banale della macchina del caffè, può essere determinante su decisioni anche più complesse, dalla nostra propensione al risparmio alla donazione degli organi.

C'è un uragano di elementi del contesto che agiscono simultaneamente mettendoci alle strette e sfidando le nostre abitudini: poiché, però, funzioniamo in modo da decidere velocemente e in modo spesso automatico, ecco che un buon architetto della scelta è colui o colei che riesce ad arredare le informazioni disponibili in modo confortevole e il più adatto possibile alle nostre decisioni. Il policy maker, come accennato all'inizio, possiede già una serie di strumenti con cui, di fatto, tenta di modificare i comportamenti individuali: si pensi alla tassazione sul consumo e, in particolare, alle accise sul tabacco. Oppure ancora agli obblighi con cui si vieta a una persona di consumare determinati beni.

L'economia tradizionale si basa su un'idea di incentivo monetario


Il sistema economico tradizionale si basa sull'incentivo monetario che è effettivamente un motore determinante delle nostre azioni, lo stipendio che ci induce a lavorare, per dire). L'economia comportamentale e il nudge, però, mostrano che, a volte, per pungolare il comportamento delle persone e indurle ad una scelta, è importante agire su altre leve. Il nudge è un tentativo di modificare il contesto delle nostre scelte, agendo sui limiti cognitivi del cervello. Sfruttando la nostra imperfezione, dunque, esso guida le azioni verso un corso ben preciso. 

È una spinta gentile, in ultima analisi. Ma nell'era di Black Mirror e dell'ubiquità dei dati, ciò significa controllo totale? È il Grande Fratello redivivo che ci impone un'idea di benessere e la strada per raggiungerlo? La domanda è di quelle potenti, ma il nudge, o meglio, il nudge ben progettato, non rappresenta niente di tutto ciò.

Perché un nudge sia davvero efficace, esso deve essere pensato in modo tale che una persona possa cambiare il corso delle sue azioni in qualunque momento e in modo semplice. Per questo motivo, la filosofia politica che lo ispira viene chiamata paternalismo libertario, con attenzione specifica all'aggettivo. A mettere al riparo il nudge da forme di controllo sociale è la scienza e, in particolare, l'uso di sperimentazioni scientifiche rigorose, condotte da unità di esperti per testare la validità di un'ipotesi. È l'approccio, ad esempio, seguito dal Behavioural Insights Team che opera ormai in tutto il mondo, e che disegna interventi di policy ispirati al nudge e verificati proprio attraverso esperimenti sul campo. Senza il supporto di un protocollo serio e di un approccio empirico rigoroso, il nudge rischia di essere una parola vuota, più un trending topic che una possibilità.

Esso, in modo meno roboante, forse, ma con una credibilità scientifica decisamente maggiore, costituisce un'opportunità nelle mani del policy maker che vuole promuovere determinati comportamenti, scoraggiarne altri e, in ultima analisi, provare a migliorare il mondo in cui viviamo.​

 

 

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